L’albero del male (1990)

L'albero del male_0Premio Oscar per il classico Il braccio violento della legge (1971), nonché papà del primo inossidabile L’Esorcista (1973), William Friedkin ha vissuto la sua carriera tra altissimi e momenti meno alti, dirigendo sempre grandi attori in circostanze diverse l’una dall’altra: ad esempio nel 1994 dirige Nick Nolte nello sportivo Basta vincere per poi dedicarsi all’avvincente legal thriller Regole d’onore con Tommy Lee Jones e Samuel L. Jackson, pur avendo sempre e comunque un richiamo dal genere horror con cui ha toccato più di una volta le vette più alte. In uno dei suoi momenti più sottotono, Friedkin torna al thriller paranormale con L’albero del male, film del 1990 ispirato liberamente al romanzo The Nanny di Dan Greenburg: nella pellicola figurano Jenny Seagrove, Dwier Brown, Carey lowell, Brad Hall, Miguel Ferrer e Theresa Randle. Interessante curiosità la presenza di una versione televisiva in cui la regia è affidata ad Alan Smithee (nome che a Hollywood è attribuito a film o versioni di un film che non vengono riconosciuti dal regista).
Considerato un prodotto di seconda fascia del regista americano, The Guardian (titolo originale) non ha riscosso un grande successo e non è entrato nel cuore dei critici più severi.

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Phil e Kate Starling assumono una babysitter dalla famosa agenzia Guardian Angel, di Los Angeles, affinché si prenda cura del piccolo Jake, nato da poche settimane. Entra così nella loro villa alle falde della foresta l’affascinante Camilla Grandier, che sembra essere una governante perfetta, sempre amorevole e attenta nei confronti del bambino. Ma ben presto Camilla si rivelerà molto più interessata a Jake di quanto non sembri: la ragazza è infatti un druido devoto ad uno spirito maligno che risiede in un albero e che desidera il sacrificio di sangue innocente…

Se non dovessimo fare i conti con una narrativa zoppicante, L’albero del male farebbe certo parte della schiera dei migliori titoli di Friedkin, perchè per 92 minuti è un film teso che incute timore con le sue scene potenti e una fotografia molto curata. Si ha a che fare con un progetto che tende a compiacersi un L'albero del male_3pò troppo, che tenta di giocare con i simbolismi e con il rapporto uomo/natura, concetti questi che vengono spinti fino a porci le domande: quanto ci siamo allontanati dalla natura nel corso del tempo? Come bisogna guardare la figura dell’innocente nei suoi primi momenti di vita che viene litigato fra una forza demoniaca ma ancestrale e la società ipocrita dei nostri tempi? Il bambino dell’Albero del male è un pò come la povera Reagan nell’Esorcista, un corpo che diventa il premio, il goal, l’obiettivo per la rivalsa, che sia esso generato e accudito dalla propria madre o che venga “rapito” da quella natura che tanto tempo fa ci ha cresciuto per divenire quelli che siamo. Chiaramente questi simbolismi vengono posti in “slot” già prefabbricate di un’antologia che conosciamo bene – la coppia di genitori è la parte buona, la badante dallo sguardo di ghiaccio rappresenta il male – ma che potevano essere curati in modo più intelligente, dando più risalto alla figura dell’albero, L'albero del male_4rappresentazione suggestiva della storia dell’uomo.
Friedkin comunque ci consegna un prodotto raffinato e violento, che non cade mai nel ridicolo ma che poteva credere un pò più in se stesso senza cadere in clichè scontati e evitando ambigui paragoni con alcune fiabe firmate Grimm. Da riscoprire.

★★★✬☆

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