Twin Peaks 3 – recensione settimo episodio

twin-peaks-1È uno stralunato dedalo quello messo su da Lynch e Frost per questa terza straordinaria stagione di Twin Peaks. Si ha l’idea di prendere coraggiosamente una strada per poi perdersi di nuovo di fronte un nuovo bivio. Ci si sente perduti in un limbo come quello di Rancho Rosa, che oltre ad essere un divertente modo di far apparire la casa di produzione come un luogo esistente, può essere anche letto come una metaforica zona intermedia che separa fra le incomprensibili cose all’interno della Loggia nera e i grigi boschi di Twin Peaks dai quali Cooper sembra ancora molto lontano, ma nemmeno così troppo. Il settimo episodio (o come si dovrebbe dire, la settima parte) è una manna dal cielo: oltre ad accelerare un pò i tempi rispetto ai precedenti sei, appare essere il più twinpeaksiano di tutti, visto che sempre di più la cittadina di 51.201 abitanti, lentamente diventa il teatro principale degli eventi, tranquillizzando tutti coloro che si sentivano troppo spaesati per i continui cambi di ambientazione (la scelta di Lynch e Frost, nel destrutturare tutto l’universo precedentemente conosciuto e farlo ripartire da diversi luoghi, l’uno completamente scisso dall’altro, per poi ricostruire il tutto e riportarlo all’origine, si è rivelata un’opera titanica ma gestita con una maestria unica). Episode 7_2Mentre Gordon Cole e Albert Rosenfield riescono a convincere Diane (Laura Dern) a determinare se quello che si trova imprigionato in un carcere del South Dakota è Dale Cooper, il quale oltre ad essere stato il suo capo sembra anche stato qualcos’altro, lo sceriffo Frank Truman con l’aiuto di Hawk cercano di tradurre le tre pagine (su quattro) strappate dal diario di Laura Palmer, pagine che lo sceriffo indiano ha ritrovato, grazie alle parole profetiche della signora ceppo, nella toilette del dipartimento di polizia incastrate dentro una porta di un bagno. Da quanto scritto su questi pezzi di carta strappati da Leland Palmer nella notte dell’omicidio di sua figlia, Hawk e Frank capiscono che se “il buon Dale è rimasto nella Loggia e non può uscire”, allora chi è il Dale che è stato soccorso da Doc e Harry? Frank, deciso a chiarire questi fatti, chiama prima Harry al telefono ma a quanto sembra il fratello dello sceriffo sta attraversando un momento difficile con la sua malattia, poi chiama via Skype (!) il vecchio Dottor Hayward (un sempre allegro Warren Frost al quale è stata dedicata anche la puntata), il quale gli dice che quel giorno, Episode 7_1dopo aver riposato a lungo, Cooper aveva un volto strano e che se ne andò via piuttosto silenzioso dopo essere passato a salutare Audrey all’ospedale: quì veniamo a conoscenza che Audrey era in coma dopo l’esplosione alla banca al termine della seconda stagione, ma cosa le avrà fatto quell’oscuro Cooper di cui lei era cosi tanto attratta? Nel frattempo, i militari che sono alla ricerca dello scomparso Maggiore Briggs, scoprono che il cadavere decapitato trovato in un’appartamento del South Dakota, appartenga proprio al Maggiore, anche perchè le impronte digitali corrispondono. I misteri da risolvere ora sono due: come può il cadavere appartenere ad un uomo di 50 anni circa se il Maggiore Briggs ne avrebbe dovuti avere più o meno 70? E chi è la figura misteriosa che si aggira nei corridoi dell’obitorio? (e la stessa che alloggiava in una cella accanto all’allora accusato preside e che poi svanisce nel nulla ?). Intanto al Great Northern Hotel, mentre Ben Horne e la sua segretaria Beverly cercano di capire da dove provenga il dolce suono che entrambi riescono a sentire (Josie? Audrey?), arriva la chiave spedita dalla prostituta Jade e che Ben Horne riconosce subito (la chiave della stanza dove alloggiava Cooper durante il periodo delle indagini su Laura Palmer). E mentre alla Roadhouse Lynch ci fa vedere come si pulisce con la scopa un pavimento ricoperto di cicche di sigarette e quant’altro e ci presenta il nuovo fratello (?) Renault che gestisce ancora sia il locale che il traffico di prostituzione della zona, Diane intuisce che quello che si trova nel carcere del South Dakota non è quel Dale Cooper che conosceva tanto bene (Chi sei tu?). Piano piano i pezzi del puzzle iniziano ad incastrarsi e il disegno generale comincia ad assumere un’identità. Episode 7_3Mancano ancora undici parti al termine di questo viaggio straordinario ma la linea narrativa, solo ora inizia ad assumere una forma. Se il Dark Cooper, dopo aver ricattato il direttore del carcere con la storia di Mr.Strawberry riesce ad uscire e fuggire con il malvivente Raymond, Dougie Cooper, con un istinto ancestrale perde per un attimo il suo stato catatonico e ferma il sicario Ike “The Spike” fuori dalla sua agenzia di assicurazioni con una sveltezza di un cobra: il nano assassino si fa spazio improvvisamente fra la folla con una pistola, Cooper accompagnato dalla moglie non esita un istante a fermare il suo attentatore con due colpi alla gola mentre gli schiaccia la mano sulla pistola (su suggerimento dell’evoluzione del braccio) e costringendolo alla fuga. L’agente dell’FBI, tornato in stato catatonico, ci ha fatto capire che per risvegliarsi dal torpore, serviranno eventi ben precisi e che, forse non manca molto all’effettivo ritorno. A differenza di quasi tutti gli episodi precedenti, questo si chiude al Double R dove qualcuno molto affannato, entra chiedendo se qualcuno ha visto un certo Bing (probabilmente Bing non è nessuno in particolare): dopo un momento di interdizione, Norma, Shelley e i commensali ricominciano il tram-tram quotidiano. David Patrick Kelly in a still from Twin Peaks. Photo: Suzanne Tenner/SHOWTIMETwin Peaks 3, si sta dimostrando un complesso lavoro visivo per i fan, lento e a tratti noioso, ma dotato di un fascino troppo potente perchè possa apparire come un’operazione commerciale. Soppiantata in modo quasi definitivo la possibilità di una vergognosa operazione nostalgia (in quest’ultima parte ci sono moltissimi rimandi alla prima stagione ma fanno solo che bene alla totalità del plot), ci attende ora un cammino tortuoso verso uno scontro tra il bene e il male, nella speranza che il buon Cooper possa finalmente riabbracciare i suoi amici di Twin Peaks e che tutto possa andare per il meglio. Non sappiamo quanto esteso e dispersivo sia questo dedalo messo in piedi da quelle menti folli di Frost e Lynch, sicuramente siamo felici di esserci persi di nuovo all’interno di esso e di non capire dove ci si trovi, proprio come Jerry Horne, rimasto senza macchina e completamente fatto d’erba (forse).

Curiosità: l’appuntamento che lo sceriffo Andy Brennan ha dato al tale scapestrato per le indagini sulla morte del bimbo investito dal crudele Richard Horne era alle 4.30 (i numeri dati dal Gigante nei primi minuti del primo episodio).

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