Vampires (1998)

VampiresWestern, horror, azione e romanticismo tutto inglobato in 102 di intrattenimento firmato John Carpenter, che dopo il successo di quel capolavoro de Il seme della follia (1994), torna dietro la macchina da presa per dirigere un improbabile James Woods ed un ottimo cast composto da Daniel Baldwin, Sheryl Lee, Thomas Ian Griffith, Tim Guinee e il veterano Maximilian Schell. Con questo road movie, Carpenter torna per certi versi allo stile anni ’80, dove la violenza si sposa a braccetto con qualche risata scarica tensione. Vampires uscì nelle sale americane nel’ormai lontano Halloween 1998 e non ottenne un grande successo: tuttavia, il film ebbe due seguiti di cui il primo, Il cacciatore delle tenebre (2002) diretto da Tommy Lee Wallace, aveva Jon Bon Jovi come protagonista, mentre il secondo Vampires 3 (2005) ha una storia a se (e francamente è una merda colossale, ndr.).

Jack Crow (James Woods) e il suo gruppo sono cacciatori di vampiri del Nuovo Messico. Dopo una delle tante cacce ai mostri, il gruppo sta festeggiando in un motel bevendo e divertendosi con alcune prostitute, quando vengono improvvisamente attaccati da Valek (Thomas Ian Griffith), il signore dei vampiri uccisi quel giorno. Jack e il suo amico Montoya (Daniel Baldwin) sono gli unici che riescono a fuggire, portandosi dietro Katrina (Sheryl Lee), una delle prostitute. I due si rendono subito conto che la donna è stata morsa dal vampiro, ma intendono sfruttare il contatto telepatico che stabilirà con Valek per seguire le sue mosse. Vampires_3Arrivati ad una stazione di servizio i due rubano un’auto e mentre Jack torna al motel per bruciare i corpi dei compagni, Montoya e Katrina si rifugiano in un albergo. Jack si reca poi dal cardinale Alba da cui prende ordini, riferendo preoccupato che il vampiro conosceva il suo nome; egli scopre che Valek è il primo vampiro e intende compiere un rituale per potere sopravvivere anche sotto la luce del sole. Il cardinale Alba affida padre Guiteau a Jack come nuova guida spirituale e i due tornano da Montoya. Quest’ultimo, intanto, per una distrazione viene morso da Katrina, ma non rivela la cosa all’amico. I quattro si mettono alla ricerca di una particolare croce che serve per il rituale, ma Valek aiutato da altri sette signori dei vampiri l’ha già recuperata. Il gruppo rintraccia i vampiri in un villaggio da loro sterminato e approfitta del giorno per cercare di eliminarli un po’ alla volta, ma la notte cala prima che vi riescano. Mentre gli altri fuggono, Jack viene catturato dai vampiri e scopre che il cardinale Alba si è alleato con Valek perché desidera la vita eterna…

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Non lo si fa per sminuire gli altri registi del genere, ma quando a dirigere c’è un maestro come Carpenter si ha la quasi certezza di vedere un film di alta qualità e di puro godimento. Anche in questo caso, infatti, seppur ci siano le intenzioni di mettersi ogni tanto in scia del genere pulp e di essere spettatori di uno spettacolo di apparente serie B, non si discute sulle doti tecniche del regista di New York, tanto legato al western e ai mondi inesplorati che si miscelano con i luoghi tradizionali del cinema del dopoguerra. Praterie sconfinate e strade dritte che superano l’orizzonte quando sta per calare il sole (e quindi l’incombere del pericolo) sono il set di questa missione disperata, in cui si trovano a combattere da soli un Woods in versione dark metal, un Daniel Baldwin già con il destino segnato e la quasi vampira Sheryl Lee. Sull’altra sponda troviamo uno dei cattivi hollywoodiani per eccellenza, quale Thomas Ian Griffith e il grande Maximilian Schell, quì gia imbolzito da età e peso. C’è spazio per tutto, dall’intensa storia d’amore fra i due condannati, al massacro Vampires_4della gang di acchiappavampiri (con tanto di prete ubriaco e preda delle prostitute), passando per il concetto di redenzione e di fede, quest’ultimo tema molto caro al regista ateo. Vampires è un nuovo modo di concepire le storie di vampiri, esseri che se ne fregano di aglio e acquasanta e che ridono in faccia al cacciatore, sbeffeggiandolo e massacrandolo. Carpenter, come in quasi tutti i suoi film, mette un gruppo di sciagurati avventurieri contro le forze del male o comunque soprannaturali e sviluppa una storia dannatamente semplice quanto incisiva per lo sfacciato intrattenimento, schema che riproporrà anche nel pessimo Fantasmi da Marte (2002). In questo action-horror, le scene più violente strappano più risate che urla e la battaglia finale, molto action e fracassona, ricorda più Grosso guaio a Chinatown: da questo punto di vista, forse il risultato finale perde qualche punto. Splendido il main theme con la chitarra suonato egregiamente dallo stesso Carpenter.

★★★✬☆

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