Pleasantville (1998)

Pleasantville“There’s a place where life is simple, people are perfect and everything is black and white…”, è la grande voice over di Hal Douglas (scomparso alcuni anni fa) che introduceva con questa tagline il nuovo film di Gary Ross, all’epoca creatore di Dave – Presidente per un giorno (1993) e Big (1988) e futuro regista di Hunger Games (2012). Si tratta di un astratto viaggio extra-dimensionale che pone a confronto due generazioni: quella di fine anni ’90 dove i giovani hanno acquisito talmente tanta libertà da essere incompresi, cinici e contorti e la generazione a cavallo degli anni ’50 in cui il sogno americano non era stato ancora scalfito dalla musica di Jerry Lee Lewis o dalle pagine di On the road di Kerouac. Questa sovrapposizione avviene non con un viaggio nel tempo ma catapuldandosi accidentalmente in un programma televisivo, una sit-com leggera in bianco e nero più sorridente di Happy Days. Nel cast troviamo il protagonista Tobey McGuire ancora non Spider Man, Reese Witherspoon, William H.Macy, Joan Allen, Jeff Daniels, J.T. Walsh, Paul Walker e il veterano Don Knotts. Il film ha ricevuto tre candidature ai Premi Oscar (miglior scenografia, migliori costumi e miglior colonna sonora), ha vinto 2 Saturn Award (miglior attrice non protagonista Joan Allen, miglior attore emergente Tobey McGuire), 2 Satellite Award (Joan Allen e miglior regia) e molti altri premi minori senza contare le numerosissime candidature. Al di là dell’indiscutibile originalità, Pleasantville non è stato apprezzato da tutta la critica ed è stato un flop dal punto di vista degli incassi (50 milioni in entrata per 60 milioni in uscita), ma attualmente gode di un ottimo rating di 7,5 su IMDb e l’83% su Rotten Tomatoes ed è stato con il tempo rivalutato.

David e sua sorella Jennifer sono due gemelli che vivono con la madre divorziata in una città californiana negli anni novanta. Jennifer è piuttosto superficiale, ha una vita sociale e sessuale molto vivace; David al contrario è chiuso in se stesso e passa la maggior parte del tempo a guardare la televisione, e in particolare “Pleasantville”, sitcom degli anni cinquanta. Dopo aver rotto il telecomando durante un litigio, compare un riparatore di televisori che offre ai due fratelli un particolare telecomando che li catapulta nel mondo di Pleasantville, diventando rispettivamente Bud e Mary Sue Parker, i due figli della famiglia protagonista della sitcom. Pleasantville_2I due ragazzi vivono ora nell’aprile del 1958, in un’allegra cittadina in bianco e nero, stereotipo del sogno americano: a Pleasantville tutto è ordinato, il clima è sempre sereno con il termometro fisso sui 22 °C (nella versione in italiano del film viene detto sempre 25 gradi causa una errata traduzione da 72 gradi fahrenheit pari a 22 gradi circa celsius), tutti sono cordiali, rispettosi e conformi. Jennifer non accetta subito la situazione ma, quando scopre che Skip, il capitano della squadra di pallacanestro, è innamorato di lei, cambia idea e comincia a recitare la sua parte. David, superato lo shock del primo impatto, si sente a suo agio nei panni di Bud. A scuola David/Bud va all’allenamento della squadra di pallacanestro, squadra dove tutti i giocatori non falliscono mai il canestro, tutti compreso lui che addirittura riesce a centrare il bersaglio tirando con il piede la palla verso un muro laterale. Jennifer, invece mina la stabilità della trama chiedendo, durante l’ora di geografia cosa ci sia al di fuori di Pleasantville: difatti il programma scolastico è basato esclusivamente sulla città, e nell’ora di geografia si insegna ai ragazzi la geografia delle strade di Pleasantville. Finita la scuola Bud va al lavoro: qui trova Bill Johnson, il proprietario del locale. Bill, abituato alla routine, si trova impreparato davanti al ritardo di Bud, e incerto sul da farsi, ha continuato a lucidare il bancone fino all’arrivo del ragazzo, creando una fossa per la consunzione; davanti a questa scena, Bud autorizza Bill a mettere a posto i tovaglioli in caso di un suo ritardo. Pleasantville_4Proseguendo nella discussione scopre che Bill è inconsciamente appassionato di disegno e pittura, e gli consiglia di dipingere la vetrina non solo a Natale. Jennifer un giorno invita Skip nel viale degli innamorati, un parco dove le coppiette si tengono mano nella mano in macchina, ma a Jennifer ovviamente non basta e ha un rapporto sessuale con il ragazzo. Per la prima volta compare un fiore colorato nel piccolo mondo. Il giorno dopo Skip racconta ai compagni di pallacanestro la sua avventura, col risultato che, per la prima volta, nessuno dei ragazzi riesce a centrare il canestro e subiscono la prima sconfitta nella storia di Pleasantville. Da allora molti ragazzi incominciano ad avere rapporti sessuali nel viale degli innamorati, e ben presto nella città, iniziano a comparire i colori…

Nella pellicola di Gary Ross, co-prodotta da Steven Soderbergh, non si può non notare una vaga somiglianza con Ritorno al futuro (1985) e con la dimensione tranquillante di quel fatato mondo che era la provincia americana negli anni ’50. Pleasantville è un sogno elegante, in cui la fotografia (John W. Lindley) è regina incontrastata e la colonna sonora scelta da Randy Newman è un piacere per le orecchie (l’adattamento di Across the universe dei Beatles cantata da Fiona Apple, Take five di Dave Brubeck e At Last di Etta James ne sono le prove, senza contare il resto). Le interpretazioni del cast primario sono eccellenti, con Joan Allen una spanna sopra tutti e una delle ultime apparizioni di J.T. Walsh che vale la pena ricordare. Mentre la trama si muove progressivamente verso la sua divertente evoluzione, incuriosice il simbolismo lasciato dal colore, Pleasantville_3la realtà che si maschera da peccato. In questa antologica esplosione di colori che da metà inizia ad esplodere, c’è il risveglio del sognatore il quale abituato ad una confortante dimensione fatta di soli sorrisi e cordialità, affronta emozioni nuove come il pianto, il dolore e l’emarginazione. Il risveglio è sinonimo di crescita e quì torna il personaggio di Bud/David, abituato a stare chiuso in casa nella realtà, ma che quì capisce di essere molto più vero e coraggioso di quanto non pensasse. Il risveglio tocca tutti, anche l’emancipata Jennifer/Mary Sue, la quale mette un freno alle sue scappatelle per dedicarsi al suo inconsapevole amore per la lettura. Il cambiamento cromatico porta anche ad un risveglio della parte più violenta del mondo di Pleasantville, dove coloro che sono rimasti in bianco e nero (e che quindi si presume non siano destinati al cambiamento) iniziano a bruciare libri (che inizialmente avevano pagine bianche e ora sono scritti), saccheggiando le opere d’arte disegnate da Bill Johnson e anche aggredire verbalmente le persone “di colore”, questa ottima scelta simbolico-narrativa, su temi sempre attuali, è stata intelligentemente toccata senza mai invadere il tema principale. Pleasantville è un piccolo capolavoro, che vive di anima propria, dolce e aggressivo allo stesso tempo e mai banale. Da riscoprire.

★★★★☆

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