American beauty (1999)

american beautyScritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes, American beauty è probabilmente il manifesto più elegante del cinema statunitense degli anni novanta. Il film di Mendes vanta numerosi premi tra cui cinque premi Oscar (tra cui miglior film e miglior attore protagonista), tre Golden Globe e sei Bafta. Ancora oggi, nel rivederlo, non sembra invecchiato di un giorno ed è ancora terribilmente fresco in termini di argomenti trattati e caratterizzazioni grottesche dei personaggi tra cui spiccano inevitabilmente Kevin Spacey, Annette Bening e Chris Cooper. La critica ha sempre accolto positivamente il film, un lungometraggio che riflette con malsana schiettezza la ridicolaggine di alcuni stereotipi della famiglia media americana, il concetto di bellezza, la difficile tematica dell’omosessualità repressa e il riscatto personale. Tutti questi temi sono stati inseriti in una storia di fatto semplice, ma comunque emotivamente molto elevata. Il film uscì nei cinema l’8 settembre 1999, incassando a livello mondiale 350 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 15 milioni. Steven Spielberg, fondatore della Dreamworks Pictures, la quale distribuisce il film, ha sempre creduto nel progetto di Alan Ball e Sam Mendes.

Lester Burnham è un quarantaduenne legato ad una quotidianità che lo affligge: è sposato con Carolyn ma il loro matrimonio è in piena crisi da tempo, ha una figlia la quale è insoddisfatta e non ha rapporti con i genitori. american beauty3Anche Carolyn non vive bene la sua vita, è un agente immobiliare appassionata di fiori, ma non vende nulla da tempo. I nuovi vicini di casa dei Burnham sono i Fitts, capeggiati dall’autoriario Frank, un colonnello dei Marines in pensione, la depressa moglie Barbara e il loro figlio Ricky, uno che fa finta di essere un bravo ragazzo ma che in realtà un pusher di marijuana. Durante un’esibizione di cheerleaders di sua figlia, Lester nota un’amica della figlia, Angela, la quale con i suoi sguardi conturbanti risveglia in Lester l’uomo che si era addormentato da tempo. Grazie a questo incontro, Lester inizia un processo di rivitalizzazione della propria esistenza e riprendendosi alcune libertà che aveva ormai perso a causa di una moglie autoritaria e una vita grigia. Il cambiamento radicale dell’uomo avrà ripercssioni anche sulla vita dei suoi familiari e dei vicini.

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La bellezza di questo agrodolce film dell’esordiente Sam Mendes (un regista che non ha mai lavorato troppo e male) è la sua spontaneità, pur se esplicitamente grottesco per evitare paragoni con lenti polpettoni francesi. La recitazione di personaggi è volutamente colorata da buffi atteggiamenti in modo da evitare una realtà fin troppo drammatica sin dall’inizio. american beauty4Lo straordinario fascino visivo si sposa con tutto il lavoro fatto dal cast tecnico, a partire dalle oniriche note della colonna sonora di Thomas Newman, la calda fotografia di Conrad L. Hall, la scenografia di Naomi Shohan che si rifà in parte alla tonalità usate in Velluto blu di Lynch, un altro pezzo di cinema che disintegrava il sogno americano. In fin dei conti è di questo che si parla, ciò che colpisce di più è la lontananza dal sogno americano ormai perduto e dalla possibilità di trasformare la propria esistenza dai cocci rotti di quella che si è vissuta fino a quel momento, che si rida o si pianga. Crudele eppure fiabesco allo stesso tempo, American beauty ha stabilito nuove regole nel cinema moderno, dove la caratterizzazione del personaggio risulta più interessante della trama stessa, una scelta che sarà ripresa in numerosissimi altri titoli e di generi diversi. Solo per questo motivo è un grandissimo film.

★★★★✬

 

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