Die hard – Trappola di cristallo (1988)

Die HardJohn McClane entra di prepotenza nell’olimpo degli eroi del cinema d’azione e avventura, quasi un opposto di Indiana Jones il quale è brillante, educato e acculturato, John rappresenta con naturale spontaneità e inadeguatezza altresì il metalmeccanico di un’America strafatta di yuppies e bei vestiti. John, poliziotto in lite perenne con la moglie Holly, non ha mai vita facile e al termine delle sue (dis)avventure è sempre sporco, sudato, ferito e con il mal di testa, ma trova comunque il modo di accendersi la sua sigaretta. La saga di Die Hard comincia con l’adrenalico Trappola di cristallo (titolo che prende spunto da quell’altro kolossal che bruciava nel cristallo, con Paul Newman e Steve McQueen) e sarà seguito dal gelido 58 minuti per morire (1990), poi il ritorno alla regia di McTiernan in Duri a morire (1995), il sorprendente Vivere o morire (2007) e il pessimo Un buon giorno per morire (2013). Con il personaggio di John McClane, Bruce Willis diventa una star a tutto tondo e sarà per sempre grato al suo violento e simpatico poliziotto newyorkese. Il film di McTiernan uscì nelle sale statunitensi nel lontano luglio del 1988 costituendo uno dei più grandi successi della stagione ai botteghini (140 milioni di dollari contro un budget di 28). Il produttore Joel Silver, fu l’artefice anche del successo di Arma Letale, uscito l’anno precedente.

John McClane è un poliziotto di New York che giunge a Los Angeles per passare le vacanze di Natale con la moglie Holly e i figli, nonostante la coppia stia vivendo un periodo di crisi matrimoniale. Nel grattacielo (il Nakatomi) dove lavora la donna si sta svolgendo un party per le festività natalizie fra i dipendenti della compagnia; all’improvviso irrompe al suo interno un gruppo armato e ben addestrato di criminali tedeschi, guidati dallo spietato Hans Gruber, che provocano alcuni morti tra i presenti. Il loro scopo sarebbe quello di costringere le autorità a liberare alcuni “fratelli della rivoluzione” detenuti nelle carceri di mezzo mondo; in verità l’unico vero obiettivo di Gruber è quello di penetrare nel caveau dell’edificio, dove si trovano 640 milioni di dollari in titoli al portatore. Al momento dell’assalto, quasi per caso John riesce a non rimanere ostaggio e a rifugiarsi fra gli altri piani del palazzo dove cerca disperatamente di avvisare la polizia per farla giungere in suo soccorso; Die Hard_3nell’attesa inizia a far fuori alcuni banditi che nel frattempo si sono accorti della sua presenza, senza però far trapelare la sua identità. Intanto l’edificio viene circondato dagli agenti, che trattano con Hans Gruber, il capo dei presunti terroristi. Il poliziotto all’interno del grattacielo, in contatto via radio con il sergente Al Powell, è sovente coinvolto in scontri nei quali si trova lui solo a fronteggiare gli attentatori e a ridurne il numero, mentre all’esterno i malviventi uccidono diversi poliziotti. Harry Ellis, un collega di Holly che non disdegna anche di farle la corte, dice che è un grande amico di colui “che ha rotto le uova nel paniere” (ossia John), ma Gruber, che non conta molto della sua parola, lo uccide, e minaccia di uccidere altri ostaggi se John non si arrenderà, ma invano, continuando per l’intera notte nel tentativo di catturarlo. L’FBI assume il comando dell’intera operazione, mentre i criminali riescono a forzare l’apertura del caveau della Nakatomi e prelevare la smisurata cifra di denaro ivi contenuta. Un giornalista senza scrupoli, Richard Thornberg, dopo aver identificato John ascoltando le varie comunicazioni via radio, si precipita a casa sua per intervistare i figli in diretta televisiva, praticamente rivelando così ai terroristi chi sia il loro ignoto avversario e, contemporaneamente, che la moglie di lui è loro ostaggio; nel mentre, il tetto minato da Gruber esplode, uccidendo gli agenti federali intervenuti con gli elicotteri nel tentativo di effettuare un blitz. La situazione diventa quasi disperata ma…

Candidato a ben 4 premi Oscar, Trappola di cristallo è il simbolo dell’innovazione del cinema action, dove viene dato ampio respiro ad un unico protagonista assoluto, tanto da far scendere di importanza anche la figura dell’antagonista (un ottimo Alan Rickman). Die Hard_4Da questo film non saranno soltanto estratti i quattro seguiti della saga, ma molti altri film dove apparirà l’eroe solitario contro una sfilza di terroristi, mercenari o assassini. McTiernan dona al pubblico una prova di illuminante sapienza delle tecniche, in cui l’eccellente montaggio (John F. Link e Frank J. Urioste) sposa le note pizzicate del violoncello nel ricorrente tema del film con l’aiuto di un sonoro da antologia. Bruce Willis, ch negli anni ’80 era un fumatore incallito, sfodera un’interpretazione che strizza l’occhio ad Humprey Bogart tra un sorriso beffardo, una battuta ad hoc e un’altra sigaretta da accendere: la sua disavventura a piedi scalzi dura ben 110 minuti se si tolgono l’inizio e i titoli di coda (probabilmente ha stabilito un record, cit.). Nel cast ci sono tanti caratteristi che vanno citati, a partire dalla bravissima Bonnie Bedelia che non si ferma ad interpretare una moglie innamorata e fessa, ma una donna combattiva e valida per un testardo come il marito casinista; c’è Reginald Veljohnson il quale non si è tolto la divisa di poliziotto dalla serie di Otto sotto un tetto, ma si capisce che il personaggio di Al Powell non è quello di Carl Winslow; c’è un grande Paul Gleason costretto a interpretare l’insopportabile Capo Robinson, Die Hard_2c’è Robert Davi che da classico villain stavolta interpreta uno dei due Johnson dell’FBI pronto a combinare un casino anche più grosso e, infine, William Atherton giornalista pronto a tutto pur di fare notizia. Die Hard è un intenso action, probabilmente il più grande di tutti, ispirazione per un sottogenere che ancora oggi resiste (Olympus has Fallen – Attacco al potere ne è un esempio) e dopo trent’anni brilla di luce propria, facendo impallidire tutte le produzioni di oggi che usano il digitale: la scena dell’esplosione con il plastico è magia cinematografica vera, uno dei momenti più adrenalinici della storia dei film d’azione. Il gioco narrativo di spostare la pedina McClane all’interno dell’imponente edificio cercando di eludere gli spietati terroristi costringe lo spettatore a vivere tutta la tensione di una situazione ai limiti dei nervi e dove sparatorie, scazzottate, esplosioni non mancheranno, anzi. L’inno alla gioia rivisitato da MIchael Kamen è più un inno al cinema d’intrattenimento che al Natale, e mentre a New York la neve cadrà probabilmente sul serio, a Los Angeles bisogna accontentarsi di azioni al portatore che piovono dal 33° piano del Nakatomi plaza. C’è poco altro da dire.

★★★★☆

4 risposte a "Die hard – Trappola di cristallo (1988)"

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