Interstate 60 (2002)

Interstate 60_0“Sentite questa teoria. Dati un universo infinito e un tempo infinito, tutto accadrà. Significa che tutti gli eventi sono inevitabili, compresi quelli ritenuti impossibili.”

Bob Gale, la mente che partorì l’intramontabile Ritorno al futuro (e seguiti), buttò giù una storia riguardante una strada immaginaria dove grazie alla presenza di personaggi stravaganti e posti non ordinari, era possibile trovare le risposte alle proprie domande. Uscito nelle sale americane ad ottobre del 2003 è in realtà un progetto che nasce nel 1995 e che ha iniziato a vedere la luce nel 2001 anno delle riprese. Il cast è una sfilza di stelle in cui la meno brillante è il protagonista James Mardsen, fresco Ciclope della serie X-Men di Bryan Singer. Troviamo Gary Oldman, Amy Smart, Christopher Lloyd, Chris Cooper, Amy Jo Johnson, Kurt Russell, Ann-Margret e Michael J. Fox in un piccolo cameo. Interstate 60 non è stato un successo commerciale, anzi. In Italia doveva uscire al cinema, ma dati gli scarsi risultati negli Stati Uniti è stato distribuito solo in homevideo ed è presto finito nel dimenticatoio. Eppure, come quasi sempre accade con i piccoli grandi film, con il passare degli anni ha riacquistato l’attenzione di pubblico e critica.

Neal Oliver è un ragazzo di Saint Louis ossessionato da una vita che non vuole, pianificata nei minimi dettagli dal padre, un ricco avvocato che vorrebbe mandarlo a studiare legge all’Università di Bradford. Neal è invece un pittore e sogna di sfondare nel mondo dell’arte. La sua passione è incoraggiata dalla sorella Nancy, l’unica che sembra capirlo, ma osteggiata dalla sua fidanzata Sally. Interstate 60_3Nelle prime scene dove appare Neal, egli confessa a Sally di continuare ad avere strani sogni dove intravede una ragazza bellissima, e la disegna senza una precisa motivazione. Il giorno del suo compleanno, Neal è a pranzo con la sua famiglia in un ristorante: a quel punto O.W. Grant, che fa il cameriere e che porta la torta, gli dice di esprimere un desiderio e Neal chiede una risposta alla sua vita. Grant decide di esaudirlo e mette in moto la sua magia: uscito dal locale per vedere la sua nuova macchina appena ricevuta in regalo dal padre, Neal viene colpito in testa da un secchio e finisce all’ospedale. O.W. Grant è un personaggio mitologico che esaudisce desideri della gente, ma a differenza di un qualsiasi genio della lampada o Babbo Natale, lo stravagante individuo, mezzo gnomo e mezzo cheyenne, sceglie il modo in cui esaudire i desideri richiesti. Qualora il suo “padrone” non gli andasse a genio, Grant rifila più fregature che altro (ovviamente sorprendendo), ma se il cliente entra nelle sue simpatie allora il gioco diventa interessante. Così accade per Oliver, il quale risvegliatosi in ospedale dopo il trauma, conosce l’infermiere Ray che gli fa capire cosa significhi guardare le cose in modo diverso. Interstate 60_4La curiosità di Neal lo porta ad un indirizzo dove ad aspettarlo c’è nuovamente Ray che gli consegna un pacco. Il ragazzo, per avere le risposte che cerca dalla vita, dovrà portare il pacco a Robin Fields nella città di Danver (sì, non Denver)percorrendo la statale 60. Comincia così per Neil un lungo viaggio su una strada che non è segnata su nessuna cartina…

Interstate 60 è un piacevole viaggio di quasi due ore dove si alternano storie incredibili (sì, sembra davvero un greatest hits di quelle Amazing Stories della Amblin di Spielberg) a caratteristi di prim’ordine, uno fra tutti uno spassoso Chris Cooper fresco di Premio Oscar. Bob Gale, esordio alla regia per un lungometraggio, non ha la mano di Zemeckis alla regia e i risultati sono piuttosto evidenti: la sceneggiatura funziona perfettamente, la sua trasposizione decisamente meno. Il cast tecnico di Ritorno al futuro è assente (e si vede), al posto di Alan Silvestri alle musiche c’è Christopher Beck, al posto di Dean Cundey alla fotografia c’è Denis Maloney, al posto di Arthur Schmidt e Harry Keramidas al montaggio c’è Michael Fallavollita. La somma di questi addendi non porta allo stesso risultato del film cult degli anni ’80. Interstate 60_2
La grande forza di questo film sta nel messaggio: è un viaggio metaforico che pezzo dopo pezzo consegna al protagonista la famosa risposta alla vita che cerca. In fin dei conti il personaggio di Neal (un discreto James Mardsen) sembra un classico prototipo yankee destinato a fare carriera da avvocato a causa di un padre con zero elasticità mentale, figlio dell’America con la passione per le decappottabili rosse e con un odioso motto che piazza in ogni discorso (“Prendi e metti in banca” – Take it to bank). Lo stereotipo programmato viene quindi smontato a pezzi e rimontato in modo differente, tappa dopo tappa lungo la Interstate 60, che fra l’altro è un titolo a doppio significato (state va letto anche come stato emotivo). Il messaggio quindi regge incrediblmente alle diverse falle della pellicola, tra cui una recitazione generale troppo patinata per il livello del cast e stereotipi molto accentuati: memorabili sono i dialoghi tra O.W. Grant e Neil, i quali si incontrano più volte durante il viaggio, ad esempio lo studio della frase “Ogni evento è inevitabile. Se non lo fosse non accadrebbe”; gustosissima la scena dedicata alla cittadina dove viene distribuita legalmente la droga Euphoria.
Ovviamente non sfuggono le partecipazioni simboliche di Michael J. Fox (già visibilmente affetto dal Parkinson) e da un ottimo Christopher Lloyd.
In soldoni, Interstate 60 è un godibile lungometraggio fatto per essere visto più volte, non è un capolavoro, non è un grande film ma semplicemente è un bel viaggio da vivere.

★★★☆☆

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