The Mandalorian (2019)

The mandalorian_0Oltre i confini della Nuova Repubblica, probabilmente anche lontana dalle grinfie di Kathleen Kennedy, colei che sembra sia la maggior responsabile del fallimento della cosiddetta Trilogia sequel, The Mandalorian, che dallo scorso 12 novembre 2019 è presente sulla piattaforma Disney+ e che in Italia ha esordito solo a marzo 2020, è la prima serie live action dell’universo di Star Wars. Creatore della serie Jon Favreau, colui che si prese la responsabilità di dirigere il primo Iron Man nel 2008, tracciando di fatto il lungo sentiero del successo della MCU e, quindi poi della stessa Disney.
Annunciato come un progetto assai ambizioso e atteso con grande trepidazione dai tanti fan della “galassia lontana lontana”, The Mandalorian – o meglio la prima stagione – è composto da otto episodi di circa 35 minuti di durata che sono stati diretti da cinque diversi registi (Dave Filoni, Rick Famuyiwa, Deborah Chow, Bryce Dallas Howard, Taika Waititi per una clamoroso budget complessivo di circa 100 milioni di dollari.

SINOSSI
Il Mandaloriano, un pistolero cacciatore di taglie solitario ma che fa fede al codice dei suoi colleghi,decide di mettersi a caccia di una giovane ma remunerosa taglia, il bambino, un essere che fa parte della stessa stirpe di Yoda, maestro Jedi defunto solo pochi anni prima.La storia infatti si svolge circa cinque anni dopo la caduta dell’impero. The mandalorian_2Il Mandaloriano, una volta recuperato il Bambino, torna dal suo cliente per consegnarglielo, ma dopo aver ricevuto i tanti crediti di pagamento, si pente e torna indietro a riprenderselo, probabilmente sia perchè l’essere è indifeso sia perchè gli ha dimostrato di essere capace di controllare la Forza. Inizia così la fuga dal pianeta Nevarro con gli altri cacciatori di taglie ad inseguirlo. Durante la storia, il Mandaloriano avrà modo di conoscere vari personaggi, coloro che lo affiancheranno, altri che si riveleranno ostacoli o traditori…

Probabilmente ci troviamo di fronte ad una serie che può piacere e può non piacere, sicuramente è ineccepibile che l’allontanamento dalla galassia conosciuta fino ad ora serve a dare respiro ad un universo che iniziava a soffrire il peso degli anni. A questo punto mi sento in dovere di fare una scelta un pò infelice e di mostrare le due facce della stessa medaglia.

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PERCHÈ Sì
Dopo l’evidente esiguo quantitativo di novità portate dall’ultima criticatissima trilogia (la prima firmata Disney), serviva portare aria nuova al marchio di Star Wars e l’idea di Jon Favreau (con le preziosissime collaborazioni del regista/enciclopedia vivente Dave Filoni e dello stesso George Lucas, finalmente coinvolto direttamente in un prodotto live della sua creatura dopo ben quindici anni) profuma di fresco pur mantenendo un’atmosfera che ci riporta ai fasti di un tempo. The Mandalorian non presenta nulla di particolarmente straordinario, ma si dimostra capace di aumentare (relativamente) tensione e mistero episodio dopo episodio fino all’interessante cliffahnager con tanto di apparizione di spada laser e avrà modo di darci altre risposte a partire dal prossimo ottobre con la seconda stagione.
La prima stagione, nella sua interezza, a prescindere dall’operato di ciascuno dei cinque registi, si dimostra raffinata e curata al dettaglio: si nota in buona sostanza la “distanza” di Favreau e la sua giovane squadra di registi dalle ultime opere (2015-2019), rispettando regole e tecniche sacre in modo da riavvicinarsi spiritualmente alla prima trilogia, ostentando quasi volutamente una cauta magnificenza di ciascuna ripresa, mantenendo una “povertà” visiva che non si vedeva dai tempi di Endor. La capacità di riuscire a The Mandalorian nel farsi piacere è certamente un’atmosfera a noi familiare, meno epica, priva di migliaia di comparse, che non si pavoneggia con panoramiche antologiche ostentando quindi il conto in banca della Disney, ma ponendosi umilmente in un universo che noi ben conosciamo e di cui non abbiamo bisogno di “vedere la mercanzia digitale” per l’ennesima volta. Resta perciò una piacevole sensazione, quella di aver azzeccato il percorso giusto, dove i personaggi che impariamo a conoscere, sono quelli che, nei primi film, più che secondari erano sistemati a mo’ di mobilia e che qui sono visti da più vicino e la cosa non ci dispiace. The mandalorian_6
Altra nota di merito per Favreau è certamente l’utilizzo di un linguaggio povero, dialoghi meno forzati e una dialettica decisa ma non incomprensibile: non si sentirà mai la frase “la forza sia con voi“, qui ci sono delle nuove tag da registrare, come “Questa è la via” e “ho parlato” e va fatto notare come in otto episodi, solamente una volta viene menzionato l’appellativo “Jedi”, altra prova di forza di questa sceneggiatura (Favreau, Yost, Filoni, Famuyiwa).
Notevoli le caratterizzazioni dei personaggi considerando che i dialoghi non sono molti, che il protagonista parla decisamente poco e che molto del risultato finale pesa sulle spalle delle suggestive (ma ripeto, non potenti) immagini. Ottime le musiche (nuove) di Ludwig Goransson, finalmente un ribelle della canonica colonna sonora.
The Mandalorian va visto perchè rispolvera il fascino dei primi film di questo universo storico, perchè urla forte contro il lavoro(accio) portato sullo schermo da J.J. e compagnia bella, perchè sa dosare in modo eccellente azione, mistero, tensione e i suoi nuovi personaggi senza cadere eccessivamente in ridicoli siparietti disneyani con battutine strappa-sorriso quando magari si sta concretizzando un dramma. Teniamo presente tuttavia che sebbene ci sia una discreta quantità di azione, la stessa cosa non vale per mistero e tensione che sono ridotti. Semplicemente è una serie che ha il diritto di esistere e di proseguire il suo cammino fino a prova contraria.The mandalorian_4

