Ready player one (2018)

rpoRicetta: prendete Willy Wonka spostando l’ambientazione, raccogliete tutti i vostri ricordi dell’infanzia e contestualizzateli in una dimensione 2.0 dove Jim Cameron si è occupato della semina e Spielberg ha innaffiato le piante, un pizzico di Disney, due di Kubrick ed ecco uno squisito timballo di 80’s generation nell’ormai sempre più ampio calderone del retro style. Ready Player One è tutto ciò che un trentenne (ormai forse quarantenne) vuole vedere al cinema per un viaggio nel viale dei ricordi, con una DeLorean digitale che si ritaglia ampio spazio e un’innumerevole quantità di easter eggs posizionate in ogni angolo di ogni ripresa, da scoprire se non è bastata una visione sola. Mastro Spielberg ha quindi l’obbligo di citare oltre che se stesso, anche i suoi figli Robert Zemeckis, Joe Dante e Joe Johnston, oltre che ai suoi contemporanei colleghi George Lucas, John Hughes e Richard Donner, per poi lasciare un geniale tributo al più grande di tutti nella scena dell’Overlook di Shining (probabilmente il momento più divertente del film). Tutto grazie ad un romanzo scritto dal giovane Ernest Cline e ad una sceneggiatura composta a quattro mani dallo stesso Cline assieme a Zak Penn (X-Men 2).
Nel cast troviamo i giovani Tye Sheridan (già visto nel difficile The Three of life di Malick e nel ruolo profondo in Joe) e Olivia Cooke (che aveva un importante ruolo nella bella serie Bates Motel), seguiti dal villain Ben Mendelsohn (Il cavaliere oscuro – il ritorno) e dagli altri giovani Lena Waithe, Philip Zhao e Winn Morisaki. Parti d’eccellenza per il duo Mark Rylance e Simon Pegg.

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Nell’anno 2045 l’inquinamento e la sovrappopolazione hanno rovinato la vita sulla Terra e molte delle sue città sono diventate baraccopoli. Come via di fuga dalle loro vite nelle città decadenti, le persone si immergono nel mondo virtuale di OASIS, dove possono prendere parte a numerose attività per lavoro, istruzione e intrattenimento. Quando il suo co-fondatore e creatore, James Halliday, muore, annuncia tramite il suo avatar “Anorak l’Onnisciente” un concorso in cui i giocatori devono trovare un easter egg all’interno del mondo di gioco, ma per sbloccarlo servono tre chiavi nascoste nei mondi; il vincitore riceverà un quarto di trilioni di dollari e il controllo totale di OASIS. Questo attira un certo numero di Gunters (da egg hunter, “cacciatori di uova”) e la multinazionale Innovative Online Industries (IOI), guidata dal loro nuovo CEO Nolan Sorrento, che impiega i migliori giocatori, i ricercatori di Halliday e i dipendenti a contratto chiamati “Sixers” allo scopo di vincere la gara e privatizzare OASIS. A Columbus, nell’Ohio, Wade Watts è un giovane orfano di 17 anni che vive con sua zia nella baraccopoli e su OASIS è un Gunter conosciuto con il nome di Parzival. Il ragazzo partecipa con il suo amico Aech alla prima sfida di Anorak: una gara automobilistica sulle strade di Manhattan. Durante la gara, Parzival salva una nota Gunter di nome Art3mis dall’essere “azzerata” da King Kong, cosa che avrebbe cancellato la progressione del suo personaggio. Negli archivi virtuali di Anorak, che contengono video-clip che ricostruiscono la vita di Halliday, Parzival ha un’illuminazione derivata da un commento che Halliday ha fatto al suo ex socio in affari, Ogden Morrow, e nella gara successiva ingrana la marcia indietro e scopre una scorciatoia sotterranea fino al traguardo, acquisendo la prima chiave. Art3mis, Aech, così come i giocatori Daito e Sho (amici di Aech), lo seguono subito dopo, apparendo insieme in cima al tabellone segnapunti globale e facendosi conoscere come gli “Altissimi Cinque”. In seguito a questo avvenimento, Sorrento assolda il mercenario i-R0k per eliminare Parzival. Insieme ad Art3mis, Parzival cerca di risolvere il secondo enigma grazie all’indizio ottenuto alla fine della prima sfida. I due scoprono che Halliday aveva dei rimpianti per come si era svolto l’appuntamento con una donna di nome Kira, che in seguito aveva sposato Morrow. Dopo che Parzival vince una moneta per una piccola scommessa con il curatore dell’archivio, Art3mis gli chiede di uscire insieme. In una discoteca di OASIS, i due credono di essere nel luogo giusto per ottenere la seconda chiave, ma i-R0k ascolta Parzival dire ad Art3mis il suo vero nome. Poco dopo giunge l’IOI per eliminarli; dopo che i due riescono a fuggire, Art3mis litiga con Parzival e lei gli rivela che vuole vincere perché il padre morì in un centro “Fedeltà” (dove chi ha contratto debiti con la società lavora con orari massacranti fino a che non li estingue) e lo accusa di essere troppo scollegato dalla realtà. Sorrento, scoperta l’identità di Parzival, chiede a Wade di unirsi a IOI, ma, quando il ragazzo rifiuta, fa bombardare la catasta di case in cui vive sua zia, uccidendo lei e tutti i vicini. Wade viene poi bendato e portato in un nascondiglio di Gunter, dove incontra la reale Art3mis, una ragazza di nome Samantha Cook. Insieme i due risolvono il secondo indizio e…

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Sicuramente il punto debole è la sceneggiatura, non perchè non sia avvincente (anzi) ma perchè, gira che ti rigira, è un Willy Wonka nel futuro: se si bypassa questa considerazione allora è tutto oro quello che Spielberg fa davvero luccicare, poichè le citazioni sono ben diluite e della noia nemmeno l’ombra. Kaminski alla fotografia e Alan Silvestri alle musiche (occhio ai chiari rimandi a Ritorno al futuro) fanno il resto. Ready Player One è un rollercoaster dal quale non si ha voglia di scendere più e sebbene rischia di avere un impatto più su un pubblico adulto che sulla generazione di teenager di oggi, ha tutte le carte in regola per regalare due ore di sano intrattenimento visivo anche agli under 20. Bene così. Mastro Spielberg (non propriamente un figlio degli anni ’80, ma più un padre) dirige un film 60% digitale e 40% reale, un lavoro molto complesso e lungo, soprattutto per l’assemblaggio e per la fluidità, ma tutta la baracca regge eroicamente senza mai traballare: l’entrata al cinema Overlook è una sequenza di altissimo pregio (l’amore mai nascosto di Spielberg per Kubrick), dove l’assenza volto di Nicholson è davvero la ricerca del pelo nell’uovo. Al di là della bravura degli acerbi cinque, va elogiata la prova di Rylance (fresco premio Oscar per Il ponte delle spie) e dei caratteristi Manelsohn e Pegg.
RPO non è un capolavoro, che sia chiaro. Ci ubriaca di immagini, colori, musiche e persino suoni a noi familiarissimi e, con una sbronza addosso si sà, anche le cose più brutte appaiono decisamente migliori. Un’arma che però funziona e che ci fa sentire bambini ancora per una sera. Bene così e nient’altro da aggiungere. (ah si, ho inserito un poster homemade preso sul web che è più fico di quello ufficiale in stile Drew Struzan….chi??? lavatevi le mani e a studiare….)
Buone notizie (?): Cline sta lavorando al seguito del romanzo, ne verrà fuori un degno sequel?

★★★✬☆

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