Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008)

Indy 4L’iconico personaggio creato dalla mente di George Lucas, dopo un lungo silenzio durato più di 17 anni, torna davanti la cinepresa nella torrida estate del 2006: sono appena iniziate le riprese del quarto episodio delle avventure del Professor Jones, Indiana per gli amici (Indy, Junior e Jonesy per qualcun’altro). Spielberg alla regia, Lucas alla produzione esecutiva assieme all’inossidabile Kathleen Kennedy e tutta la combriccola della storica trilogia, temporaneamente chiusa nel 1989, quando il Sacro Graal fece riperdere le sue tracce sotto le rovine del tempio nella Gola della Luna Crescente. Passano gli anni, ma la fede dei fan, in uno dei personaggi più amati del cinema, resta: Harrison Ford, orfano di papà Sean Connery e del preside Marcus Brody (Denholm Elliot morì nel 1992), torna nel ruolo che lo ha definitivamente consacrato, più invecchiato ma sempre affascinante. Delle vecchie glorie torna anche la sua prima fiamma Marion Ravenwood (Karen Allen), mentre i nuovi volti sono quelli di Shia LaBeouf, John Hurt, Ray Winstone, Jim Broadment e la villain Cate Blanchett. La data di uscita di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo fu il 22 maggio del 2008, dopo una lunga post-produzione. Il film costato ben 185 milioni di dollari, ne incassò più di 790 milioni.

Deserto del Nevada, 1957. Un commando di militari sovietici guidati da Irina Spalko e dal Colonnello Dovchenko, espugna una base segreta americana, l’Hangar 51, conducendovi Indiana Jones e la sua spalla George “Mac” McHale. La spietata comandante Spalko intende servirsi del dottor Jones per trovare una particolare cassa contenuta tra migliaia di altre in un deposito, poiché dieci anni prima l’uomo aveva avuto occasione di esaminarne il contenuto, vale a dire dei resti di un essere apparentemente extraterrestre. Mentre l’attenzione di tutti è catalizzata sul contenuto della cassa, Jones tenta di rovesciare la situazione a suo favore, ma Mac lo ostacola, rivelando di essere al soldo dei Russi. L’eroe riesce comunque a scappare, stende Dovchenko, e si ritrova al centro di un test atomico, al quale miracolosamente sopravvive, per poi essere recuperato dai militari Usa. Indy_4Decontaminato dalle radiazioni, a causa della sua amicizia con Mac viene sospettato dagli agenti dell’FBI di essere una spia comunista (siamo in tempo di maccartismo), tanto che al ritorno al Marshall College il suo ufficio viene sottoposto ad ispezione, mentre Charles Stanforth, amico e preside del college, arriva anche a dimettersi pur di difenderlo. Jones, messo in aspettativa dal College, decide di lasciare gli Stati Uniti, per stabilirsi a Londra. Poco prima di partire però, il giovane Mutt Williams gli chiede aiuto: sua madre è stata rapita mentre si interessava della scomparsa del professor Oxley, il quale le aveva lasciato una lettera indecifrabile, che la donna aveva giudicato comprensibile soltanto da Jones. L’uomo intravede una pista che porta a Nazca, in Perù, verso il Teschio di cristallo di Akator, un manufatto leggendario oggetto di venerazione e paura. Sulle sue tracce vi sono anche agenti del KGB, che interrompono i due e li costringono ad una rocambolesca fuga in moto per il campus universitario. Giunti in Perù, i due scoprono che Oxley era impazzito, e visitando la cella di un sanatorio in cui era stato rinchiuso, trovano la mappa del cimitero in cui è stato sepolto il conquistador spagnolo Francisco de Orellana, che aveva visitato la mitica El Dorado, e portato via da essa il Teschio. Recuperato l’oggetto ed evitati gli indios custodi delle tombe, i due vengono rapiti da Mac e dal colonnello Dovchenko. La Spalko è convinta che il possesso del Teschio fornisca a chi lo possiede poteri mentali e conoscenza, e decide di servirsi di Jones per scoprire sia come usare il Teschio, sia la strada per la mitica Città d’oro. Per ottenerne la collaborazione, Jones viene ricattato minacciando la morte di Mutt e la madre, che si rivela essere Marion Ravenwood, sua vecchia fiamma. Interrogando il professor Oxley, ormai apparentemente delirante, Jones riesce a trovare la strada da percorrere: attraversando il Rio do Sono[1], un affluente del Rio delle Amazzoni. Tentando di fuggire dai russi, Marion e Jones finiscono nelle sabbie mobili, e la donna, certa di morire, rivela all’ex fidanzato che Mutt è suo figlio, e che il suo vero nome è Henry Jones III. Vengono poi salvati proprio dal giovane, ma vengono fatti nuovamente prigionieri a causa di Oxley. Indy 4_2.pjpegDurante la ricerca, si ripresenta l’occasione per fuggire, e Mac li accompagna, poiché rivela di essere un agente della CIA, e di fare quindi il doppio gioco. Dopo un inseguimento nella giungla, a bordo di una jeep sottratta ai russi, il gruppo finisce in un terreno popolato da formiche giganti. In aiuto della Spalko arrivano il colonnello Dovchenko e un gruppo ben armato di soldati. Dopo un combattimento all’ultimo sangue, Indiana riesce a gettare il colonnello in pasto alle formiche e, ripresa la fuga con i suoi compagni di avventura, dopo aver superato tre cascate giunge all’ingresso della mitica città d’oro. Espugnata l’entrata, sono aggrediti da una tribù di indios, ma riescono a fuggire. Dopo aver superato una “trappola” arrivano a El Dorado. All’interno trovano una raccolta di antichi manufatti di tutte le civiltà terrestri, ori e preziosi, ma soprattutto…

