Il treno (1989)

il treno_0Tempo fa mi sono ritrovato a dover aspettare un paio d’ore per una visita medica (i tempi dei medici) e mi sono imbattuto in questo film diretto da tale Jeff Kwitny (praticamente ignoto cineasta che ha avuto più fortuna negli anni ’90 per aver scritto sceneggiature di episodi come Mucca e pollo e gli Animaniacs). Girato in fretta e in furia a cavallo fra il 1988 e il 1989 è una produzione Italo-statunitense-jugoslava e che vede la partecipazione di Bo Svenson, attore svedese trapiantato negli USA e presto reclutato in film di serie B per poi essere ripescato da Tarantino nei suoi recenti lavori. Il resto del cast è un’accozzaglia di pseudo-attori prestati a fare le parodie di vere caratterizzazioni di veri film horror: sì perchè qui siamo in un territorio ben diverso, questo è trash-horror. Insomma, Svenson e la compagnia dei presunti attori si ritrovano a dover accontentare le voglie di Kwitny e di Ovidio Assonitis (ma sì dai, il regista di Tentacoli, altro B-movie post Lo squalo…), che arrivato sul fondo del barile a cercare idee si è arreso al soggetto della signora Sheila Goldberg, la quale credo facesse uso di pessime droghe. Ma torniamo al film…il treno_2
Ovviamente mai uscito nei cinema è stato distribuito direttamente in home-video e negli States con il nome di Beyond the door III, titolo che venne utilizzato in passato per la mediocre emulazione nostrana all’immortale L’esorcista (1973) intitolata Chi sei? (1974), roba sempre di Assonitis, e di Schock (1977) del maestro Mario Bava. Quindi, ricapitoliamo: il primo Beyond the door racconta L’esorcista (versione spaghetti-mandolino), il secondo è semplicemente un film (nel senso buono del termine), il terzo beh…ora ne parliamo.

Il gruppo più sfigato di universitari californiani specializzandi in costumi sociali e cabala ha la possibilità di visitare la Jugoslavia e studiare gli antichi riti del popolo a partire da un povero villaggio. A capo della spedizione ad attenderli all’aeroporto di Belgrado è il Professor Andromolek (Bo Svenson). I ragazzi però non riescono a fare in tempo a capire che sono tutti designati sacrifici umani per un rito malefico che punta alla nascita dell’Anticristo. Scappati dal villaggio e decisi a tornare a Los Angeles devono prendere un treno diretto a Belgrado, ma è proprio il treno il luogo peggiore in cui potevano incappare…

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Bisogna partire con il presupposto che stiamo parlando di un film che, a occhio e croce, sarà costato 43.000 lire di cui almeno 40mila andate nelle tasche dell’unico vero attore presente (Svenson). Devo ancora capire il perchè registi del calibro di Kwitny o anche il grande Marfori (Il bosco 1) tanto per citarne un altro – ma la lista è davvero lunga – hanno il problema di non stabilizzare la cinepresa durante le riprese: e non mi vengano a dire “perchè stavamo sul treno eh…”. Oltre ad un’incompresibile scelta di attori davvero pietosi (Sarah C. Ciminera in primis) va anche analizzata la sceneggiatura perchè, come quasi sempre accade in questi casi, appaiono delle lacune narrative davvero inquietanti. Capire come una maledizione segua una ragazza destinata a diventare la madre del figlio del Diavolo, prima in un villaggio, poi per le terree poi su un treno, non si è capito bene. Già il treno, un mezzo in corsa che in pratica diventa inarrestabile e che viola anche una dozzina di regole di fisica elementare (tipo che si fa una cinquantina di chilometri senza binari sotto e si ricongiunge felicemente ad essi dopo una gitarella nei boschi fra zone paludose e alberi alti una decina di metri!!?!?!?!?!?!?) e che riesce a decapitare con la sua goffa locomotiva anche i due poveracci che non erano riusciti a salire assieme ai loro compagni (scena che merita di essere rivista perchè non si sa come il treno compia quello che, secondo il tragitto, sembra un impossibile geografico). il treno_4A spargere benzina sul fuoco è la protagonista di questa storia, la cara Beverly (Mary Kohnert), che ha la voglia di un’impiegata ministeriale a 5 giorni dalla pensione anche quando le muore quello che poteva essere il ragazzo che le piaceva. Insomma un bel canile al lavoro su un treno di gente (forse) jugoslava, che a un certo punto sparisce dalla storia: cioè sta gente sta sul treno in varie carrozze, poi svanisce nei meandri della nebbia. L’azienda ferroviaria serba ci regala i momenti più allucinanti, visto che la distribuzione internazionale ha deciso di omettere i sottotitoli: quindi oltre a massacrarti le palle di vedere sto treno che fa smanovre di fantozziana memoria, taglia teste della gente e ogni tanto inserisce il “turbo boost” di SuperCar, ti puoi anche regalare una bella 40 minuti di lezione di serbo con dipendenti ferroviari impanicati che non sanno del perchè la corsa de sto treno non si aresta.

Dulcis in fundo, finale a doppio strato con classico fermo immagine e titoli di coda biancastri alla Lambertone Bava. Ragazzi il treno è un film speciale. che mi ha fatto ridere in un momento in cui c’era poco da ridere. Recuperatelo, ubriacatevi (o anche altro) e vedetelo insieme a degli amici. Fa veramente pena e ne vale la pena.

✬☆☆☆☆

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