Salvate il soldato Ryan (1998)

Salvate il soldato RyanIl secondo premio Oscar alla regia per Steven Spielberg porta il nome di un film che rimarrà certamente impresso nella storia del cinema, ma con grande probabilità, segna un cambiamento radicale nella cinematografia classica del regista, sia per noi nostalgici che in termini di tecnica di ripresa ed altro ancora. Salvate il soldato Ryan è un film che, infatti, sta soltanto ora diventando un classico, ma sfoggia ancora (e bene) le sue caratteristiche di film del nuovo millennio, in cui il digitale è alla portata di tutti. Nel cast tecnico troviamo quasi tutta la squadra storica di Spielberg, con qualche subentro e qualche uscita: Kaminski alla fotografia, Kahn al montaggio e Williams alle musiche ci sono e si vedono. Nel cast artistico troviamo il già due volte Premio Oscar Tom Hanks, qui alla prima esperienza con Spielberg prima di altri successi come The Terminal (2004), Prova a Prendermi (2002) e Il ponte delle spie (2015); gli attori in seconda linea tanti e buoni come Edward Burns, Matt Damon, Tom Sizemore e Jeremy Davies; gli attori di contorno sono invece vecchie glorie (Dennis Farina e Harrison Young) o future star di Hollywood tra cui Vin Diesel, Giovanni Ribisi, Adam Goldberg. Il film ottenne 5 premi Oscar con 11 nomination, 2 Goldn Globe (tra cui miglior film) su 5 nomination e numerosi altri premi. Al botteghino fu un successo a livello mondiale, con entrate da capogiro (circa 500 milioni di dollari a fronte di una spesa di circa 70 milioni). Uscì nei cinema nel luglio del 1998.

Un uomo in età avanzata giunge davanti a una lapide del cimitero americano in Normandia e di fronte ad essa ha un flashback che lo riporta a più di cinquant’anni prima, al 6 giugno 1944, il giorno dello sbarco in Normandia.
Durante l’invasione della Francia, John Miller, capitano della Compagnia Charlie del 2º Battaglione Rangers, sbarca in Normandia con i suoi uomini, ritrovandosi nel caos della battaglia dalla quale i fanti americani vengono mano mano decimati dal fuoco delle mitragliatrici e dell’artiglieria dei tedeschi. Il capitano, sopravvissuto allo sbarco iniziale, assembla un gruppo di Rangers per penetrare nelle difese del nemico, che verranno alla fine conquistate dopo uno strenuo combattimento
Salvate il soldato Ryan_2Il giorno seguente, a Washington D.C., il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale George C. Marshall, apprende la notizia della morte di tre dei quattro fratelli della famiglia Ryan e che il quarto e ultimo fratello, il paracadutista James Francis Ryan, si è lanciato con la sua unità in Normandia. Il generale decide quindi di organizzare una operazione di salvataggio per riportare il soldato a casa. La missione viene affidata proprio al capitano Miller, al comando di una squadra di sette soldati: essa è composta da lui stesso, il sergente Michael Horvath, l’interprete tecnico di quinto grado Timothy Upham, i soldati scelti Richard Reiben e Adrian Caparzo, l’infermiere Irwin Wade e i soldati semplici Stanley Mellish e Daniel Jackson.
La squadra di Miller avanza in solitudine nell’entroterra giungendo nel borgo di Neuville diviso tra paracadutisti americani della 101ª Divisione Aviotrasportata e soldati nazisti. Attraversando il centro devastato, gli otto uomini raggiungono un palazzo diroccato dove incontrano una famiglia francese che involontariamente espone i soldati ad un cecchino tedesco che colpisce a morte il soldato Caparzo, fortunatamente il soldato Jackson con la sua grande abilità da cecchino riesce ad appostarsi, stanare il nascondiglio del cecchino nemico e ad ucciderlo con un letale colpo alla testa. Miller s’affretta quindi a cercare il capitano Hamill per chiedergli se James Ryan è tra i suoi uomini. Viene quindi condotto di fronte a Miller il soldato James Ryan che tuttavia non è l’uomo che stanno cercando e tutto ciò che gli viene detto e che lo ha fatto fortemente demoralizzare si rivela essere un grosso malinteso. Il giorno seguente il plotone giunge in un improvvisato ospedale da campo, vicino al relitto di un aliante da trasporto, dove viene loro riferito da un soldato che Ryan si trova in una cittadina di nome Ramelle.
Salvate il soldato Ryan_5Avanzando in direzione di Ramelle, la squadra giunge nei pressi di una centrale radar danneggiata, presidiata dai nazisti. Miller decide di attaccare nonostante le proteste dei suoi uomini. Durante il combattimento, Wade, l’infermiere, viene ferito al busto e alla colonna vertebrale e morirà lentamente sotto gli occhi dei compagni. Alla fine dello scontro è fatto prigioniero un soldato tedesco che gli americani, con l’eccezione del giovane interprete Timothy Upham, vorrebbero uccidere ma che il capitano Miller decide, nell’impossibilità di consegnarlo, di lasciare libero. Nel corso di una lunga marcia attraverso le campagne, la squadra incrocia un veicolo tedesco che viene però distrutto in un’imboscata da una squadra di paracadutisti. Tra i membri della pattuglia c’è anche James Francis Ryan.
La squadra di Miller viene condotta nel centro devastato del paese, controllato dai paracadutisti. Solo a questo punto Miller spiega il vero motivo della loro missione, informando Ryan della morte di tutti i suoi fratelli e dell’ordine di rimpatrio. Ryan si rifiuta, non volendo abbandonare la sua compagnia impegnata nella difesa del ponte cittadino. Dopo il rifiuto, Miller prende il comando della compagnia e organizza una strategia difensiva: mantenere il controllo del ponte di Ramelle fino all’ultimo e solo se necessario farlo esplodere per non farlo cadere nelle mani del nemico.
Vengono quindi racimolate armi, munizioni ed esplosivi per opporsi all’imminente attacco tedesco e poco dopo inizia la battaglia.Salvate il soldato Ryan_3

La grande impresa di Spielberg non è stata quella di tirare fuori un grande film a stelle e strisce, ma in grado di urlare a squarciagola il proprio odio verso le atrocità della guerra e della solidarietà per tutti i popoli. Ovviamente gli applausi se li meritano i primi venti minuti dello sbarco in Normandia, una sequenza di una violenza reale e non volutamente esagerata, e quindi anche più spaventosa: lo sguardo del Cap.Miller sbigottito di fronte alla crudeltà dei suoi stessi commilitoni nei confronti di alcuni soldati tedeschi disarmati parla chiaro. Il lato più suggestivo (e inaspettato) del film di Spielberg è, difatti, la capacità di mettere tutti sullo stesso piano schiacciati dal fardello della guerra stessa, dove gli americani non sono i soli eroi e i buoni, dove la bandiera della Francia, a Omaha, è posta allo stesso livello di quella statunitense e ne va dato atto. Il rumore assordante delle bombe e degli spari fanno accucciare lo spettatore e lo preparano alla drammatica tangente che segnerà il destino dei soldati protagonisti. Il rapporto tra il veterano Hanks e il novello Damon è voluto, si certo, ma nemmeno così tanto da distrarci da tutto il contorno. Lavoro eccellente di Kaminski e Williams nelle scene d’apertura e chiusura della pellicola, per enfatizzare tutto ciò che è stato fatto da uomini che avevano tutto da perdere a cambiare il destino del mondo in una delle pagine più drammatiche dell’umanità.

★★★★☆

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