Spy game (2001)

spygameUn carcere cinese molto buio e sporco, un prigioniero incappucciato e destinato ad una brutta fine, forse c’è qualcuno che può farlo evadere ma anche quest’ultimo viene catturato e torturato. Con queste drammatiche scene inizia probabilmente uno dei più profondi film di spionaggio degli ultimi anni, con la regia di Tony Scott reduce dall’ottimo Nemico pubblico (1998) e prodotto dalla Beacon Pictures. La pellicola vede per la prima volta insieme un mostro sacro come Robert Redford accanto ad un ancora giovane Brad Pitt, affiancati dalla britannica Catherine McCormack e le spalle Larry Bryggman e Stephen Dillane. La produzione capeggiata da Douglas Wick e Marc Abraham spese la bellezza di 115 milioni di dollari per un incasso di poco superiore ai 150 milioni, con un buon giudizio da parte della critica (sempre troppo severa con i film di Tony Scott, assai meno con il fratello Ridley). Spy game ha ottenuto soltanto una nomination alla miglior colonna sonora dei Satellite Awards.

1991: l’agente della CIA Tom Bishop (Brad Pitt) sta tentando di far evadere da un carcere cinese un prigioniero, ma ad un passo dall’esserci riuscito viene scoperto e catturato anche lui. spygame2Tramite una fitta rete di telefonate, la notizia della cattura di Bishop arriva al suo mentore Nathan Muir (Robert Redford), il quale sta per iniziare il suo ultimo giorno nell’Intelligence prima del suo pensionamento. Muir comunica la notizia al suo capo Troy Folger (Larry Bryggman) che crea immediatamente un’unità di crisi per tentare un disperato salvataggio del prigioniero americano: il governo cinese ha infatti intenzione di uccidere Bishop in 24 ore. Per evitare un guaio internazionale e non compromettere un importante accordo commerciale con la Cina, i capi dell’Agenzia non dicono tutta la verità a Muir che intanto sta ricostruendo il profilo del prigioniero che ha addestrato negli anni addietro.

Dotato di una forte, seppur complessa, sceneggiatura, Spy Game è un roccioso film di spionaggio come non se ne vedevano da tempo, grazie anche all’interpretazione di Robert Redford spygame4che ricalca in parte il suo Joseph Turner de I tre giorni del Condor (1975) e ad una splendida sintonia attoriale con l’impavido Bishop, quasi giocando ad un passaggio di consegne. Empatica e trascinante la colonna sonora di Harry Gregson Williams che dorme fino al suo drammatico finale in cui fa esplodere tutta la sua essenza, incastrata fra la cruda fotografia di Daniel Mindel e l’occhio di Scott. Un lavoro esemplare che però non può sottrarsi da alcuni momenti di inevitabile noia (la parte di Berlino) ed a una scelta risolutiva del problema apparentemente troppo macchinosa e dispersiva. Al di là di ciò, un anomalo caso di “non vince ma convince”.

★★★✬☆

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