Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004)

Azkaban_0Il terzo capitolo di una delle saghe entrate di diritto nella storia del cinema, sia per la mole di successo che ha riscontrato al botteghino, sia per il cosiddetto fandom, sia per la pregevole fattura che ne ha contraddistinto ciascun atto (8 film), è una netta svolta che inizialmente ha spiazzato qualunque spettatore. La regia passa dalle sapienti ma commerciali mani di un tecnico competente come Chris Columbus (Mamma ho perso l’aereo, Mrs. Doubtfire) in quelle dell’indipendente stella nascente Alfonso Cuaron, artista messicano che qualche anno dopo conquisterà il red carpet con il talentuoso Gravity (2013), unico non-britannico ad aver diretto un capitolo della saga di Harry Potter. Cuaron dirige quindi questa terza avventura sotto l’occhio vigile del produttore David Heyman, dello stesso Columbus e di Mark Radcliffe, porta in azione la sceneggiatura di Steve Kloves e ovviamente tutto il cast dei precedenti episodi a cui si aggiungono stavolta Gary Oldman, David Thewlis, Timothy Spall e Michael Gambon che sostituisce lo scomparso Richard Harris nel fondamentale ruolo del saggio Albus Silente.
La fatica di Cuaron esce nei cinema il 4 giugno del 2004 portando alle casse della Warner un bottino di oltre 795 milioni di dollari a fronte di un budget di ben 130 milioni. A questo si aggiunge una cospicua vendita di gadget e home video.
Di rilievo anche l’ennesima candidatura agli Oscar per Sir John Williams (colonna sonora) e un’altra a Tim Burke per gli effetti speciali.

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Dopo il secondo anno ad Hogwarts, Harry Potter è tornato a trascorrere le vacanze estive dai Dursley. Un giorno viene a trovarli la sorella di zio Vernon, Marge, che, odiando Harry quanto lui odia i Dursley, lo umilia ripetutamente e insulta i suoi genitori finché egli, perdendo la calma, la gonfia accidentalmente con la magia, per poi scappare di casa. Fermatosi sul ciglio della strada, gli si avvicina un grosso e misterioso cane nero, che sembra volerlo attaccare, quando compare un autobus molto particolare, il Nottetempo, un mezzo di trasporto simile agli autobus di Londra, ma con tre piani e colorato di blu. Questo autobus che soccorre durante la notte i maghi in difficoltà è invisibile ai babbani. Il Nottetempo lo porta al Paiolo Magico, dove incontra il Ministro Caramell (che lo rassicura sul fatto che non verrà punito per aver gonfiato la zia, sgonfiata e con la memoria alterata, essendo stata magia accidentale), i suoi due migliori amici, Ron ed Hermione (che ha preso un gatto, Grattastinchi), la famiglia Weasley ed in particolare Arthur Weasley, che lo avverte del pericoloso assassino Sirius Black, seguace di Voldemort ed evaso da Azkaban, la prigione dei maghi, per finire il lavoro del suo padrone: ovvero uccidere Harry.
Pronti per il nuovo anno, Harry, Ron ed Hermione salgono sul treno per Hogwarts e trovano posto in uno scompartimento già occupato dal professor R. J. Lupin, rannicchiato in un angolo a dormire. Durante il tragitto però il treno si ferma e una misteriosa e fluttuante figura incappucciata entra nello scompartimento di Harry, che poco dopo sviene. Al suo risveglio, Lupin (che ha scacciato la creatura) gli spiega che quell’essere era un Dissennatore, una guardia di Azkaban, in cerca di Black, Azkaban_2che si nutrono della felicità altrui fino a renderli gusci vuoti. Giunti al castello sono molte le novità, prima fra tutte la nomina di Lupin a nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure e quella di Hagrid a insegnante di Cura delle Creature Magiche. Inoltre, a causa di Sirius Black, la scuola viene messa sotto sorveglianza dai Dissennatori per ordine di Caramell.
A differenza di Harry e Ron, che tra le materie facoltative seguono solo Cura delle Creature Magiche e Divinazione, insegnata da Sibilla Cooman, Hermione sceglie paradossalmente di frequentare tutte le materie a scelta nonostante alcune di queste abbiano in comune gli stessi orari, ma che lei riesce a seguire senza problema alcuno. Durante la prima lezione di Divinazione sulle foglie di tè la Cooman, sconvolta, si accorge che nella tazza di Harry è simbolicamente raffigurato il Gramo, un mostruoso cane nero considerato presagio di morte…

