Doppia personalità (1992)

raising-cain5Quando, da ragazzino, vidi il trailer di questa rivisitazione di Psycho diretto da Brian De Palma, pensai che si trattasse del più terrificante e claustrofobico film di tutti i tempi….chiaramente gli occhi di un bambino di nove anni amplificano tutto e poi, comunque sia, si trattava sempre di un trailer. Ma Doppia personalità non si perde in un bicchier d’acqua, anzi…perché nella sua semplice complessità si dimostra un piccolo gioiellino. Il problema è che al termine della distribuzione nei vari cinema mondiali (fine 1992), il film ottenne una mediocre attenzione da parte delle testate e un mediocre successo di pubblico, anche se si ritagliò una parte di fan che lo hanno catalogato come uno dei migliori film di De Palma. John Lithgow, fra i miei attori di seconda fascia preferiti in assoluto, sfoggia tutta la sua bravura camaleontica per interpretare tre/quattro ruoli che lo rendono vero mattatore in questa storia che scorre tra il thriller e l’orrore, il tutto contornato da quell’alone di mistero che solo il vecchio Brian riesce a comunicare in quel suo modo ambiguo, velato e sfrontato allo stesso tempo. Nel cast anche la splendida Lolita Davidovich, qui in uno dei ruoli più importanti della sua carriera e Steven Bauer, già conosciuto per il ruolo di Manny Ribera in Scarface (sempre per la regia di Brian De Palma); piccola ma significativa parte anche per Frances Sternhagen.

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Lo stimato psicologo infantile Carter Nix (John Lithgow) si è permesso di prendersi un anno sabbatico per prendersi cura della sua piccola figlia. Jenny, la sua bella moglie (Lolita Davidovich) inizialmente contenta per le premure di suo marito nei confronti della piccola, inizia a sospettare dei suoi strani comportamenti paterni ossessivi e, a peggiorare la situazione ci si mette anche una vecchia conoscenza di Jenny, Jack (Steven Bauer) con il quale ha condiviso un periodo della sua vita prima di sposare Carter. Infatuatasi nuovamente dell’affascinante uomo, Jenny è terrorizzata da una reazione del marito, ma non può aspettarsi di certo che Carter stia dando retta ai consigli di suo fratello Cain, un folle omicida pronto a proseguire gli esperimenti di suo padre, un disturbato psichiatra…

raising-cain4Ci sono tre o quattro scene che meritano davvero, non perché valgono il biglietto o il dvd, ma perché sono cinema puro (fanno paura davvero). Brian De Palma, rispolverando i suoi migliori classici thriller come Vestito per uccidere (1981) e Omicidio a luci rosse (1984), mette davanti alla camera gli occhi folli di John Lithgow e lo sguardo terrorizzato della Davidovich, sottoponendoli ad un processo di patinatizzazione del miglior mix di thriller/mystery story come dovrebbe essere fatto sempre: in poche parole è un prodotto commerciale ma perfettamente confezionato, mai disordinato e mantiene sempre alti livelli di suspence. Non siamo davanti al capolavoro, è chiaro, ma alla fine ci sarà  un motivo per cui John Lithgow assieme a Frances Sternhagen (la Dott.ssa Lynn Waldheim) si è preso una nomination per i Saturn Awards e De Palma una nomination al Leone d’Oro di Venezia. Mancato il successo al botteghino, De Palma si rifece un anno dopo con Carlito’s Way, ritornando così a calcare il percorso dei suoi personaggi criminali, da sempre garanzia di pubblico e critica positiva.

★★★☆☆

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