The hateful eight (2015)

Hateful eightWyoming, pochi anni dopo la Guerra Civile, bufera di neve. Sulla strada si incontra gente strana ma se Minnie è a casa allora si può fare una sosta per bere qualcosa, riscaldarsi e ripartire. Con una festosa e antica intro Ennio Morricone festeggia il suo Oscar e, probabilmente si congeda non prima di averci fatto entrare nel gelido mondo di The hateful eight, l’ottava fatica di Quentin Tarantino, film che dovrebbe chiude la trilogia della storia americana. Un film che forse non è stato fatto uscire nei cinema in modo intelligente, che ha avuto un gran successo ma che non è stato all’altezza degli incassi dei suoi due predecessori, Bastardi senza gloria (2009) e Django Unchained (2012). Con i suoi 187 minuti si proclama il film più lungo di Tarantino e, personalmente, è un film importante che sancisce un cambiamento narrativo rispetto alle opere del regista di Knoxville. Il film, come tutti i suoi predecessori è stato girato interamente in pellicola analogica, stavolta in Ultra Panavision 70mm, un formato utilizzato negli anni ’60. Il risultato ottenuto in termini di colori da un corposo tocco di classicismo tale da perdere il tempo in termini di anno di produzione. Genio.

Il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) sta trasportando a Red Rock la latitante Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh) che vale 10.000 dollari. La diligenza che li trasporta si ferma nel freddo cammino verso Red Rock quando incontra un uomo che chiede un passaggio. Hateful eight2Si tratta del maggiore Marquis Warren, ex-soldato di colore diventato cacciatore di taglie. Ruth dopo aver convinto l’uomo a lasciare le armi al cocchiere della diligenza. Dopo un pò ecco sulla strada anche il suddista Chris Mannix (Walton Goggins) che dice di essere stato eletto nuovo scriffo di Red Rock. RUth non può non farlo salire a bordo, poiché sara proprio quest’uomo che una volta ufficializzato sceriffo potrà ripagare a Ruth la taglia di Daisy. La diligenza arriva all’emporio di Minnie, la quale non c’è, bensì ci sono altre quattro persone: Bob (Demian Bichir), un messicano che dice di gestire l’emporio quando Minnie si assenta con suo marito Sweet Dave, il boia Oswaldo Mobray (Tim Roth), il cowboy Joe Cage (Michael Madsen) e il vecchio ex-generale confederato Sanford Smithers (Bruce Dern). I cinque appena arrivati, sin dalla situazione anormale che trovano (nessuno degli ospiti si è tolto il cappello, regola ferrea della proprietaria dell’emporio), iniziano a pensare che qualcosa non quadra. Non manca molto per estrarre le pistole.

Hateful eight poster

The hateful eight è un tragico western ricco di battute, giocato su un complicato schema di indizi, segreti e flashback posizionati su un facile schema narrativo. Le musiche di Morricone si trovano in modo quasi naturale con la fotografia di Robert Richardson, mentre la camera di Tarantino si muove lentamente e in un contesto lento, straordinariamente mai lento. Hateful eight3Gli odiati otto sono deliziosi, da un redivivo Kurt Russell (splendido con quel look un pò trasandato) al sempre più cattivo Samuel L. Jackson, dal logorroico Tim Roth (di nuovo con Tarantino dopo Le iene) al vecchio Bruce Dern, tutti inseriti in un lungo attendere la morte che pian piano, in un modo o nell’altro se li porta via. Ha il pregio di essere una storia che non si deve prendere l’incarico di avere conseguenze nella storia di allora, è una storia che nasce e muore nello stesso piccolo e sperduto luogo, dando allo spettatore una strana sensazione di claustrofobia. In questo contesto sperduto nelle praterie del Wyoming c’è la storia antica dell’America, i cowboy, i cacciatori di taglie, i reduci della guerra civile, il nord e il sud, i criminali e le bugie. Sarebbe stato perfetto per uno spettacolo teatrale visto che il set non cambia mai, ma Tarantino può permettersi questo ed altro.

★★★★☆

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