Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (1993)

RH_0Anche se vivo e vegeto alla veneranda età di 95 anni, Mel Brooks ha chiuso la sua storica bottega nell’ormai lontano 1996 l’anno in cui diresse il mediocre Dracula morto e contento, con protagonista il compianto Leslie Nielsen. Pioniere del genere demenziale ha dato probabilmente il suo meglio nell’anno di grazia 1974 (Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Frankenstein Junior) e con Balle spaziali (1987), quest’ultimo non un successo immediato.
Dopo il passo falso di Che vita da cani (1991), Brooks torna alla parodia storica rispolverando il personaggio di Robin Hood dando la parte del leggendario ladro di Locksley a Cary Elwes, che si era fatto apprezzare sia nel fantasy La storia fantastica (1987) che nel divertente Hot Shots! (1991) al fianco di Charlie Sheen e Lloyd Bridges. Nel cast troviamo un’altra ottima mestierante della commedia, la bella Amy Yasbeck, Richard Lewis, Roger Rees, Dave Chappelle e la solita schiera di cammeo, tipica del genere demenziale.
Robin Hood – Un uomo in calzamaglia uscì nei cinema il 28 luglio del 1993 e non si rivelò un successo come fu per altre pellicole, ma proprio come per Balle spaziali racimolò fan negli anni a venire.

Il prode Robin di Locksley, tornato a nuoto dalla Terrasanta fino al suo castello in Inghilterra dopo essere fuggito dalle prigioni di Gerusalemme, si trova davanti ad un’amara sorpresa: le terre della sua famiglia, che durante la sua permanenza all’estero è stata sterminata da un’incredibile congiuntura di eventi sfortunati, sono state infatti espropriate dai creditori in pagamento delle tasse arretrate. Dopo aver salvato un ragazzo di colore, RH_3Etcì, figlio del suo compagno di fuga Starnit e giunto in Inghilterra aver recuperato il suo fedele servitore cieco Bellosguardo, Robin si rivolta contro il piagnucoloso principe Giovanni e il suo fidato tirapiedi, lo sceriffo Smervino di Ruttingham, e chiama a raccolta i popoli oppressi dalla tirannia del principe. Nascono così gli “Allegri Compagni della Foresta”, capitanati da Robin Hood e dal suo fido secondo, il tonto Little John.
Frattanto, alla corte del principe Giovanni, la nobile Lady Marian di Batman sogna l’arrivo dell’uomo che le ruberà il cuore e, soprattutto, le porterà finalmente la chiave della sua cintura di castità in acciaio inossidabile. Resistendo ai rozzi tentativi di corteggiamento da parte dello sceriffo di Ruttingham, la fanciulla si innamora di Robin e tenta di salvarlo dalla trappola che lo sceriffo ha ordito per catturarlo: con l’aiuto del mafioso Don Giovanni, Ruttingham trama infatti di attirare Robin in un torneo di tiro con l’arco e di farlo uccidere a tradimento dai sicari di Don Giovanni.
Naturalmente, Robin non è in grado di resistere alla sfida e partecipa al torneo, durante il quale viene catturato e condannato a morte…RH_2

Per quanto affetto si possa provare per il regista e il suo inconfondibile linguaggio, l’intera durata del film è accompagnata da un senso di fiacca continua, dove le scene in cui si ride (poco) si contano sulle dita di una mano e quelle in cui si dovrebbe ridere sono molte. A differenza di Balle spaziali, il più vicino dei film di Brooks a questo, non sembra esserci alchimia tra cast tecnico e artistico ed è soprattutto a risentirne il personaggio principale, quasi avulso dal suo universo. La strizzatina d’occhio al film di Kevin Reynolds insomma si intoppa più e più volte, sia per le mediocri performances del cast principale che sembra quasi cosciente della fumosa concretezza del prodotto (Yasbeck e Elwes in primis), sia per le scenografie troppo intenzionate a mostrare il loro essere parodiche. Brooks ha calcato troppo la mano con la carica demenziale dove battute vecchie e le gag sono di un ripetitivo nauseante. I dialoghi italiani fanno i salti mortali per incastrare battute in slang e quant’altro e anche questo handicap si fa sentire seppure le voci diano davvero tanto (specialmente il romanesco di Manlio De Angelis per l’apatico Principe Giovanni). RH_4
In fin dei conti siamo vicini alla fine del periodo di questo sottogenere che tanto ha fatto ridere ma che ci sembra così lontano dai nostri giorni. In quell’anno infatti usciva anche Hot shots! 2 e a breve uscirà l’ultimo capitolo de La pallottola spuntata: in tutti e tre i casi non si può non notare un’evidente mancanza di idee.
Farà peggio Dracula morto e contento tre anni dopo, ma questa è un’altra storia.

★★☆☆☆

2 risposte a "Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (1993)"

  1. questo è un film con cui sono cresciuto, più crescevo e maggiormente capivo le battute a doppi sensi e le citazioni 😁
    non sarà un capolavoro ma faccio parte di quella piccola schiera di fan

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    1. Ma infatti a me dispiace dover parlare così di un film che nel bene o nel male ha fatto storia. Il problema è che rispetto agli anni settanta e a Balle Spaziali è davvero una comicità spicciola e già vista.
      Penso che Hot Shots! o Una pallottola spuntata 2 e 1/2 siano decisamente superiori.

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