Il padre della sposa (1991)

Il padre della sposa_0Remake del piacevole film diretto da Vincent Minnelli del 1950 con protagonisti Spencer Tracy, Joan Bennett e un’allora giovanissima Liz Taylor, Il Padre della sposa diretto da Charles Shyer – che allora aveva girato assieme alla qui presente Diane Keaton Baby Boom nel 1987 – fortifica la carriera di Steve Martin, che dopo il comedy-drama Un biglietto in due (1987) e il discreto Parenti, amici e tanti guai (1989), si ritrova ad affrontare una pellicola sentimentale e brillante. Al suo fianco, come gia detto Diane Keaton, la bella Kimberly Williams, Kieran Culkin, George Newbern, B.D. Wong e l’amico di vecchia data del protagonista Martin Short, qui nei panni di un eccentrico coordinatore di matrimoni. Sebbene si trattasse di un remake, il Padre della sposa si rivelò un successo ai botteghini: 90 milioni di dollari di incasso per un budget di 20 e i membri del cast artistico e tecnico si ritrovarono quattro anni dopo per la lavorazione del seguito, questa volta opera originale.

George Banks è un cittadino americano di classe medio-alta, titolare di un’azienda produttrice di scarpe. La sua vita tranquilla e ordinaria viene sconvolta quando, tornata a casa dopo un dottorato di ricerca post-laurea a Roma, sua figlia ventiduenne Annie sciocca tutti annunciando il suo matrimonio con Bryan McKenzie, esponente di una ricca famiglia. George non riesce a immaginare la sua vita senza la figlia prediletta e comincia così ad assumere atteggiamenti strani ed esagerati, sotto gli occhi esterrefatti di Annie e del futuro genero, della moglie Nina, del figlio minore Matty, e dei futuri consuoceri John e Joanna. Il padre della sposa_2La situazione peggiora ancora quando la moglie e la figlia decidono di organizzare il ricevimento in casa, affidando i preparativi delle nozze all’eccentrico coordinatore di matrimoni Franck Eggelhoffer: questi metterà a dura prova i nervi di George con il costo in continua crescita del matrimonio, tanto da farlo arrivare a finire in prigione a causa di una scenata in un supermercato per il costo di una confezione di hot-dog. Rendendosi però conto di aver toccato il fondo, George capisce finalmente che sua figlia è cresciuta e che sia giunto il momento di lasciarla andare…

Il ripescaggio di un tema così scottante (almeno per i padri di una primogenita) e il fatto di riproporlo in un contesto assai più moderno rispetto alla fine degli anni ’40, si rivela un successo. Nancy Myers (sceneggiatrice, produttrice e co-regista non accreditata) e Chares Shyer danno ampio spazio ad un ottimo Steve Martin, attore comico ma mai sopra le righe che si diletta nel mixare con le sue facce gigione ilarità e malinconia, toccando le giuste corde emozionali di pubblico unisex. A dare una grande mano è la sua spalla, una bellissima e sorridente Diane Keaton che con il suo fascino composto e la maturità di donna che rivive la sua spensierata giovinezza attraverso gli occhi di una splendida (ma un pò impacciata) Kimberly Williams, Il padre della sposa_1i momenti che avevano portato lei all’altare con il suo incredulo marito. Il personaggio di George Banks è sicuramente colorato dall’acting di Martin ma il messaggio di padre che deve lasciar andare sua figlia verso l’età adulta passa in modo perfetto. È infatti un gioco di alchimie questo remake, dove le interpretazioni e le loro interazioni regalano 90 minuti gradevoli senza mai strafare. La regia di Shyer non si allontana mai dalle tipiche scelte della Myers, quindi sembra di trovare un’ambientazione familiare sospesa fra un John Hughes d’annata e la leggiadria del miglior Garry Marshall.  Insomma, difficile chiedere di più da una trama semplice. A dare lustro al tutto ci pensa un carismatico Martin Short, wedding planner dal linguaggio quasi incomprensibile (memorabile doppiaggio di Mino Caprio), che non farà altro che aumentare le ansie di Banks. Nota di merito va anche al piccolo ruolo affidato a Kieran Culkin, fratello di Macaulay. Musiche di Alan Silvestri.

★★★✬☆

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