Io e zio Buck (1989)

uncle_buckAnno 1989. John Hughes è reduce da svariati successi commerciali, i quali poi diventeranno veri e propri manifesti della cultura pop anni ’80 e, sebbene il regista stia già elaborando lo script di Mamma ho perso l’aereo (1990 – che non sarà diretto da lui ma dal suo pupillo Chris Columbus), ha appena terminato un’altra commedia dal sapore agro-dolce come Io e zio Buck. Studiato appositamente per dare spazio massimo al grande e compianto John Candy, che aveva stupito con la sua interpretazione in un altro meraviglioso spaccato americano di Hughes, Un biglietto in due (1987),  tutto il cast lavora per lui, lo zio Buck. Il film uscì nelle sale americane in agosto mentre in Italia uscì poco dopo le feste di Natale, ma l’anno dopo, visto che fu talmente grande il successo di Mamma ho perso l’aereo e del suo piccolo protagonista, essendo Culkin un personaggio del cast principale in questo film.

Buck Russell (John Candy), quarantenne squattrinato, senza un lavoro e con una relazione precaria, viene svegliato nel cuore della notte da suo fratello Bob, il quale gli chiede di badare ai suoi tre figli poiché suo suocero ha avuto un attacco di cuore. La moglie di Bob, Cindy, è seriamente preoccupata dalla personalità poco adulta del grosso uomo e crede che non sia capace di fare da balia ai ragazzi. Dei tre, la primogenita Tia (Jean Loiusa Kelly) è quella che meno lo sopporta, mentre i più piccoli Miles e Maizy si abituano ben presto allo zio pasticcione. Con il passare del tempo, però, anche Tia capisce che l’affetto e la simpatia dello zio è sincera davvero…

Sicuramente è un film che perde di qualità rispetto al monicelliano Un biglietto in due e, se anche quì c’è una sorta di amara verità dietro tutte le buffonate e le gag di Candy e compagnia bella, la frolla si rompe e il risultato finale non soddisfa di certo.unclebuck2 La cosa non dipende dalla presenza di Candy, che si ritaglia uno dei ruoli più importanti della sua carriera, ma dalla poca originalità complessiva e viene da dire che se Hughes doveva fare il suo passo in avanti per strutturare un film più maturo rispetto al già citato Un biglietto in due, ne fa uno indietro, forse anche due. La storia infatti ruota troppo attorno al grande uomo buono mentre il resto è solo un avanzo dei vari Breakfast Club o 16 candles, quindi se si ride a denti stretti lo si fa per scene già viste. Non si può quindi dire che è un vero peccato come occasione mancata, perchè probabilmente era un film che non andava girato. Al di là di ciò è una commedia dai toni leggeri e sentimentali perfetti per il classico film da divano/cazzeggio e parla dal cuore, come tutti i film di Hughes. Meravigliosa la track sui titoli di coda “Rhythm of life” di Hugh Harris.

★★☆☆☆

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