L’inferno di cristallo (1974)

inferno di cristallo_0Il 1974 apre ufficialmente il periodo cinematografico catastrofico, o meglio, il primo periodo (saranno circa tre). Tanti i titoli che andrebbero ricordati, tante le serate passate a gustarci prodotti genuini come Airport ’75, Terremoto, Tentacoli, Uragano, ma senza dimenticare il più redditizio Lo squalo (1975). Negli anni settanta se ne sono viste di cotte e di crude e, come già detto prima, si dovrà attendere il 1996 per sederci nuovamente nelle sale dei cinema per goderci robe come Independence Day, Twister o Dante’s Peak. Questo genere, notoriamente redditizio – sempre che alla produzione ci siano magnati disposti a pagare tanto, altrimenti il rischio è quello di generare un film della Asylum – è stato iniziato dal classico di John Guillermin, L’inferno di cristallo, pellicola figlia dell’incontro tra il romanzo La torre di Richard M. Stern e L’inferno di Cristallo di Thomas N. Scortia e Frank M. Robinson. Il film prodotto da Irwin Allen (considerato il “maestro del disastro”, per la sua attinenza con il genere), vede la coppia di sex symbol Paul Newman e Steve McQueen dividersi la posta principale, ma al loro fianco c’è un cast stellare che ci fa intuire la qualità del prodotto: William Holden, Faye Dunaway, Fred Astaire, Susan Blakely, Jennifer Jones, O. J. Simpson, Robert Vaughn, Robert Wagner, Susan Flannery, Richard Chamberlain, Gregory Sierra, senza nemmeno citarli tutti. Pagato ben 14 milioni dell’epoca, ne incassò 116 solo nel nord America (si presume ne abbia incassati circa 150 in tutto).inferno di cristallo_4

A San Francisco nel periodo natalizio è in programma l’inaugurazione dell’edificio più alto del mondo (138 piani e 550 metri d’altezza): il grattacielo è stato realizzato dall’imprenditore James Duncan su progetto dell’architetto Doug Roberts. Alla cerimonia di inaugurazione presenziano circa 300 vip, tra cui il sindaco Ramsay e il senatore Parker; già prima dell’inizio della cerimonia Roberts si accorge che l’impianto elettrico non risponde ad adeguati standard di sicurezza e accusa di ciò il genero di Duncan, Roger Simmons, il quale, da responsabile dei lavori elettrici, ha utilizzato materiali scadenti per risparmiare sui costi. I timori di Roberts si tramutano in realtà quando il surriscaldamento di alcuni cavi provoca un cortocircuito all’81º piano dell’edificio, in un magazzino nel quale è custodito materiale infiammabile. La festa ha inizio ma l’incendio procede indisturbato in quanto neppure i sensori automatici ne rilevano la presenza e, di conseguenza, l’impianto di spegnimento non viene messo in funzione. Solo qualche ora più tardi, osservando del fumo uscire da sotto la porta del magazzino tramite una telecamera di sicurezza a circuito chiuso, il personale della centrale di controllo si accorge del problema e Roberts viene subito avvertito: questi si reca quindi sul posto insieme a un proprio collaboratore, Will Giddings, per un sopralluogo. inferno di cristallo_2Lì si trova anche un addetto alla sicurezza, che apre la porta; i due non fanno in tempo ad avvertirlo di non aprirla, perché l’afflusso di ossigeno potrebbe rinvigorire un eventuale focolaio: così infatti succede, e una vampata improvvisa di fuoco colpisce Giddings ustionandolo gravemente. Giddings morirà più tardi in ospedale, e sarà solo la prima vittima della serata.
Roberts riferisce a Duncan dell’incendio, insieme alla necessità di evacuare il salone delle feste, ma questi si rifiuta di farlo; nel frattempo giungono sul posto i vigili del fuoco al comando del capitano Mike O’Halloran; resosi conto della gravità della situazione, O’Halloran ordina a Duncan l’immediata evacuazione del palazzo; viene organizzato un piano di salvataggio attraverso l’ascensore rapido. Il piano ha successo finché le fiamme non ne rendono più consigliabile l’uso: un ulteriore gruppo, ignorando le raccomandazioni e tentando di mettersi in salvo, lo usa ugualmente quando il fuoco ha oramai raggiunto le trombe spargendosi tramite finiture e suppellettili infiammabili, e i fuggitivi non hanno scampo…

Con ben otto candidature agli Oscar, il film di Guillermin se ne portò a casa tre (miglior fotografia, miglior montaggio e miglior canzone), ma fu la candidatura di Fred Astaire che rese tutti più felici. L’allora settantacinquenne attore ballerino, non aveva mai ricevuto la chiamata dall’Academy e nonostante il premio venne vinto da Robert De Niro per la magistrale interpretazione di Vito Corleone ne Il padrino parte II, Astaire vinse comunque il Golden Globe. inferno di cristallo_3
Comunque sia, la pellicola (molto lunga, ben 165 minuti) è una spettacolare avventura drammatica ottimamente girata e con vari colpi di scena, un livello molto alto di tensione e una splendida performance dei due protagonisti, che si ritagliano perfettamente le due fette principali della torta del casting senza togliere spazio alle tante interpretazioni di contorno, una su tutte quella di William Holden, eccellente come sempre. L’inferno di cristallo non deve dire nulla di incredibilmente nuovo, ma il modo in cui lo fa è impeccabile: senza fronzoli, grezzo ed elegante, crudele e adrenalinico, proprio come lo è stato quel genere in quel periodo. Non sono le fiamme e lo spaccarsi dei vetri ad eccitare lo spettatore, non sono le performance dei due attoroni a farci divertire, il vero spettacolo è fornito dalle storie dei vari personaggi che in un certo modo si intrecciano quasi come si trattasse di una soap opera ma che non avrà tempo di materializzarsi per l’avanzare del mostruoso incendio. Punta di diamante, la scena dell’ascensore esterno trasportato con il cavo.inferno di cristallo_5
L’inferno di cristallo è sostanzialmente una colonna dell’intrattenimento e ancora oggi, a distanza di 46 anni, ha da dire la sua.

Curiosità: sarà molto difficile, ma bisognerebbe reperirlo con il suo doppiaggio originale poichè la Warner ha distribuito una versione ridoppiata per la tv nel 2003. Si passa in soldoni da voci come Peppino Rinaldi, Sergio Rossi, Giorgio Piazza, Renato MOri e Sergio Fiorentini a quelle più moderne come Gino La Monica, Massimo Corvo e Christian Iansante.

★★★★☆

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