Se per i primi due capitoli della saga diretti da Chris Columbus si potevano avvertire momenti gioviali e una corposa gamma di colori, segno di una fase improntata sulla fanciullezza dei tre piccoli protagonisti con sfavillanti tracce melodiche pompate alla grande da Williams, con questo terzo atto Cuaron segue il cambio di rotta voluto da Kloves e la mano del talentuoso regista messicano la si nota sin dalla prima scena con un logo della Warner che si avvicina verso lo schermo (tecnica che sarà adottata in tutti i film della serie) privo del colore dorato che lo contraddistingue e curiosi stacchi di scena a mo di film muto anni ’20, Azkaban_3per non parlare di una fotografia assai più grigia rispetto ai toni circensi delle opere di Columbus. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è il vero film del cambiamento della saga, l’avventura in cui i bambini sono diventati adolescenti (fra le riprese del secondo e del terzo film ci passano quasi due anni e mezzo) e dei momenti goliardici dei primi due capitoli resta ben poco. L’aria di qualcosa di più spaventoso si fa più pesante e l’intero cast tecnico lavora senza mai dimenticarsene. L’infedeltà di alcune scelte narrative (tagli al romanzo della Rowling) si notano sicuramente ma l’opera non ne risente, probabilmente per una scelta accurata delle macro e delle micro storie che riescono a ruotare in modo eccellente sotto il profilo di un editing intelligente e un ritmo crescente.
Se l’ingresso di Gary Oldman (bravissimo nel saper guidare il suo Sirius Black da assassino folle a personaggio positivo) è un prevedibile pollice in su, bisogna spendere un plauso più forte per due “operai” come Thewlis e Gambon: il primo per la sagacia con cui nasconde il suo segreto e si fa apprezzare per come si coccola Harry, il secondo ovviamente Michael Gambon che rende decisamente più dinamico il vecchio Silente (Harris purtroppo non poteva fare uso del suo fisico debilitato) e i fan hanno sempre apprezzato il secondo preside rispetto al primo, più attivo più sul pezzo.

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“Azkaban” non stacca mai l’interruttore, non annoia e viaggia spedito verso una folle seconda parte, che in alcuni momenti ci ricorda quel magnifico secondo tempo di Ritorno al futuro II (1989), una corsa contro il tempo per cambiare il corso degli eventi. La capacità di far convivere una quantità spaventosa di personaggi in un arco temporale di 142 minuti è già di per se un’impresa, figuriamoci se tutto questo avviene in un contesto dove anche la storia non perde mai la via maestra.
Da menzionare anche la divertente scelta per i titoli di coda.

★★★★☆

5 risposte a "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004)"

  1. grande film, l’ho rivalutato alcuni anni fa
    secondo me però il vero stacco c’è nel quarto, ora ci sono ancora alcune gioie mentre dal 4 in poi veramente è un mortorio

    ps: certo che vedere la scena di piton che protegge il trio, a vederla da ferma si nota proprio che è un set LOL

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    1. Io non sono un grandissimo fan di questo episodio, non mi piace la regia di Cuaron, però bisogna apprezzarne l’originalità e il distacco forte da quella di Columbus (i primi due HP a volte sembrano parenti di Mamma ho perso l’aereo). Io preferisco il quarto film dove si assiste alla prima vittima, il che lo rende più avvincente. E poi c’è Brendan Gleeson che fa il panico hahahaha

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