Il bosco 1 (1988)

Il bosco 1A metà degli anni novanta, quando venni preso dal raptus dei film horror, mi andavo a chiudere in una fornita videoteca per ore per osservare impolverati VHS (videocassette per i profani) alla ricerca di pezzi rari. Tra i classici titoli che potevano catturare l’attenzione a un certo punto spunta fuori un certo “Il bosco 1”, titolo anche affascinante se non fosse per quell’1 (come si può intitolare un film con il numero uno?, non è mai stata contemplata come cosa…). Sul retro dell’impolveratissima videocassetta si evince che questo film è “Ricco di colpi di scena, straordinario negli effetti speciali […e che] questo film ha imposto il suo regista come l’erede diretto di Frankenstein”…mica sapevo che Victor Frankenstein era pure un regista, buono a sapersi. Con questa notevole referenza, da ignorante ragazzino, presi il film e me lo portai a casa. Il regista erede di Frankenstein è tale Andrea Marfori, che oggi è anche famoso perchè il web ha riscoperto questo coso intitolato “Il bosco 1”. Molto bene. Il capolavoro di Marfori uscì in Italia nel 1989 (ma la produzione risale all’88) in pochissime sale cinematografiche per poi impolverarsi con l’home-video; uscì anche negli USA ma solo in VHS.

Due fidanzati, Cindy e Tony hanno in mente di fare una gita sulle Alpi. Per strada soccorrono Arva, una ragazza che dice di essere stata aggredita da qualcosa di orrendo al cimitero. Tony va a controllare ma avrà solo la sensazione di essere spiato da qualcosa d’invisibile. Dopo aver portato in paese Arva, i due conoscono Algeroon, uno scrittore di libri horror alla cui sola vista, la ragazza fugge. Egli parla a loro di strane leggende sul posto come quella dei riti satanici che praticavano i Cimbri, una popolazione che viveva isolata in quei boschi. Racconta anche una storia che ha inventato su loro due, in cui si uccideranno a vicenda. Disgustati i due riprendono il loro viaggio ma ai piedi delle montagne incontrano ancora lo scrittore che li avverte del pericolo dei luoghi. Più avanti essi incontrano Arva che giustifica la sua fuga definendo Algeroon un uomo completamente pazzo che tutti in paese evitano. La ragazza offre loro di dormire in un fienile in mezzo al bosco. Il bosco 1_2Arrivati sul luogo, mentre Cindy è distratta, Arva offre della droga a Tony: esso la lascia cadere per sbaglio in uno strano liquido che gli schizza addosso. Verso sera inizia a sentirsi male e Cindy, furiosa caccia via Arva. Uno zombie (che altri non è che il ragazzo ucciso per evirazione da Arva all’inizio del film) li aggredisce poco dopo. Dopo essere riusciti ad incatenarlo, Tony viene come posseduto da una forza malefica che lo spinge a tentare di stuprare Cindy, la quale scappa terrorizzata. Il ragazzo si fa sedurre da Arva, che si rivela una strega. Viene salvato dall’intervento a sorpresa di Algeroon che però perde la vita. Tony è riuscito a scappare ma viene raggiunto dallo zombie, il quale gli mozza le mani. Esso riesce a raggiungere Cindy: i due si rifugiano nelle rovine vicino a una sorgente. Il mostro però li raggiunge e decapita Tony. La ragazza fugge ma incontra Algeroon, trasformato anch’esso in un essere malefico. Cindy si rifugia nel fienile dove trova una motosega, con la quale fa fuori lo scrittore: a far distruggere l’altro mostro ci penseranno le luci dell’alba. Disgustata, Cindy raggiunge l’uscita ma nel frattempo, Arva (inspiegabilmente morente), viene investita dalla presenza invisibile che aveva spiato Tony al cimitero.

Come l’Elephant Man di Lynch, si ha una grande difficoltà a guardare questa opera. Marfori prende in seria considerazione i concetti di brutto e amatoriale facendoli danzare in un contesto di dubbia suspance. Ma andiamo a zoommare. L’evidente similarità con la trama de La casa (1981) è talmente sfacciata che non merita ulteriori commenti; i villain del film, aizzati probabilmente dalla misteriosa entità che si aggira fra i cespugli e gli alberi, sono una vampira he fa la strega per hobby accompagnata da una radice assassina, lo scrittore maledetto di rosso vestito e uno zombi (uno?) riemerso dalle paludi che non ha alcun senso logico. I protagonisti possono vantare la fuoriclasse Cataldi Tassoni che con il suo perfetto accento inglese riesce a far venire la pelle d’oca anche ad una palla da bowling (una performance terrificante); il bosco 1_3questo non fa di Diego Ribon (altro protagonista) un attore, ma si salva dalla gogna perchè accanto a lui c’è di peggio. La sceneggiatura che sembra prendere una direzione, non ha mai un punto di svolta e porta a zonzo lo spettatore fino al finale senza capire cosa stia realmente accadendo. Non essendo Lynch e quindi, senza poter giocare con i simbolismi, Marfori ci regala una pellicola capace di perplimere il più acuto dgli spettatori e di spazientirne il più paziente. Il bosco 1 è un capolavoro di bruttezza, unico nel suo genere e va lodato proprio per questo. Da anni si rincorrono voci di un possibile sequel, sempre diretto da Marfori. Difficilmente potrà competere con questo, se mai vedrà la luce: il Bosco 1 è inarrivabile.

✬☆☆☆☆

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