E.T. – L’extraterrestre (1982)

ET_0Sono questi giorni in cui ci si prepara a pianificare la lista di regali da fare, le vetrine sono già allestite e Halloween è già un ricordo. Natale è solitamente anche un periodo in cui si ha il piacere di andare al cinema o vedere se c’è qualche titolo interessante da ripescare nella nostra videoteca, che si tratti di DVD o piattaforma poco importa. Natale è, fra l’altro, un periodo in cui nelle sale si trova la creme de la creme della stagione (quasi sempre dai) e quest’anno si celebra il quarantesimo anniversario (data di uscita in Italia) di uno dei più iconici film della nostra infanzia.
E.T. di Spielberg è un diamante, amato anche se non da tutti, talmente puro nella sua genuinità da essere quasi snobbato al giorno d’oggi e, come tutti i diamanti è composto da molte facce (o faccette). Nato dalla mano della compianta Melissa Mathison (ex moglie di Harrison Ford), prodotto da Kathleen Kennedy e Steven Spielberg e interpretato soprattutto da un animatronic diventato una leggenda creato dal nostro Carlo Rambaldi.
La Universal Pictures acquistò i diritti della sceneggiatura per 1 milione di dollari, la spesa totale per la realizzazione fu di 10,5 milioni, l’incasso…………quasi 800 milioni. Non penso serva aggiungere altro. Il successo del film diventerà per undici anni il più alto di sempre e sarà sorpassato da un altro film dello stesso regista….(indovinate quale).
L’unica nota dolente del microcosmo di E.T. fu il maledetto videogame targato ATARI uscito proprio nel periodo natalizio nell’anno dell’omonimo blockbuster, che causò una perdita alla piattaforma di circa 500 milioni di dollari, decretandone il fallimento e la successiva acquisizione da parte di altre società.
Nel cast troviamo ovviamente il giovanissimo Henry Thomas, Dee Wallace, Peter Coyote, Robert MacNaughton e l’ancor più giovane Drew Barrymore. ET_4

Una notte, una misteriosa astronave atterra nel bel mezzo di una foresta della California e da essa scende un gruppo di botanici alieni che cominciano a prelevare campioni di vegetazione terrestre. Ogni alieno è caratterizzato da una grande testa, un collo periscopico e un cuore bioluminescente e comunica con gli altri attraverso la telepatia: il loro cuore si illumina di rosso durante uno scambio di determinate informazioni. Uno degli alieni si separa dal gruppo, affascinato dalle luci lontane della città, tuttavia in quel momento arriva un misterioso gruppo di alcuni uomini del governo degli Stati Uniti d’America, che inseguono la creatura spaventata. L’astronave e gli alieni intanto fuggono, decollando ed abbandonando sulla Terra l’esemplare rimasto indietro.
In un quartiere vicino nella San Fernando Valley, un gruppo di ragazzi trascorre la serata giocando a una partita alla Dungeons & Dragons. Il più giovane di questi è Elliott Taylor, di dieci anni, che vive con suo fratello Michael, sua sorella Gertie e sua madre Mary. Il padre di Elliott, a dire della madre, si trova in Messico per lavoro, ma in realtà si tratta di una bugia per coprire la separazione tra i due. Uscito per ritirare una pizza ordinata dagli amici di Michael, Elliott si insospettisce quando lancia una palla da baseball nel capanno degli attrezzi, dove credeva ci fosse Harvey, il suo cane, e questa viene ributtata indietro. Più tardi, Elliott ritorna con una torcia elettrica e scopre tra i gambi di mais la creatura, che urla e fugge spaventato. ET_3
Nonostante la famiglia non gli creda, il ragazzo lascia delle caramelle sparse nella foresta, in modo da attirare l’alieno da lui. Una notte l’extraterrestre fa visita a Elliott, restituendogli i dolcetti, e lui, entusiasta, a sua volta lo nasconde nella sua stanza per non farlo vedere alla famiglia. La mattina successiva, il ragazzo finge di avere la febbre per poter restare a casa e studiare meglio lo strano visitatore. Nel pomeriggio anche Michael e la sorellina Gertie incontrano l’alieno. I tre, seppur inizialmente spaventati dalla sua presenza, promettono di non dire nulla a nessuno al riguardo, neppure alla loro madre Mary, poi provano a chiedergli informazioni sulla sua origine e da dove provenga: questi risponde facendo levitare alcune palline di pongo, rappresentanti il sistema solare, e mostra i suoi poteri facendo rivivere una pianta disseccata in un vaso, nonché il suo potere curativo, attraverso il suo polpastrello luminoso, su un piccolo taglio sul dito di Elliott.
La mattina dopo Elliott va a scuola e, nel corso della mattinata, inizia a sperimentare una connessione empatica molto più forte con l’alieno, rimasto a casa….

Nonostante gli anni passino, E.T. resta un film memorabile sotto ogni punto di vista, una favola moderna che esalta i buoni sentimenti senza cadere mai nel melenso e, per quanti anni possiamo avere, un pò di groppo in gola ce lo fa sempre venire.
ET_6Il risultato partorito da una squadra di tecnici coordinata da uno Spielberg in stato di grazia è eccellente, a partire dalla strabiliante fotografia di Allen Daviau (visibili le similitudini con Incontri ravvicinati del terzo tipo), passando per l’indimenticabile colonna sonora di John Williams e la scenografia di James D. Bissell e Jackie Carr.
Ottime le prove attoriali dei piccoli Thomas e Barrymore, supportati da un cast composto più che da star da bravi mestieranti con Dee Wallace in primis.
L’opera del maestro però non è soltanto il frutto di una perfetta sinergia tecnica, ma una liberazione di un brutto ricordo del passato del regista che scioglie le briglie al bambino che è (e che stato sempre) in lui. La sofferta separazione dei suoi genitori, infatti, fu un trauma difficile da mettersi alle spalle, anche quando il giovane Steven entrò a Hollywood. Grazie anche alla vicinanza con il suo amico George Lucas, progetti come Guerre stellari, Incontri ravvicinati e I predatori dell’arca perduta avevano dato il via alla riesumazione di quel bimbo dotato di un enorme fantasia ma che non era ancora riuscito a far esplodere in tutta la sua purezza.ET_2
Prendiamo in considerazione l’indimenticabile scena del volo della bicicletta (divenuta di culto da essere scelta come logo della AMBLIN), quella in cui parte con tutta la sua potenza l’overture di John Williams.  Ecco, quello è il momento in cui Steven Spielberg ha raggiunto il punto più alto della sua carriera, dove ha dichiarato al pubblico chi c’è dietro quegli occhiali e la barba, semplicemente un bambino che una volta si inventò un amico immaginario per evadere dal mondo in cui la sua famiglia si stava separando. Forse il regista proverà sensazioni simili quando lavorerà a Schindler’s List, sicuramente si tratta di un’altra sorta di emozioni.

E.T. è diventato un’icona più che un film, talmente rappresentativo di un’epoca ricca di luce e spensierata che il suo poster disegnato da John Alvin andrebbe affisso in ogni camera da letto di tutti i bambini, gli unici capaci di poter empatizzare in modo così profondo con una favola del genere e con l’amicizia più vera.

★★★★✬

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