Die Hard 2 – 58 minuti per morire (1990)

58 minutiCapitano, mi tolga una curiosità: cosa fa scattare prima il metal detector? Il piombo che ha nel culo, o la merda che ha nel cervello?

Il secondo atto della saga di Die Hard vede il cambio alla regia: si passa infatti dalle sapienti mani di McTiernan a quelle più acerbe del finlandese Renny Harlin, forte del successo di Nightmare 4 – Il non risveglio (1988), film capace di convincere critica ma soprattutto pubblico. La nuova (dis)avventura del tenente John McClane si svolge in un ambiente sempre limitato ma comunque più ampio del grattacelo della Nakatomi, protagonista indiscusso del primo film: ci si trova infatti a Dulles, storico aeroporto di Washington DC, punto di smistamento dell’intero paese e hub dalle dimensioni enormi. Nel cast oltre che alla ovvia presenza di Bruce Willis, entrato ormai nella fase più alta della sua carriera, ritroviamo Bonnie Bedelia nuovamente nei panni di Holly McClane e Reginald Veljohnson in quelli del Sergente Al Powell. I villains sono “diciamo” due, un giovane William Sadler e un inedito Franco Nero, mentre numeroso è il cast di spalle: Dennis Franz, John Amos, Art Evans, Fred Thompson, Tom Bower e Sheila McCarthy, piccoli ruoli per John Leguizamo, Colm Meaney e Robert Patrick. Davvero curiosa la scelta del doppiaggio italiano di cambiare la voce di McClane da Pedicini a Rizzini (nel terzo film McClane avrà la voce di Sorrentino, così come nel quarto e nel quinto). 58 minuti_3Questo secondo capitolo, completamente ambientato in un clima gelido e in un’atmosfera molto natalizia è uscito paradossalmente in pieno luglio (il 4 per la precisione) ed ha incassato oltre 240 milioni di dollari a fronte di una spesa di 70 milioni (il primo film costò quasi 30 milioni e ne ottenne 140). In Italia uscì sotto le feste di Natale assieme a Mamma ho perso l’aereo (1990). Bisognerà poi aspettare l’estate del 1995 per il terzo capitolo della saga.

Vigilia di Natale. All’aeroporto di Washington il tenente di polizia John McClane sta attendendo l’atterraggio del volo su cui sta viaggiando la moglie Holly; la donna sta raggiungendo il marito da Los Angeles per trascorrere insieme le vacanze. Mentre John è in attesa all’interno dello scalo, avvista due sospetti che si muovono furtivamente per raggiungere la zona bagagli. John li segue; tenta di fermarli per identificarli, ma i due ingaggiano una violenta sparatoria. John riesce ad ucciderne uno, ma il secondo riesce a fuggire; la polizia aeroportuale, intervenuta sul posto, blocca John credendolo erroneamente un malfattore. Mentre John viene interrogato, identificato e subito rilasciato, il sopravvissuto allo scontro raggiunge altri terroristi in un luogo sicuro all’esterno dell’aeroporto, una vecchia chiesa trasformata per l’occasione nella loro base operativa: l’azione intrapresa al deposito bagagli fa parte di un piano che mira a porre sotto il controllo dei terroristi l’intero scalo. 58 minuti_2Il capo delle operazioni è il colonnello Stuart, un ex componente dell’esercito espulso dal corpo perché coinvolto in faccende tutt’altro che lecite: il suo piano è quello di liberare un ex generale corrotto di Val Verde, Ramon Esperanza, fatto prigioniero dagli americani ed estradato su un volo in arrivo a Washington. I criminali riescono a portare a termine la prima fase dell’operazione: sostituirsi alla torre di controllo rendendone inutilizzabili le apparecchiature. Gli aerei in arrivo vengono fatti attendere in volo, mentre i criminali contattano la vera torre di controllo per comunicare la loro richiesta di liberazione del generale. La prima reazione delle autorità aeroportuali è quella di tentare di raggiungere un’antenna per stabilire un canale di comunicazione con i piloti ed avvertirli della situazione, ma i terroristi hanno previsto la mossa avendo già minato l’antenna: l’azione, cui prende parte anche John, si traduce in un violentissimo scontro a fuoco tra gli agenti di polizia ed i terroristi, dal quale ne escono vivi solo McClane e l’ingegnere capo della torre di controllo Leslie Barnes. La rappresaglia dei terroristi non si fa attendere e si concretizza nel far precipitare uno degli aerei in quota, inviando ai piloti falsi dati telemetrici. Credendo veri i segnali inviati dalla “falsa” torre di controllo, il pilota del velivolo effettua la regolare manovra di atterraggio, accorgendosi troppo tardi dell’inganno e 58 minuti_4schiantandosi al suolo nonostante l’intervento di McClane, che si sforza di evitare la tragedia piazzandosi sulla pista e cercando di farsi notare con dei segnali luminosi di fortuna: nessuno dei passeggeri e dell’equipaggio sopravvive. Gli altri aerei in quota sono ormai a corto di carburante: in particolare, l’aereo su cui viaggia la moglie di McClane ha 58 minuti di autonomia…

Partendo dal presupposto che sarebbe stato quasi impossibile raggiungere la bellezza del primo Die Hard, in Italia Trappola di cristallo (1988), Harlin compie un balzo qualitativo notevole e non delude lo spettatore. 58 minuti per morire, è un gustosissimo sequel, forte, spavaldo, coraggioso e adrenalinico proprio come il primo film, in cui l’unico punto debole è proprio quello di non essere una pellicola originale. Infatti, sebbene ci sia stato il cambio alla regia, molto del cast tecnico ha lavorato anche in questo seguito: Michael Kamen alle musiche, Steven E. De Souza e Doug Richardson alla sceneggiatura, Joel Silver e Charles Gordon alla produzione. 58 minuti_5In un certo senso, il secondo atto della frenetica carriera di McClane somiglia per molti versi al primo, sia dal punto di vista della sequenza degli eventi che per alcune scene che vengono ripetute quasi per devozione che per emulazione, ma va benissimo così. Molto meglio il cattivo Franco Nero che il cattivo William Sadler; molto divertenti Dennis Franz (il capitano Lorenzo) e Tom Bower (Marvin) che Reginald Veljohnson, qui ridotto giustamente ad un piccolo cameo; bravi sempre e comunque Willis e la bella Bedelia. Die Harder può vantare dunque di una moltitudine di inseguimenti, sequela di battute, sparatorie, esplosioni (moriranno in molti), colpi di scena e un finale davvero imponente, degno di un film della saga del poliziotto più duro a morire di tutti. Il divertimento continuerà con gli altri due seguiti del 1995 e del 2007, da evitare come la peste l’ultimo del 2012.

★★★✬☆

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