Hook – Capitan Uncino (1991)

HookNella metà del 1990, Steven Spielberg è talmente pieno di lavoro che non sà a chi dare i resti. Sebbene in quel preciso anno non sia dietro la macchina da presa, sono così tanti i lavori ai quali partecipa che è fastidioso soltanto farne una lista. Tra i tanti titoli ai quali sta collaborando ci sono sicuramente Ritorno al futuro parte III (in fase di post produzione), Aracnofobia (di Frank Marshall), Gremlins 2 (di Joe Dante), Sogni (di Akira Kurosawa) e altre lavorazioni di film in uscita l’anno dopo. In quel periodo il più richiesto regista hollywoodiano per film di intrattenimento sta già pensando ai suoi dinosauri e al suo retaggio ebraico, ma sulla sua scrivania ecco spuntare il copione di Hook, scritto a quattro mani da Nick Castle e James V. Hart. Inizialmente Spielberg propose di affidare la regia a Castle (che con il dolcissimo Il ragazzo che sapeva volare, 1986, aveva dato prova di saper raccontare favole adulte), ma sulla spinta dello stesso Castle e con la Tristar Pictures che spingeva, decise di realizzare il progetto. Inizialmente l’opera di Castle e Hart doveva essare un musical. Nel cast vennero reclutate quattro star con Robin Williams e Dustin Hoffman protagonisti assoluti e le spalle di alta qualità Bob Hoskins e Julia Roberts. Il film, uscito nelle sale nel periodo natalizio del 1991, fu un grande successo commerciale e soggetto a critiche discordanti. Tuttavia venne candidato a 5 Premi Oscar, tutti premi tecnici.

Peter Banning è un mite avvocato aziendale di mezza età i cui rapporti con la famiglia, soprattutto con i figli Jack e Maggie, sono tesi per via delle sue continue assenze per motivi lavorativi e promesse non mantenute, anche perché egli detesta le storie di fantasia, specie quella di Peter Pan. Sua moglie, Moira, fatica a mantenerli uniti e cova rancore verso Peter per via del suo comportamento insensibile. I Banning si recano a Londra per fare visita alla nonna di Moira, la centenaria Wendy Moira Angela Darling, che non vedevano da dieci anni, e per partecipare alla sua cerimonia d’onore per le numerose adozioni di bambini orfani compiute in gioventù, tra questi anche Peter quando era un adolescente, prima di essere affidato ai suoi genitori adottivi americani, i signori Banning. La sera della cerimonia, mentre Peter, Moira e Wendy sono fuori, Jack e Maggie vengono misteriosamente rapiti e al loro rientro trovano un messaggio attaccato a una porta con un pugnale, firmato “Giacomo Uncino”. Hook_2Tootles, un senile orfano anziano di Wendy che vive a casa sua, insiste sul fatto che Uncino abbia rapito i bambini per vendicarsi e li ha condotti sull’Isola che non c’è. Peter ignora le parole di Tootles e chiama la polizia, ma i loro sforzi per trovare i bambini si rivelano vani. Più tardi Wendy prende in disparte Peter e cerca di spiegargli di essere il vero Peter Pan, ma che ha perduto i ricordi di esserlo da quando ha scelto di restare a Londra con lei e crescere. Tuttavia, Peter non crede a Wendy e passa la notte a bere. In seguito Peter viene visitato dalla fatina Trilli, che, tenendolo avvolto in una coperta, lo conduce sull’Isola che non c’è. Confuso e disorientato, Peter si ritrova sul galeone dei pirati e riesce a trovare Uncino e la sua ciurma mentre tengono in ostaggio Jack e Maggie. Uncino è disgustato nel vedere Peter così cambiato e goffo rispetto a com’era una volta, e ordina ai suoi pirati di ucciderlo con i figli. Trilli interviene e convince Uncino a concedere a Peter tre giorni per potersi preparare a un duello. Uncino quindi fa rimanere prigionieri Jack e Maggie mentre Peter viene accidentalmente buttato in mare, ma riesce a salvarsi con l’intervento delle sirene e, risalito a terra, raggiunge il rifugio dei nuovi Bimbi sperduti, guidati dal giovane indiano Rufio, che possiede la spada appartenuta a Peter. Nonostante le diffidenze iniziali, i Bimbi accettano di aiutare Peter per salvare i suoi figli. Nel frattempo Capitan Uncino, convinto dalla brillante idea di Spugna, cerca di simpatizzare con i figli di Peter Hook_5nel tentativo di farli schierare dalla sua parte. Fallirà con Maggie, ma in compenso riuscirà ad conquistarsi la fiducia di Jack, mostrandogli più affetto di Peter e sfruttando la sua passione per il baseball: gli organizza una partita per far rammaricare Peter per tutte le partite del figlio, a cui egli non ha assistito a causa del lavoro. Peter, che si era infiltrato al porto dei pirati con un travestimento, rimane col cuore spezzato alla vista di suo figlio e Uncino insieme. Sapendo che deve imparare a volare di nuovo per dimostrare il suo valore e salvare i figli, Peter tenta invano finché non incontra la propria ombra, che lo conduce al vecchio rifugio dei Bimbi sperduti originali, dove Trilli confessa di essere innamorata di lui. Peter riesce finalmente a ricordarsi del suo passato, di come fu trovato da Trilli e portato sull’Isola che non c’è, di come ha conosciuto Wendy e di come si è innamorato della sua nipote Moira scegliendo di crescere nel mondo dov’è nato per stare con lei. Rendendosi conto che essere un padre è il suo nuovo “pensiero felice”, Peter riacquista la capacità di volare e la leadership dei Bimbi sperduti quando Rufio lo riconosce come Peter Pan e restituisce la sua spada. Al terzo giorno, come stabilito, Peter e i Bimbi sperduti affrontano Capitan Uncino e i suoi pirati…

