Il ritorno a Twin Peaks non è quello che sembra

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VISTI I PRIMI DUE EPISODI DELLA TERZA STAGIONE: NELLA LETTURA ALCUNI SPOILER. Attendere per 14 anni, per uno come me, il proseguimento di una serie come Twin Peaks è stato certamente il risultato di un grande sforzo mentale, ci sono persone più grandi di me che questo sforzo lo hanno fatto per 25 anni. Lynch è tornato, con il suo mondo più straordinario dopo un silenzio durato circa dieci anni e probabilmente per porre fine ad una carriera memorabile fatta di dipinti in movimento. Lynch assieme a Mark Frost torna tra le tende rosse della Loggia nera per riprendere un viaggio che proprio in quei corridoi mistici si era bruscamente interrotto. Il mio terrore negli ultimi giorni era quello di assistere all’ennesima squallida “operazione nostalgia” per dover poi maledire anche le prime due stagioni, ma Lynch e Frost hanno zittito tutti quanti i gufi (hahaha) con qualcosa di completamente imprevisto, liberamente scollegato e fuori controllo. La terza stagione si apre per un attimo su Twin Peaks per poi spiazzare i fan con tre nuovi mondi solo apparentemente non collegati. Da un universitario seduto su un divanetto in un magazzino di New York preso ad osservare un cubo di vetro, un duplice efferato omicidio in South Dakota dove viene incolpato un preside innocente (?), passando per Las Vegas negli uffici di un potente dei casinò poi tornare a Twin Peaks. Nella prima ora, criptica al livello di Mulholland Drive, seguiamo i due Cooper, il doppleganger con capelli lungi e sporchi (tanto squallido quanto feroce) che commette delitti e libero di circolare nel mondo e la sua controparte bloccata ancora nella Loggia nera. Si rivedono alcuni volti della serie storica, Lucy e Andy, il vice-sceriffo Hawk, la signora Ceppo (un’ultima interpretazione commovente di Catherine Coulson) il dottor Jacoby, il gigante e Mike, Ben e Jerry Horne, Shelley e Jamse Hurley, Leland e soprattutto Laura Palmer non si permette a nessuno di fare una battuta sui tempi andati, solo una torcia che funziona male se proprio vogliamo fare i pignoli.

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Tutta la cura tecnica del montaggio di Dwayne Dunham, la capacità della non invadenza delle note di Badalamenti, l’eliminazione quasi totale dei colori caldi sono le armi con cui ci si sbarazza delle atmosfere boscose e provinciali di un luogo di cui siamo affezionati tanto (ma che è lì ed esiste ancora) e rilancia aprendo altre storie e creando nuove domande. C’è sangue, c’è humor, c’è paura, si percepisce molto che le cose si sono evolute e che il regista ha portato in vita nuovi incubi, mostrando di che pasta è fatto.

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Lynch e Frost riportano dunque gli spettatori ad assistere a un nuovo cambio di rotta per tutto il panorama televisivo, esattamente come 25 anni fa (ora sono cavoli per i vari revival, remake e seguiti che verranno per altri film o serie) e, liberi di sperimentare tutto il loro potenziale, risvegliano una creatura che dormiva da un quarto di secolo e portano all’estremo tutto. Pura eroina. Restano ora altri sedici episodi e sembra che questo universo sia destinato ad una imprevedibile evoluzione. È perfetto, ed è solo l’inizio. Twin Peaks è tornato ed è in forma smagliante.

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