Notti magiche – 28 anni dopo

Italia '90Niente film oggi, niente finzione. Si avvicinano mestamente i mondiali di calcio di Russia che se ci andrà ci vedremo dal divano e, da buon (anzi grande) tifoso di calcio e appassionato di storie avvincenti, ho deciso di omaggiare quella che probabilmente è stata la più ghiotta opportunità mancata della nostra storia calcistica. Il mondiale di Italia ’90 non ha raccontato soltanto le notti magiche di Totò Schillaci, simbolo di quella Nazionale (per molti l’ultima più amata e più unita), ma di un Paese che si presentava al mondo in tutta la sua essenza, un’Italia che sognava di emulare le gesta finanziare di Montezemolo e che vendeva il proprio brand, inteso come Italia stessa, al mondo di fine anni ’80. La vetrina del mondiale organizzato nei nostri stadi e nelle nostre città è servita come suggello al prolifico decennio in chiusura, che si era aperto con la straordinaria impresa di Madrid nel 1982 e che avrebbe calato il sipario sulla manifestazione calcistica più moderna mai organizzata. Grazie ad un lavoro di ristrutturazione durato 6 anni, molti degli stadi italiani, come Bari, Milano, Roma e Napoli vennero rimessi a nuovo, pronti per ospitare le nazionali provenienti da tutto il mondo. Un enorme lavoro le cui conseguenze economiche (si calcolano circa 7.200 miliardi di lire) stanno ancora pesando sulle nostre spalle dopo ben 28 anni e che costò la vita a 24 operai. Tuttavia, grazie alla preparazione dello yuppie per eccellenza, il 39enne Montezemolo, 8 big sponsor diedero l’appoggio per garantire il budget per l’organizzazione della rassegna iridata, un piano che avrebbe fatto da biglietto da visita di un’Italia fresca e rinverdita agli occhi del mondo.

Nell’estate del 1989, sui vari settimanali e sulle televisioni, sempre più frequentemente apparve la tanto criticata mascotte dei Mondiali “Ciao”, il cui nome venne selezionato tramite sondaggio con l’ausilio del Totocalcio, mentre nel dicembre dello stesso anno venne presentata la canzone del torneo, l’indimenticabile “Un’estate italiana” (talvolta conosciuta come “Notti magiche”), scritta dal premio Oscar Giorgio Moroder e cantata da Gianna Nannini e Edoardo Bennato: hit incontrastata dell’estate del mondiale fu celebrata durante la Cerimonia d’apertura a San Siro, sia nella versione italiana che in quella internazionale “To be the number one” eseguita dalla band The Winners. L’italia, che in futuro non sarà mai più cosi unita in futuro e nemmeno quando Cannavaro alzò al cielo il trofeo nel 2006, si apprestava ad ospitare per un mese i tifosi provenienti d tutto il globo, giornalisti, autorità e molto altro, esattamente come avviene per ogni evento del genere: ma se sullo sfondo ci sono posti come il golfo di Napoli o i Fori Imperiali di Roma o Via Montenapoleone, il sapore del Mondiale disputato a casa nostra aveva certamente qualcosa in più. Era nostro. E volevamo vincerlo.