Hook_3
Hook e Jurassic Park, anche se in modi un pò differenti, segnano in un certo senso la fine del primo Spielberg, quello delle favole e dei bambini quasi sempre protagonisti di storie che si snodano fra realtà e fantasia, racconti che hanno cullato i desideri più reconditi del regista. Hook, con la sua iniziale atmosfera natalizia e con l’immaginaria Neverland, meravigliosamente ricostruita negli studios, rappresenta lo spartiacque di questa carriera: i bambini come lui non possono sempre restare tali e crescono. Seppur con una sceneggiatura dolce come lo zucchero filato, Hook è un bon-bon confezionato a regola d’arte e consegna al pubblico tre interpretazioni di altissima qualità: Hoffman, Williams e Hoskins sono esilaranti e fenomenali. È invece mediocre l’interpretazione di Julia Roberts, che tanto aveva convinto all’epoca con la sua Pretty Woman. Notevole invece la figura di Nonna Wendy (una Maggie Smith che sembra davvero la versione vecchia dell’attrice) e di Caroline Goodall. Bravi anche i bimbi Kosmo e Scott. La lista dei cameo si spreca: ci sono apparizione da Phil Collins a George Lucas, da Glenn Close a Carrie Fisher. Fra le candidature mancanti ai Hook_4Premi Oscar va segnalata la stupenda colonna sonora di John Williams che è onnipresente per quasi tutta la pellicola e di cui va ovviamente segnalata l’eccitante overture “Flight to Neverland”. Anche se apparentemente melenso e patinato, Hook ha un cuore grande, e grazie alle tematiche affrontate in modo fanciullesco (il tempo che scorre lento ma inesorabile, il momento in cui si diventa padre, i ricordi e la nostalgia) gode, ancora oggi, di una potenza visiva davvero impressionante. Robin Williams, oltre ad un’ennesima grande prova camaleontica, ha la valenza di un Re Mida o della Fata Turchina, dove va il tutto prende vita e splende. Hook, che dopo 27 anni risulta attualissimo, ha ancora la forza di far piangere qualsiasi bambino cresciuto. Sottovalutato ingiustamente.

★★★✬☆

 

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