Rogue One – a Star Wars story (2016)

ySos4yFgbUt5V2UvRqdH6W.pngLa Disney, che da casa di produzione cinematografica si è trasformata in macchina per fare soldi dopo l’acquisto della Marvel e della Lucasfilm Ltd, lancia lo spin-off di Star Wars cronologicamente posizionato fra La vendetta dei Sith (2005) e Una nuova Speranza (1977). Scritto dai polivalenti Chris  Weitz e Tony Gilroy e diretto da Gareth Edwars (Godzilla), Rogue One non vuole presentarsi come un giocattolone chiassoso e divertente, ma come una vera missione disperata di un manipolo di eroi pronti a tutto pur di recuperare i dati rivelatori dell’unico punto debole della stazione spaziale killer dell’impero, la celeberrima Morte Nera. L’avventura passa attraverso gli occhi verdi della bella Felicity Jones, già apprezzata per l’interpretazione de La teoria del tutto (2014), affiancata dal messicano Diego Luna e con la partecipazione del Premio Oscar Forest Whitaker.

Lo scienziato Galan Erso (Mads Mikkelsen), dopo aver lasciato il suo lavoro nell’Impero si è ritirato con la famiglia su un altro pianeta, ma viene rintracciato dal Direttore Krennic (Ben Mendelsohn) per tornare a terminare il progetto della Morte Nera, nuova arma imperiale. Nel tentativo di far scappare la sua famiglia, la moglie rimane uccisa e lui è costretto ad obbedire a Krennic non prima di aver messo al sicuro la piccola Jyn che viene salvata dal ribelle Saw Gerrera. Passati 15 anni, Galan Erso invia tramite il pilota Bodhi Rook un videomessaggio per la figlia che rivela i punti deboli della Morte Nera. Dopo aver trovato gli uomini giusti, Jyn e l’enigmatico ufficiale Cassian Andor, senza l’approvazione dell’Alleanza ribelle, attraversano le barriere di difesa di una base dell’Impero che nasconde al suo interno i progetti lasciati da Galan Erso. Una volta recuperati dovranno essere spediti al più presto all’Alleanza, che nel frattempo si è mossa in soccorso della squadra, per distruggere in seguito la Morte Nera.

Ci sono numerose cose da dire sul primo spin-off cinematografico (nel 1984 e 1985 vennero creati per la tv due spin-off sugli Ewoks) dell’ormai leggendaria saga di Star Wars. Per gli appassionati ci sono molte chicche: un trionfale ritorno di Darth Vader sul grande schermo, rogue-2due cameo praticamente scontati e uno proprio no e inserimenti di personaggi che collegano il terzo e il quarto episodio.

I toni cupi e la mancanza di humor allontanano  il pubblico dei più piccoli e la scelta si rivela azzeccata. Non si ride molto vedendo Rogue One, si ritorna a sentire la presenza potente dell’Impero sull’intera Galassia lontana lontana sia per la presenza della Morte Nera ormai ultimata e già perfettamente operativa che per l’assunzione da Sith ad un Quasi Dio di Darth Vader (ancora magistralmente doppiato da Massimo Foschi e da James Earl Jones nell’originale). La serietà con cui si comporta questo spin-off è quasi irriverente verso la Disney e “diverte” per la sua drammaticità e riconsegna alla saga quell’autenticità che con la Trilogia Prequel si era praticamente perduta.

Tuttavia non tutto brilla in Rogue One: l’atteggiamento della protagonista femminile è talmente bellicoso e serio da far risultare Felicity Jones antipatica più di Diego Luna, debole spalla incastrata in una self-telenovela (che devo fare della mia vita?) il tutto sommato ad una sprecata partecipazione di Forest Whitaker nel ruolo del troppo ribelle Saw Gerrera. rogue-1Di tutto il cast della disperata spedizione ci si affeziona soltanto al robot K-2SO e al pilota sgangherato Bodhi Rook: in parole povere, se si è entrati in sala con un pò di sadismo se ne esce soddisfatti nel vedere questo martirio.

L’altro, e non piccolo, difetto di Rogue One è che se lo si vede o no passando direttamente a Episodio VIII (Natale 2017), non fa alcuna differenza: si sa come va a finire e non cambia il corso della storia originale. In generale contano più le trovate e i cameo della vicenda. Il buon lavoro di Michael Giacchino su cui pesa una responsabilità gigantesca non fa rimpiangere la prima assenza di John Williams alla colonna sonora e la poco soleggiata fotografia di Greig Fraser va a braccetto con i toni cupi: tecnicamente il film è ineccepibile ma non ci si riesce ad identificare in nessuno, una mancanza che pesa e che va in conflitto con i predecessori della saga prossima a festeggiare i suoi primi 40 anni.

★★★☆☆

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...