Due anni prima, in Germania, si disputò Euro ’88. Tra le otto squadre partecipanti (una volta il torneo era molto più semplice), si ritagliò spazio una giovane Italia guidata dal Vice di Bearzot e Valcareggi, il ct Azeglio Vicini. Al torneo la squadra azzurra, pareggiò contro i padroni di casa (finalisti del mondiale ’86 e futuri vincitori del mondiale successivo) con un gol di Roberto Mancini, battè 1-0 la Spagna di Butragheno con un gol di Vialli e vinse 2-0 contro la Danimarca, per poi perdere 2-0 contro l’Unione Sovietica brava e fortunata. L’Italia, pur non vincendo nulla se non un buon piazzamento al terzo posto ex-aequo proprio con la Germania, aveva collaudato uno scheletro base per il torneo successivo. Vicini, dopo la deludente prestazione del mondiale di Messico ’86 del Vecio Bearzot, decise di cambiare alcune pedine storiche: fuori i veterani (e già appagati) Scirea e Cabrini, dentro Baresi e Ferri supportati da Bergomi e il giovanissimo Paolo Maldini; a centrocampo via Tardelli, Bagni, Baresi (Giuseppe) e Conti, spazio a De Agostini, De Napoli, Giannini e Donadoni; in attacco l’unico superstite titolare Spillo Altobelli (capitano) affiancato dai gemelli del gol Mancini e Vialli e il combattente Ruggero Rizzitelli. Questa era, parte della formazione titolare dell’Italia a Euro ’88. Durante le amichevoli che traghettarono l’Italia da settembre ’88 fino al Mondiale, Vicini fece qualche piccola modifica alla squadra: nella rosa entrarono di prepotenza gli attaccanti Roby Baggio (nuova stella del calcio nostrano) e Salvatore Schillaci reduce da un buon campionato con la maglia della Juventus e il centrocampista dell’Inter Berti.
L’8 giugno tutto il Paese si ferma per l’inizio del torneo: in campo scende l’Argentina campione del Mondo e i leoni del Camerun, si sfidano quindi alcuni reduci vincitori di Messico ’86 tra cui Capitan Maradona e i seguaci di Roger Milla, eroe di 38 anni pronto a dimostrare che l’età non conta. Italia '90_3Il Meazza di Milano, teatro della sfida iniziale di Italia ’90 è pieno fino all’inverosimile: fra i volti conosciuti ci sono personaggi che vanno dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, Andreotti (all’epoca all’ennesima carica di Presidente del Consiglio), Franco Carraro (Presidente del CONI), Antonio Matarrese (Presidente della FIGC), e tanti altri. Alle 18.00 di quell’8 giugno, Milano e l’Italia intera si trovano sotto gli occhi di tutto il mondo.
Grazie ad un’eroica prestazione, con un calcio discutibile tecnicamente ed un pò di fortuna, la formazione africana si impone sui campioni del Mondo uscenti con un gol di Oman-Biyik. Il primo colpo di scena è servito. L’Argentina di Maradona, Caniggia e Burruchaga e del mediocre portiere Puppido, rischia una clamorosa eliminazione e il Ct Belardo viene subito messo sotto processo. Al termine del terzo turno, l’Argentina si qualificherà come migliore terza mentre il Camerun si godrà da solo il primato.
Il secondo giorno è quello del debutto italiano. Si gioca a Roma, in un Olimpico gremito fino all’ultimo posto. La squadra da battere per la nazionale di Vicini è l’Austria e, dopo un’ottima prestazione ma senza reti, a pochi minuti dalla fine è sbloccata dal subentrato Totò Schillaci, piccolo gioiellino della Juve al suo esordio in un torneo internazionale con la maglia azzurra e sostituto di uno spento Andrea Carnevale. Con la vittoria degli azzurri cominciano 20 giorni di pura passione conosciuti come “Notti magiche” (ritornello della canzone del torneo). Italia '90_4Il 14 giugno, L’Italia torna in campo sempre a Roma, per affrontare gli USA: la partita si mette bene sin dal principio dopo il gol di Peppe Giannini, capitano della Roma e quindi uomo di casa. Dopo la bellissima rete del numero 13, sembra che l’Italia stia per iniziare una goleada ma il risultato rimane fisso sull’1-0, anche dopo il palo di Vialli su rigore. Tuttavia, con una difesa d’acciaio come la nostra sono pochissime le azioni pericolose degli avversari e il fortino azzurro regge alla grande. Il 19 giugno, ancora a Roma, la nazionale affronta la temibile Cecoslovacchia di Skuhravy: stavolta l’Italia gioca un grande calcio e batte 2-0 l’avversario con uno strepitoso gol di Roby Baggio e la doppietta di Totò Schillaci. Al termine del girone, gli azzurri sono a punteggio pieno, senza aver subito un gol e seri candidati alla vittoria finale.
