Harley Davinson & Marlboro Man (1991)

Quando le atmosfere fuHarleymose anni ’80 stavano per lasciare spazio a quelle più traslucide e realistiche degli anni ’90, molti di noi hanno avuto modo di assistere a numerosi canti dei cigni di quella straordinaria decade, magari con Hook – Capitan Uncino (1991) o L’ultimo boyscout (1991), in soldoni quei film che sono figli degli anni ’80 ma arrivati con un pò di ritardo. Fatto sta che devono essere inseriti negli anni ’80 pur non facendone parte. Il regista Simon Wincer (D.a.r.y.l., 1985 – Carabina Quigley, 1990) mette insieme il duo maldestro Don Johnson e Mickey Rourke in quello che potrebbe sembrare una specie di Arma Letale mischiato a Renegade (sì quello con Lorenzo Lamas), che in un certo senso sembra addirittura anticipare la divertente saga di The expendables, di cui lo stesso Rourke ne ha fatto parte anche se non direttamente. Oltre ai due bad boys di Hollywood, troviamo Chelsea Field (moglie di Scott Bakula e co-protagonista proprio de L’ultimo boyscout), Daniel Baldwin, Tom Sizemore, Vanessa Williams, Tia Carrere e Giancarlo Esposito (molti anni prima del suo ingresso in Breaking Bad). Prodotto dalla Metro Goldwyn Mayer ha riscosso uno scarso successo in terra americana ma un buon successo altrove, probabilmente perchè la fama di entrambi i protagonisti era già in fase calante in patria, mentre faceva ancora gola nei mercati internazionali, così come da noi.

Los Angeles, 1996, due amici, Harley Davidson e Marlboro Man, si rincontrano dopo due anni per dirigersi insieme al locale di un loro amico che naviga in cattive acque per colpa dell’esoso affitto da pagare alla Great Trust Bank. Per aiutarlo i due decidono di rapinare un furgone portavalori, con l’aiuto di altri tre amici cresciuti insieme a loro in quel bar, della stessa banca e di donare la refurtiva all’amico barista. Harley_2
Compiuta la rapina scoprono tuttavia che il contenuto del furgone non è denaro ma un nuovo allucinogeno, la Crystal dream; i due diverranno quindi il bersaglio del direttore della Great Trust Bank che metterà alle loro costole alcuni killer senza scrupoli. Perderanno in molti la vita, ed Harley e Marlboro si troveranno da soli…

Wincer ci invita ad uno spettacolo già visto mille volte e il motivo per il quale questo film debba esistere non si è mai veramente saputo. La chimica fra i due attori principale è scarsa e non si sa bene quale sia lo scopo della loro (dis)avventura. Harley Davinson & Marlboro Man è fra i più tristi canti del cigno dell’action anni ’80, zeppo di rimandi alle sceneggiature di Shane Black (ma che hanno ben poco a che vedere), stanco nelle scene d’azione più importanti e romanticamente banale nel suo happy ending da cartolina. La cosa più umiliante è che nel complesso sarebbe potuto essere molto più divertente e scoppiettante, magari con qualche scena un pò più violenta e un improvviso colpo di scena, non so davvero.

L’intento probabilmente era quello di pensionare i personaggi stereotipati come un biker e un cowboy ponendoli contro il potere capitalistico e le organizzazioni segrete che detengono il potere commerciando prodotti illegali: lo stile di vita dei due protagonisti molto virili sembra infatti completamente opposto a quello dei villains che sono vestiti tutti di nero, si muovono quasi fossero telecomandati e agiscono senza quasi proferire parola, in contrapposizione con l’atteggiamento anarchico di Rourke e Johnson. Se volete rivedere questo piccolissimo action, vi consiglio caldamente di virare su L’ultimo boyscout.
★★☆☆☆

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