Candyman – Terrore dietro lo specchio (1992)

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Appassionato di cinema si da quando era un bambino, il britannico Bernard Rose, ottiene la notorietà con l’atipico Paperhouse – La casa ai confini della realtà (1988) dopo aver diretto alcuni video per MTV. L’anno della svolta è sicuramente il 1992 con l’horror Candyman, film che regala il successo anche agli attori Virginia Madsen e Tony Todd grazie anche ai quattro riconoscimenti ai Saturn Awards. La pellicola riprende una vecchia storia partorita dalla mente diabolica di Clive Barker (Hellraiser) conosciuta con il titolo The forbidden e inserita nei suoi Libri di Sangue del 1978. Nel cast vanno menzionati anche Xander Berkeley, Vanessa Williams, Karsi Lemmons, Ted Raimi e Gilbert Lewis. Costato 8 milioni dollari ne ha incassati 26 solamente negli Stati Uniti. Esistono due seguiti: Candyman 2 – Inferno nello specchio (1995) e Candyman – Il giorno della morte (1999) oltre al remake del 2021.

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Nella speranza di trovare una storia valida per una ricerca universitaria, la bella studentessa Helen Lyle, tra storie di coccodrilli che si nascondono nelle fogne e di babysitter cannibali, si imbatte in una leggenda urbana più interessante del solito. È la storia di Candyman, un fantasma di un uomo di colore rimasto vittima di un linciaggio razzista che ha un uncino al posto della mano e che attende che qualcuno dica cinque volte il suo nome per poterlo uccidere ed accrescere il suo mito. La giovane ricercatrice si mette sulle sue tracce assieme ad una collega andando a curiosare nei bassifondi di un quartiere afroamericano iniziando a comprendere che potrebbe esserci un nesso fra le storie che si tramandano su Candyman e alcuni omicidi avvenuti nella realtà.
La ragazza sarà braccata dalla polizia quando inizieranno a verificarsi strane uccisioni e lei sarà vista come colpevole…

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È praticamente alla luce del sole la differenza fra le storiche saghe Nightmare on Elm street, Venerdì 13 o Halloween e questo Candyman. Il distacco fra vittima e carnefice è annullato da un anomalo e ambiguo rapporto che si crea via via e che ricorda per certi versi quel dramma vissuto da Dracula e Nina. Candyman non è solamente un serial killer, è un’entità tormentata, una furia omicida ma che è stata vittima in passato di un atto razzista ed è proprio il razzismo che sta alla base di una storia diversa, profonda, a tratti raffinatissima, dove convergono temi come ceti sociali, degrado urbano, folklore, discriminazione e amore. La ricerca del personaggio di Helen serve ad abbandonare le certezze del mondo che la maggior parte di noi conosce e ad addentrarci in una realtà fatta di cemento, di miseria e di marciume, dove la povera gente può contare sulla forza del branco e combattere il sistema grazie anche a personaggi immaginari come Candyman, figure che fanno da angeli custodi e da incubi notturni.

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Il film di Rose è potente, poetico e gotico – in un modo assai urbano – spinto da una colonna sonora che resta impressa (Philip Glass) e da una fotografia fredda e distaccata (A.B. Richmond), uno slasher unico nel suo sottogenere, non gioca con lo spettatore solo per intrattenerlo, è adulto e sognante. Resta un b-movie, certo, ma ha un fascino unico.
Come detto all’inizio ci sarà modo di vedere cosa combineranno con l’atteso remake, certamente si può dire che i sequel realizzati negli anni a venire non godono della stessa intensità e tradiscono chi ha ammirato questa storia d’amore, mistero e sangue.

NOTA: da evitare il dvd distribuito da Universal, il ridoppiaggio è abominevole.

★★★✬☆

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