JFK – Un caso ancora aperto (1991)

JFKLe immagini della Dealey Plaza di quel 22 novembre 1963, le braccia conserte di Jim Garrison che prega per il suo Presidente poco prima che spiri, il volto basito di Lee Harvey Oswald nel momento della cattura, l’ombra della CIA e di Johnson. Oliver Stone dirige mezza Hollywood in un film che descrive l’inchiesta scritta da Jim Garrison su uno dei momenti più bui della storia americana, con Kevin Costner nel ruolo di Cicerone involontario, costretto a smascherare i volti che abitano un astratto palazzo del potere che decide le sorti del mondo. JFK è un lungo studio su quanto accaduto in quella tarda mattinata di novembre al centro di Dallas, per una durata di 188 minuti nella versione cinematografica (206 nella Director’s cut). Costato circa 40 milioni di dollari ne incassò oltre 200, divenendo il successo migliore del regista. Uscì nelle sale nel periodo natalizio del 1991.

1963: dopo l’assassinio del Presidente USA John Fitzgerald Kennedy, il procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison apprende dai media che il presunto assassino di Kennedy, Lee Harvey Oswald, aveva frequentato la città in diversi periodi della sua vita e decide di indagare su possibili collegamenti tra l’omicidio ed alcuni ambienti di New Orleans. Col suo team di collaboratori controlla molte piste, la più importante delle quali conduce all’ambiguo pilota d’aerei privati David Ferrie: Garrison tuttavia è costretto a fermare le indagini quando il governo federale respinge formalmente l’inchiesta, sostenendo che Ferrie è completamente pulito. Due giorni dopo Oswald viene ucciso di fronte alle telecamere da Jack Ruby prima di poter affrontare un processo, e Garrison chiude ufficialmente le indagini. 1966: l’investigazione viene riaperta dopo una discussione in aereo tra Garrison ed il Senatore Russell B. Long. Senza fare nomi, Long gli confida che nei piani alti del governo la morte di Kennedy era stata accolta favorevolmente da molti esponenti politici, JFK_3mettendo inoltre in luce molte contraddizioni del rapporto ufficiale dell’inchiesta, stilato dalla Commissione Warren. Garrison, dopo avere letto tutti i volumi redatti della Commissione, scopre numerose imprecisioni e diversi passaggi superficiali, e perciò decide, unitamente al suo staff, di interrogare vari personaggi legati ad Oswald e a Ferry. Tra questi Willie O’Keefe, un prostituto gay che sta scontando una pena in carcere, rivela di aver assistito personalmente ad una riunione nella quale Ferrie discuteva l’ipotesi di uccidere Kennedy con Clay Shaw, Oswald, ed altri esuli cubani anticastristi. Le indagini, fino a quel momento segrete, convincono Garrison che Oswald non possa avere agito da solo; man mano cominciano ad emergere le connivenze delle più alte istituzioni del governo americano, dell’esercito e di vari esponenti della mafia, della CIA, dell’FBI, al punto che persino lo stesso vicepresidente e successore di Kennedy, Lyndon B. Johnson, sembrerebbe essere implicato. 1969: Garrison, informato di alcune attività dei militari e dei servizi segreti dall’ex capo delle operazioni in nero (black ops), ha modo di dimostrare le proprie tesi (e i difetti della Commissione Warren) processando Clay Shaw, un importante uomo d’affari che sembra collegato all’omicidio di Kennedy ed alla CIA: è, infatti, membro di una S.p.A. con sede anche in Italia, chiamata Permindex, che serve da copertura ad attività della Central Intelligence Agency. Con il contributo della visione in aula del celebre film di Zapruder, JKF_4Garrison propone uno scenario con tre diversi esecutori, i quali, con un attentato realizzato attraverso la tattica del fuoco incrociato, avrebbero ucciso Kennedy con 6 spari, invece dei 3 statuiti dalla Commissione Warren. La giuria proscioglie Shaw da ogni accusa, respingendo la testimonianza dell’agente di polizia che aveva raccolto i suoi dati, tra i quali lo pseudonimo “Clay Bertrand”, con il quale egli era conosciuto in alcuni ambienti di New Orleans, impedendo qualunque collegamento tra Shaw e la CIA, così come tra questi e Ferry, Oswald e Ruby. Mentre esce dal tribunale, Garrison afferma davanti ai giornalisti di voler continuare la sua battaglia per la verità.

Partiamo dal presupposto che JFK non è un film facile. È lungo, pesante, arcigno. Ma allo stesso tempo affascinante ed intrigante. Con molta probabilità rimane anche il miglior film di Stone, superiore anche al suo amato “Nato il 4 luglio”, perchè gode di una straordinaria eleganza dovuta anche agli ottimi costumi di Marlene Stewart e alle scenografie di Viktor Kempster. C’è da sottolineare la straordinaria partecipazione di un cast unico per la quantità di nomi e egregiamente diretto da Stone: oltre al porta bandiera Costner troviamo Sissy Spacek, Tommy Lee, Jones, Gary Oldman, Joe Pesci, Jack Lemmon John Candy, Kevin Bacon, Brian Doyle-Murray, JFK_2Donald Sutherland, Laurie Metcalf, Walter Matthau, Sally kirkland, Michael Rooker, Jay O’Sanders, Vincent’ D’Onofrio, lolita Davidovich, Pruitt Taylor Vince, Wayne Knight e Martin Sheen, senza contare le altre micro apparizioni. La partecipazione massiva di Hollywood è un chiaro messaggio intenzionale nel voler partecipare alla risoluzione di un assassinio coperto dal mistero. Non fu una passeggiata la fase di post distribuzione, tanto meno la distribuzione e l’iniziale fredda accoglienza. L’opera di Stone è riuscita a superare queste numerose difficoltà grazie alla risolutezza di una sceneggiatura mai sghemba, ma diretta e persuasiva. Grazie a questo film, ci fu la creazione dell’atto di legge del cosiddetto “JFK act” a la formazione di una commissione d’inchiesta denominata “U.S. Assassination Records Review Board” incaricata di riesaminare l’inchiesta successiva all’omicidio di Kennedy. La legge venne firmata dal Presidente George H. W. Bush alla fine di ottobre del 1992.
Tecnicamente stiamo parlando di un’opera complessa, con mutevoli scelte fotografiche di Robert Richardson e il montaggio intelligente di Joe Hutshing e il nostro Pietro Scalia (che valsero i due soli premi Oscar sulle otto nomination complessive). JFK_5Grandissima l’interpretazione del misterioso Tommy Lee Jones (candidato come migliore attore non protagonista, non vincerà ma si rifarà a breve con “Il fuggitivo), che fa a gara con il folle Joe Pesci. Brevi ma intensi anche i ruoli di Kevin Bacon e John Candy (che praticamente mai farà vedere gli occhi) e da alto godimento il momento topico di Mister X, interpretato da un meraviglioso Donald Sutherland. Non ci sono momenti divertenti, come giusto che sia, ma ogni tanto si ha il tempo anche per stemperare la tensione e rifiatare. JFK è un grandissimo film, anche nel senso più critico, difficile da visionare, ma preso dal verso giusto, è una strepitosa pellicola d’intrattenimento. Da vedere e rivedere, se ce la fate.

★★★★☆

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