Fandango (1985)

FandangoNo, ovviamente non si tratta di un’analisi approfondita sulla famosa casa di distribuzione cinematografica di Domenico Procacci (la quale fra l’altro si ispira al nome di questo film). Fandango è una commedia drammatica frutto della collaborazione di Kevin Reynolds (quì soggettista, sceneggiatore e regista) – il quale poi sarà ricordato per i successi di Robin Hood – Principe dei ladri (1991) e Waterworld (1995) – con la Amblin Entertainment di Spielberg, Kennedy, Marshall. Nel cast quindi troviamo Kevin Costner spalleggiato da uno strepitoso Judd Nelson e Sam Robards, mentre in seconda linea ci sono Chuck Bush, Marvin J. McIntyre, Brian Cesak e la bella Suzy Amis che appare solo nella parte finale del film. L’insuccesso iniziale del film al box-office non ne precluse l’attenzione da parte della critica e successivamente è divenuto un film di culto in terra americana. Anche in Italia passò veloce come una cometa, tuttavia è stato riscoperto come un tesoretto degli anni ’80 e uno dei più rappresentativi spaccati statunitensi sulla guerra del Vietnam. Quentin Tarantino lo giudicò semplicemente “uno dei migliori debutti alla regia di tutti i tempi”.

Università di Austin, Texas, 1971. Con la consegna dei diplomi, Kenneth e Gardner ricevono la lettera di arruolamento per il Vietnam, tanto che il primo annuncia la rottura del fidanzamento con Debbie, ex ragazza del suo compagno. Gardner, scapestrato ma intraprendente, lo invita con Dorman, Phil e Lester (che dormirà praticamente per tutto il film) a partire con una Cadillac alla volta del confine col Messico, dove erano stati qualche anno prima, per disseppellire un certo Dom. Fandango_3
Rimasti senza benzina in piena prateria, hanno la malaugurata idea di farsi trascinare con un cavo da un treno in transito, il quale naturalmente strappa via una parte della carrozzeria lasciandoli sul posto. Giunti a spinta ad una stazione di servizio ed in attesa di poter ritirare l’auto solo l’indomani, i protagonisti trascorrono il sabato sera con delle ragazze del luogo, divertendosi a giocare in un cimitero, lanciandosi dei petardi. La vista degli effetti pirotecnici e della lapide di un caduto, prospetta loro lo scenario di guerra che li attende. Dopo avere pernottato sotto i resti del set del film Il gigante i nostri sono di nuovo in viaggio, quando un inquadrato Phil ha un diverbio con Kenneth e Gardner, accusandoli di codardia, convinto di una loro intenzione di disertare in Messico. Gardner gli fa capire che la persona da compatire è proprio lui. Ferito nell’orgoglio, Phil tenta di smentire quando casualmente si trovano davanti ad una scalcinata scuola di paracadutismo, invitando così il loro amico a tentare un lancio…

Alimentato da una colonna sonora da brividi che alterna tracce dagli Steppenwolf a Carole King, da Pat Metheny a Keith Jarrett, Fandango è una originalissima opera prima di Kevin Reynolds, il quale dimostrerà avere le carte in regola per dirigere film potenti e non privi di morale. Fandango_4Fandango rappresenta l’altra faccia del Vietnam, quella di quei ragazzi che hanno volontariamente rinunciato a partire per servire la patria ma che dovranno misurarsi con le loro coscienze, tra l’addio alla giovinezza e l’alba dell’età adulta dove fanno paura sia i doveri che i piaceri. In questa storia, fatta di panoramiche mozzafiato e malinconici tramonti nel caldo deserto degli stati del Sud (Texas, Oklahoma, California…), protagonista indiscussa è la strada che ancora una volta indossa i panni sia della libertà sia dello specchio dell’anima: intesa come un viaggio, la strada, priva di una precisa destinazione, riesce infatti a rappresentare la via d’uscita dall’ombra oscura di una guerra che sembra non finire più e un percorso di psicanalisi che, miglio dopo miglio sembra delineare la soluzione per ciascuno dei viaggiatori, dal più mite al più ribelle. La comicità stralunata del film di Reynolds ha MSDFAND EC004la capacità di regalarci delle gag molto divertenti ma che nascondono come in un gioco di prestigio il volto del dramma bellico e del futuro che prima o poi deve essere affrontato. Se la musica di Alan Silvestri si dimostra all’altezza, la fotografia di Thomas Del Ruth è davvero splendida.
Fandango è un titolo che va ritrovato e riposto con cura sullo scaffale, è un film che sorpassa i confini del tempo e assieme a Il grande freddo (1983), con cui ha una curiosa affinità, rappresenta una pellicola adulta capace di essere rivista più volte senza mai perdere il fascino che la contraddistingue.

★★★★

 

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