Highlander – L’ultimo immortale (1986)

HighlanderAlla voce “imperdibili”, di una qualsiasi videoteca contenente pellicole nostalgiche, non può, non deve mancare Highlander – l’ultimo immortale, film diretto dall’australiano Russell Mulcahy. Questo film, prodotto interamente nel 1985 e distribuito nelle sale solo nel marzo dell’anno dopo, è uno dei più importanti manifesti del genere fantastico degli anni ’80, sicuramente a pari merito con film tipo Ritorno al Futuro, I predatori dell’arca perduta, Alien,ecc… Nel cast troviamo un giovane Christopher Lambert, qui nel ruolo che lo consacrerà ad Hollywood almeno per altri otto anni, la bella Roxanne Hart, il villain Clancy Brown e il veterano Sean Connery, qui in una delle sue più grandi interpretazioni. Sembra incredibile, ma inizialmente, questo classico degli anni ’80 non fu un successone al botteghino, riuscendo ad incassare leggermente di più del budget stanziato. Furono il mercato europeo e l’home video a ricompensare gli sforzi della produzione, dando l’opportunità a Lambert di diventare sex-symbol e a Sean Connery una seconda giovinezza. Highlander ebbe anche dei seguiti: il primo, Highlander II – il ritorno (1991) fu un disastro di pubblico e critica; Highlander 3 (1995) seppur seguendo le orme del primo film non riuscì a soddisfare a pieno le aspettative; Higlander Endgame (2000), un crossover fra la saga cinematografica e la serie TV godeva di un’ottima idea mal sfruttata perchè troopo “stanco”; Highlander: the source (2007) fu un pessimo ed ultimo tentativo di rinverdire la saga. Ad oggi, la saga di Highlander è la prova quasi inconfutabile della regola che “il primo film è sempre il migliore degli altri”.

New York, presente. Due uomini si affrontano in un duello all’arma bianca nel parcheggio sotterraneo del Madison Square Garden; uno dei due uccide l’altro decapitandolo con una katana giapponese. Highlander_3Subito dopo, il sopravvissuto viene investito e penetrato da lampi di energia. Mentre cerca di allontanarsi, viene fermato dalla polizia.
Scozia, anno 1536. Conner MacLeod, il giovane uomo protagonista del combattimento al Madison Square Garden, guerriero nato nella regione delle Highlands nel 1518, viene gravemente ferito in battaglia da un oscuro cavaliere straniero alleato del clano (clan) rivale dei Fraser, che cerca di decapitarlo; Conner viene però portato in salvo dai suoi parenti. La ferita risulta molto grave e tutti pensano che morirà; il giovane, tuttavia, nello sconcerto generale guarisce in una sola notte, venendo così accusato di avere stretto un patto col diavolo e rischiando di essere arso sul rogo; grazie al suo migliore amico e mentore Angus MacLeod (come un padre per lui), viene solamente bandito dal villaggio.
Nel presente, MacLeod viene sospettato dell’omicidio avvenuto nel parcheggio, oltre che di altri delitti avvenuti con le stesse modalità, ma non viene arrestato per mancanza di prove; Brenda, un’agente della scientifica, segue il caso insospettita e assieme affascinata dalla misteriosa personalità di MacLeod.
Scozia, nel passato. Cinque anni dopo la sua cacciata dal villaggio, Conner vive in un’altra località della Scozia con la moglie Heather. Un giorno viene avvicinato da uno strano personaggio, Juan Sánchez Villa-Lobos Ramírez, un maestro d’armi egiziano che si incarica di metterlo in guardia sul pericolo rappresentato dal cavaliere nero che lo aveva ferito anni addietro e gli svela chi veramente egli sia: Highlander_5un immortale, esattamente come lui: gli immortali hanno particolari doti, che vanno scoperte e affinate, ma non possono avere figli né essere uccisi, se non tramite decapitazione.
Ramirez addestra MacLeod all’uso delle armi e gli rivela la profezia secondo la quale Il giorno dell’Adunanza tutti gli immortali rimasti vivi “proveranno un’attrazione irresistibile per una terra lontana” dove si scontreranno per ottenere una ricompensa; la profezia dice che alla fine “ne rimarrà soltanto uno”, ma perché ciò avvenga è necessario sconfiggere il crudele Kurgan, il cavaliere nero, che rappresenta il lato oscuro degli immortali, dato che la sua vittoria condurrebbe l’umanità a un futuro buio…

Il motivo per cui ancora oggi, Highlander possa essere considerato un classico del genere fantastico, è la sua innata potenza visiva e musicale (non mi soffermerò a fare ginocchioni alle tracce dei Queen). Sebbene gli effetti speciali non siano trascendentali, anche per la datazione del film, le immagini studiate da Mulcahy sono delle perle di tecnica e sono d’impatto per lo spettatore. In pratica il film si può dividere in due, uno è quello ambientato nelle Highlands scozzesi, paesaggi dimenticati che si avvicinano all’anima, l’altro il mondo moderno, neon e strade asfaltate, dove passato e futuro si scontrano per il duello tra il bene e il male che decreterà il vincitore in un’apoteosi di acciaio, scintille e vetro. Highlander_2Mulcahy sfoggia tutta la sua maestria con dolly, carrellate, panoramiche e risalta il volto sporco ma virile di Lambert che armato di guanti, soprabito machiato, sneakers (Diadora) e spada combatte il suo nemico giurato in uno scontro epico che, almeno fino a quel momento, nella storia cinematografica, batteva di gran lunga anche quello fra Skywalker e Darth Vader nell’indimenticabile L’impero colpisce ancora. A metà visione ecco entrare in scena Sean Connery, molto più bello di quando aveva 35 anni nei suoi datati 007 e Lambert sembra, almeno per una mezz’ora, un pivello che gli spiccia casa. Egregiamente doppiato da Sua Maestà Pino Locchi, Connery compie un autentico sforzo artistico compiacendo tutti, anche il suo carnefice Kurgan, interpretato da Clancy Brown, in pratica una via di mezzo fra Terminator e il mostro di Frankenstein. Va bene parliamo pure dei Queen (ma poco eh): il meglio del meglio è rappresentato dai titoli di testa con la voce di Locchi-Connery che da il go ad una strpitosa version two di “Princess of the Universe”, Highlander_4“Who wants to live forever” adattata per il film è un momento da pelle d’oca per le femmine che si lanciano in pianti disumani quando il tempo farà capire l’importanza della morte ad un immortale come McLeod, “Gimme the prize” annuncia lo scontro finale in modo davvero strepitoso e infine “A kind of magic” anche qui versione no.2 (e assai migliore di quella dell’album) sui titoli di coda, dopo che McLeod ne cita il ritornello in una scena ambientata nella seconda guerra mondale. Un plauso, a mio parere va però alla straordinaria colonna sonora diretta da Michael Kamen: nella traccia “Training Montage” c’è tutta l’essenza della sua classe.
Ne passerà ti acqua sotto i ponti prima che un altro film di “spade” possa toccare un livello così alto…
Curiosità: ma nessuno ha mai pensato che l’attore Thomas Jane (la copia spiccicata di Lambert) avrebbe potuto sostituire in qualsiasi momento l’attore francese per un remake decente?

★★★★☆

 

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