Il quarto capitolo del più famoso archeologo del mondo è un’operazione nostalgia riuscita male, c’è poco da dire. I problemi nascono dalla lunghissima degenza in cui sceneggiature su sceneggiature si sono susseguite e mai pienamente accettate, forse perchè Lucas non fu mai davvero convinto: si pensi che i primi soggetti del quarto episodio risalgono addirittura nel tardo 1991, epoca in cui Ford avrebbe certamente mantenuto un’età giovane e ne avrebbe beneficiato l’azion, proprio come accadde nei film a cavallo di quel periodo come Il fuggitivo o Giochi di Potere. Invece, la scarsa propensione ad accettare una discreta sceneggiatura ha fatto sì che, alla fine, venisse girato un film su una sceneggiatura mediocre. Indy_3A questo già non piccolo problema va aggiunto che gli attori di contorno sono annoiati o incredibilmente scarsi, Cate Blanchett e John Hurt nel primo caso, Karen Allen e LaBeouf nel secondo. Si salvano solo Ford e il sempre bravissimo Broadment, che ahimè ha un ruolo davvero marginale. La scelta di mantenere fotografia, sonoro e montaggio come nei vecchi film non è stata una cattiva idea ma la realizzazione mista alle situazioni già ben conosciute (scazzottate e inseguimenti vari) fa quasi pena. Quindi il fan che, quando si spengono le luci in sala e il film comincia, scalpita come un pazzo, si gode un’avventura alla fine davvero scialba, che termina con uno degli argomenti preferiti di Spielberg, gli alieni, maledettissimi alieni…Insomma, per dirla tutta, Indy 4 è un film sufficiente la prima volta che lo si guarda, poi con il passare del tempo, diventa sempre peggio, più scadente e ridicolo di quanto non si era immaginato. Si parla da un paio di anni di un quinto episodio e sempre con Harrisn Ford, probabilmente per dare “degna sepoltura” a questo amatissimo eroe, che tanto ci ha fatto entusiasmare e divertire con i colpi di frusta.

★★✬☆☆

 

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