A volte ritornano (1991)

A volte ritornano_0Quando il sesto e odiatissimo episodio della serie Venerdì 13 (1986) diede un ulteriore incremento degli incassi alla  prolifica saga, la strada del regista (anche attore) Tom McLoughlin sembrava decisamente spianata. Oltre a dirigere il leggero film fantastico con Phoebe Cates, Appuntamento con un angelo (1987) e il discreto The Unsaid – Sotto silenzio (2001) con Andy Garcia e Teri Polo, fu anche il regista del film il cui titolo è diventato più famoso perchè divenuto un modo di dire: il titolo in questione è A volte ritornano e l’anno è il 1991.
Sometimes they come back è in realtà una storia risalente al 1974 facente parte della raccolta Night Shift pubblicata solo nel 1978, più o meno l’anno in cui il nome di King iniziava a spopolare veramente. Se la sceneggiatura è affidata a alle mani di Mark Rosenthal e Lawrence Konner, la lista della spesa grava sulle spalle dell’allora capacissimo Dino De Laurentiis. Nel cast troviamo il sempre bravo Tim Matheson, il troppo sottovalutato Robert Rusler, Brooke Adams, Chris Demetral, William Sanderson, Nicholas Sadler e Robert Hy Gorman.
Anche se esistono ufficialmente due seguiti di questa pellicola entrambi sono narrativamente distaccati dalla novella originale.

A volte ritornano_2

Jim é un insegnante di letteratura. Per motivi di lavoro è costretto a trasferirsi con la sua famiglia nella città dove ha trascorso la sua traumatica infanzia. Da bambino Jim e suo fratello maggiore Wayne vennero aggrediti in un tunnel ferroviario da un gruppo di teppisti. Wayne perse la vita accidentalmente per mano del capobranco, Jim si mise in fuga mentre 3 dei 4 teppisti vennero investiti da un treno in corsa. Sconvolti dal terribile lutto il piccolo Jim e i suoi genitori abbandonarono per sempre la città. Ora, ormai maturo è costretto a ritornare con la sua famiglia nello stesso luogo che segnò la sua vita per sempre e dove lo attende il suo passato: i tre malviventi che uccisero suo fratello Wayne sono tornati per la resa dei conti…

Sebbene questa storia sospesa fra le paranoie dei bambini perdenti di It e le suggestive immagini di Stand by me, il film di McLoughlin non è classificabile come un vero horror ma più come una disavventura dai sapori fantastici che assieme al ben più cupo La metà oscura (1992) diventa uno dei migliori esempi di fotografia per gli adattamenti alle storie del maestro del brivido. Tuttavia anche se si può contare sulla presenza di un valido binomio composto da Tim Matheson e il giovane Robert Rusler, il film non mantiene le promesse perchè spacciandosi per un thriller sovrannaturale dai connotati inquietanti si dimostra più debole di quanto si immagini, dova se la figura del docente Matheson è caratterizzato in modo da apparire simile ai tanti protagonisti di molte storie di King, il bullo Lawson di Rusler è in un certo senso la versione più adulta dello spietato Henry Bowers di It (1990). A volte ritornano_3Sono quindi più le atmosfere a fare di più la voce grossa, la splendida fotografia di Bryan England è una gioia per gli occhi, capace di rendere onore ai romanzi di King e al suo amatissimo Maine, con le sue lunghe autunnate e i pomeriggi corti e freddi.
Insomma questo adattamento vale la pena di essere visionato se si sono amati i vari miniserial It o The Tommyknockers (1993) o anche Stand by me più che il sanguinario Carrie lo sguardo di Satana (1976) o il disturbato Misery non deve morire (1990). King non ha avuto molta fortuna nei suoi adattamenti e questo lungometraggio ne è la conferma. Statico e con un motore a singhiozzo regala qualche spunto interessante ma nulla di più.

★★✬☆☆

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