Sarebbe da scriverci un libro, ma le storie legate ad un Mondiale di Calcio sono davvero troppe. C’è la spinosa questione legata a Gianluca Vialli, attaccante della Sampdoria di 26 anni che viene convocato da Vicini dopo due ottime annate in Serie A (e un futuro scudetto nel ’91) e la vittoria di una meritata Coppa delle Coppe più il titolo di capocannoniere del torneo. A Italia ’90 la punta della Doria è praticamente evanescente e delude tutte le aspettative, divenendo solo un’ombra nella rosa di Vicini e smontato dalla favola Schillaci. Nel girone F fa notizia la coraggiosa impresa della Cenerentola Irlanda allenata da Sir Jackie Charlton, la quale riesce a fermare i cugini inglesi sull’1-1 nella partita d’esordio per poi pareggiare anche contro Egitto e i Campioni d’Europa dell’Olanda (Van Basten, Gullit, Rijkaard,ecc.). Il cammino dei quadrifogli si fermerà solo ai quarti di finale proprio contro gli azzurri, ma uscendo a testa altissima fra gli applausi dell’Olimpico di Roma. Nel suo solito lungo cammino, la Germania Ovest allenata da Franz Beckenbauer (fra le più belle maglie della storia del calcio) e capitanati dal pallone d’oro Lothar Matthaus, ci sono molti giocatori che militano nel nostro campionato (Rudi Voeller, Andreas Brehme, Jurgen Klinsmann e lo stesso Matthaus): la squadra allenata dal “Keiser”, oltre ad essere una delle migliori del torneo sarà anche incitata dai tifosi della Germania Est visto che da un anno a quella parte la nazione è stata da poco riunificata dopo il crollo del muro di Berlino; l'”aggettivo” Ovest esiste solo perchè alla registrazione della squadra alle qualificazioni del torneo il muro non era ancora caduto. Fanno scena due personaggi della Colombia: Italia '90_6il primo è certamente Carlos Valderrama, storico capitano dalla testa biondo platino estremamente riccioluta e dai baffi sgargianti, nonché ottimo giocatore; il secondo è il mitico portiere HIguita (praticamente Denny Trejo tra i pali), che famoso per le sue acrobatiche esibizioni tra cui il “colpo dello scorpione” e per i sospetti sulle sue amicizie con il narcotraffico locale (ve l’ho detto che in realtà è Danny Trejo) sarà protagonista di una goffa uscita su Roger Milla nell’ottavo di finale, papera che sarà pagata a caro prezzo per la sua nazionale. Per la Jugoslavia allenata da Ivica Osim e protagonista di un buon torneo, sarà l’ultima volta che giocherà una competizione internazionale: a due anni da Italia ’90 avrà inizio la guerra che sancirà la spaccatura definitiva di un paese già in rotta di collisione: nella squadra militano già i giovani Davor Suker, Dejan Savicevic, Alen Boksic, Darko Pancev e Sreko Katanec. Mediocre invece è il cammino di una Olanda già appagata dal successo dell’Europeo: nelle prime tre partite del girone ottiene solo tre pareggi e passa il turno come migliore terza, venedo poi eliminata dai panzer negli ottavi di finale.