PERCHÈ NO
All’epoca della produzione primo film della trilogia sequel (Il risveglio della forza), Kathleen Kennedy annunciò che la Lucasfilm avrebbe dedicato spazio anche a tre lungometraggi spin-off da inserire tra un episodio e l’altro della trilogia madre a mò di “abbiate pazienza, per ora godetevi questo”. Il risultato fu che Rogue One (2016) piacque generalmente alla maggior parte dei fan pur restando puro intrattenimento con valore inutile ai fini della storia principale, seguito dal fallimentare Solo (2018) ossia il film che nessuno avrebbe voluto su un personaggio che può essere interpretato solo dall’insostituibile Harrison Ford, e poi di un terzo progetto cestinato (2020) che doveva incentrarsi o su Obi-Wan Kenobi oppure sul tanto amato Boba Fett, cacciatore di taglie che abbiamo conosciuto nella trilogia classica. A causa dell’insuccesso di Solo e poi delle aspre critiche sull’ultima trilogia della saga di Skywalker, si decise per una serie televisiva dove la Kennedy avrebbe solamente messo bocca a livello mediatico senza poter intralciare i piani di un vero team di amanti della saga.
Sebbene siano stati spesi tanti soldi per un prodotto nuovo, l’attesa viene sminuita da un prodotto di dimensioni davvero ridotte (8 episodi per circa 35 minuti di media ciascuno) che ha tempi chiaramente diluiti da una storia piuttosto modesta e che non poteva nemmeno essere montato assieme per un grande lungometraggio di tre ore e passa, questo perchè la metà degli episodi sono cerchi narrativi che vengono aperti e chiusi subito – vale a dire che seguono il vecchio modello delle puntate di telefilm anni 80/90 – lasciando solo al termine lo spazio per proseguire la narrazione principale, quella del viaggio del Mandaloriano con la sua giovane taglia.The mandalorian_5
The Mandalorian infatti soffre un pò troppo i tempi narrativi, mettendo spesso a repentaglio le proprie peculiarità positive (tensione, mistero, personaggi e azione), a volte troppo statico quasi al limite dello sbadiglio. Ricordiamoci sempre che il protagonista è un uomo taciturno, con un passato drammatico alle spalle e coperto in viso per il 99,9% di tutta la stagione.
Se si accetta il fatto che Star Wars debba continuare a vivere grazie ai suoi sconfinati mondi, allora The Mandalorian ci permette di proseguire la scoperta di questa leggendaria dimensione; al contrario, se ci si aspetta qualcosa di fortemente suggestivo da tenerci con il fiato sospeso e con una strepitosa narrativa (modello prima stagione di Heroes, tanto per citarne una) allora Nevarro non è il posto che fa per noi e la sensazione di disagio e pena che si prova al termine della stagione è che l’universo Star Wars sia arrivato al capolinea.

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