The Grey (2011)

The greyThe Grey è probabilmente il film che consacra il mito di Liam Neeson, un attore che ha dovuto reinventarsi per poter proseguire il suo cammino nel panorama cinematografico, un interprete di scuola irlandese che ha saputo rappresentare con grande impegno ruoli significativi, come Oscar Schindler in Schindler’s List (1993), il dott. Peyton Westlake in Darkman (1990), il Fielding di Mission (1986), l’avventuroso Rob Roy (1995), ovviamente Qui Gon Jinn di Star Wars I (1999), l’indistruttibile e leggendario Bryan Mills di Taken (2008),senza parlare di tanti altri ruoli importanti. Il temerario regista Joe Carnahan, già autore dell’action-remake A-Team (2010) e del discutibile Smokin’ Aces (2007), si cimenta in una interessante prova d’autore basata su un racconto di Ian Mackenzie Jeffers e prodotta da Ridley Scott e Tony Scott, dove oltre al gigante Liam troviamo un invecchiato Dermot Mulroney, Frank Grillo e altri caratteristi minori. Il film, costato 25 milioni di dollari, ha incassato la bellezza di 75 milioni e ha ricevuto applausi dalla maggior parte della critica…

John Ottway è un cacciatore che lavora per una compagnia petrolifera, in un impianto di estrazione in mezzo ai ghiacci dell’Alaska, con lo specifico compito di difendere gli operai dai numerosi lupi presenti nell’area. Apprestandosi a tornare a casa, per il turno di riposo, Ottway e i colleghi rimangono vittime di un incidente aereo: la parte posteriore dell’aereo e il tetto vengono distrutte e solo otto persone si salvano tra cui John. Per scaldarsi accendono un fuoco e, mentre cerca la legna, Ottway nota un cadavere e un lupo che lo sta divorando. The Grey _4Infatti il luogo è abitato da un branco di lupi. In seguito alla morte di un altro superstite, Hernandez, a causa dei lupi, Ottway e i suoi compagni abbandonano il luogo dell’incidente ma si impossessano del suo portafoglio e di un orologio con l’intento di restituirlo alla famiglia. Anche un altro compagno, Flannery, rimasto indietro, viene ucciso dai lupi e perciò i sopravvissuti si riuniscono tra gli alberi e accendono un fuoco, con l’intento di scongiurare il pericolo dei lupi; infatti riescono a uccidere un lupo, cucinarlo e mangiarselo mentre Diaz gli taglia la testa e la lancia verso il bosco. Poco dopo arriva una bufera di neve e il giorno dopo, un altro compagno, Burke, viene trovato morto, perché colpito da ipossia e da ipotermia. A quel punto, rimangono Ottway, Diaz, Hendrick e Talget. Quando il gruppo tenta di superare un dirupo ed entrare nel bosco sottostante dall’altra parte, gli uomini fissano in modo precario una corda fabbricata da loro stessi, fermandone i capi tra un albero prima del dirupo e un altro nel bosco sottostante. Tutti riescono a superare il dirupo e a giungere, a una certa altezza, sui rami dell’albero dall’altra parte, con l’eccezione di Talget. Quest’ultimo, sofferente di vertigini, tenta di raggiungere l’altra parte, ma rimane incastrato nella corda che si rompe, cade nel dirupo da una notevole altezza e viene finito dai lupi; The grey_2i suoi compagni cercano di aiutarlo e, nel tentativo, Diaz cade dall’albero e si ferisce a un ginocchio; Ottway, Diaz e Hendrick continuano il viaggio ma nei pressi di un fiume, Diaz si ferma dicendo di essere troppo stanco e debole per continuare e muore. Ottway e Hendrick passano attraverso il fiume ma vengono attaccati dai lupi. Nel tentativo di sfuggire ai lupi, i due superstiti si gettano nel fiume, ma a Hendrick si incastra il piede sotto un masso subacqueo che gli impedisce di risalire a respirare e, mentre Ottway cerca di salvarlo, muore annegato. Rimasto solo e infreddolito, John continua il suo viaggio…

The Grey non gode di una trama straordinaria, anzi…cioè, in fin dei conti siamo di fronte ad un manipolo di disperati contro un (branco) killer spietato in un’ambientazione naturale ma terribilmente ostica all’uomo. L’essere umano si trova a fare i conti contro la natura selvaggia, la quale senza pietà attacca e uccide anche la flebile speranza che tiene in vita il singolo, mentre il gruppo tende ad essere tale e, come quasi sempre accade nelle storie di sopravvivenza estrema, rischia anche l’ammutinamento. Si, già visto. Eppure, il film di Carnahan gode di una grande interpretazione di Neeson e di un pathos più unico che raro, in grado di rendere tutti i 117 minuti (compresi i titoli di coda, mi raccomando) tesi e vibranti come difficilmente ci si riesce. The grey_3I personaggi non rappresentano un manipolo di eroi come potevano essere gli sciagurati marines mercenari di Predator (1987), ma gente comune con scheletri nell’armadio e con le ansie e le paure che tutti noi abbiamo (vedi Diaz), e a cui non sfugge nemmeno la maschera indomabile di Neeson, che dopo aver massacrato di botte tutti i cattivi nei precedenti ruoli svolti, si ritrova a fare i conti con qualcosa più grande di lui: vivere e morire nello stesso giorno, tutti i giorni, è l’essenza della vita, l’apoteosi della sottilissima linea che separa la gloria e il fallimento, la gioia di aver vissuto un altro giorno ancora e la rassegnazione alla propria caduta. Proprio per questa ragione, la discesa all’inferno gelido di The Grey è ancora più avvincente.

★★★✬☆

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