E l’Italia? Grazie a Totò Schillaci e ad un gioco che ormai sembra brillante, la nazionale stende un arcigno Uruguay Italia '90_5agli ottavi di finale e l’Irlanda di Charlton nei quarti. In semi finale però, c’è l’Argentina di Maradona, che fino a quel momento ha faticato non poco per raggiungere quel parziale traguardo. Con una sciagurata decisione, la partita viene spostata da Roma a Napoli per aumentarne lo spettacolo (Maradona per la gente di Napoli, è come Gesu Cristo). Il capitano dei partenopei e della Selecion afferra la palla al balzo e spara la frecciata: “Napoli non è mai stata considerata dal resto d’Italia, adesso l’Italia ha bisogno del tifo di Napoli”. Con quest’abile mossa strategica il pubblico di Napoli inevitabilmente si spacca e la differenza di tifo all’interno del gremitissimo S.Paolo si sente eccome. A detta proprio di Schillaci, l’atmosfera che si respirava al S.Paolo era bella ma molto diversa da quella dell’Olimpico. La partita inizia e le cose si mettono bene si da subito: al 17′ Totò buca con in techel la porta difesa da Goicoechea e anche questa notte sembra magica. Ma nella ripresa, una mezza papera di Zenga (portiere senza voto fino a quel momento) fa si che il biondo Caniggia porti l’Argentina al pareggio. È il primo gol subito dagli azzurri e come se si rompesse un incantesimo, sui cieli di Napoli si abbatte la maledizione dei rigori che farà piangere l’Italia per tre mondiali consecutivi. Nella lotteria dei tiri dal dischetto, Serena e Donadoni vengono murati dall’eroico portiere argentino e l’Italia esce mestamente dal Mondiale (più o meno). Il giorno dopo, la stessa cosa accade a Torino: la coraggiosa Inghilterra di Gary Lineker e di Soccer - World Cup Italia 1990 - Quarter Final - England v Cameroon - Stadio San PaoloPaul Gascoigne si arrende ai rigori contro la Germania Ovest. Dal 1966 l’Inghilterra non era mai arrivata così in fondo ad una competizione internazionale e, quando la perfida Albione torna a casa riceverà applausi da tutta la nazione. A Roma, al termine del torneo, Germania e Argentina si ritroveranno faccia a faccia, quattro anni dopo la sfida di città del Messico del 1986. La finale di Italia ’90 si rivelerà una noiosa partita giocata con la paura di sbagliare: all’84’ l’arbitro messicano Codesal Mendez, decreta un dubbio rigore per la Germania e Brehme (rigorista infallibile) segna il gol mondiale. La Germania è campione del mondo per la terza volta nella sua storia, ma a vincere è un paese che si appresta a rivivere un lungo rinascimento e forse, l’Italia si è alleata ancora una volta con i panzer.
È solo calcio, è vero. Ma se penso che la Germania, grazie a quella cavalcata sportiva ha iniziato il suo nuovo cammino sociale ed economico fino ad oggi (rivincendo fra l’altro il quarto mondiale nel 2014), il Mondiale del 1990 ha fatto da tapis-roulant a velocizzare il processo di unificazione del paese (è stata voluta quella vittoria?). Al contrario l’Italia, reduce da un non molto consolatorio terzo posto, si appresta ad aprire gli occhi e a risvegliarsi da un meraviglioso sogno: il mancato successo del Mondiale, fa emergere tutte le crepe collegate all’organizzazione e alla speculazione del torneo; il quantitativo di soldi speso per la costruzione di stadi e quant’altro ha fatto leva sulle indagini nello scandalo nazionale di Mani Pulite, iniziato nel 1992.
Gli occhi lucidi di Totò Schillaci e le scintillanti casacche firmate Diadora, le pubblicità della IP e di Vinci Campione (con Tacconi chiaramente ubriaco), le strade vuote in tutte le città d’Italia e la voce di Pizzul unico suono ascoltato, Italia '90_8sono meteore che si sono incastonate nel tempo e che diventano sempre più un ricordo. Ma le notti magiche, quel mese di giugno del 1990, è un sogno che nessuno potrà mai cancellare.

P.S. Ma in tutto ciò, il Brasile? I verdeoro, unici trestellati del torneo, dopo aver faticosamente raggiunto la qualificazione al Mondiale, stentano a convincere pubblico e critica con un calcio molto macchinoso e mai magico come è nella natura dei suoi storici protagonisti. Nella Selecao allenata da Sebastiao Lazaroni, spiccano Romario, Bebeto, Careca, Aldair, Taffarel, Alemao, Branco e il capitano Carlos Dunga: una ottima squadra sulla carta, che però non riesce a funzionare con trame di gioco mal gestite. La verdeoro sarà fermata agli ottavi di finale contro l’Argentina di Maradona in uno scontro apparentemente epico ma che si rivelò in una scialba sfida basata più sulla paura di commettere errori che altro.

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