Chi c’è in fondo a quella scala…(1988)

Chi cè in fondo a quella scalaA plastic nightmare. Una delle tagline più azzeccate e spaventose del genere thriller. Un film indipendente Pin, con un titolo italiano troppo accattivante e legato forzatamente al titolo Chi è sepolto in quella casa? e simili, ma che merita almeno un’occhiata. Scommetto che se facessi un sondaggio, su mille persone sarei sorpreso se trovassi qualcuno che lo conosce. Eppure Sandor Stern, il regista canadese, non è mister nessuno: è stato l’ideatore del classico Amityville horror del 1979 ed ha contribuito ad altre numerose sceneggiature senza mai nascondere la sua passione per Hitchcock e Polanski. Sfortunatamente Pin è stato l’unico lungometraggio uscito al cinema, mentre il resto dei suoi lavori è stato tutto passato in tv. Il film di Stern è un inquietante viaggio nella schizofrenia di un soggetto maschile, il tutto su uno sfondo borghese e distaccato dalla società più popolare. Il caos della mente si scatena quindi in un ambiente apparentemente ameno, quasi paradisiaco con una magione d’altri tempi a fare da palcoscenico di questa moderna tragedia familiare.

Due fratelli, Leon e Ursula, cresciuti in una famiglia benestante, sono abituati dal padre medico a ricevere consigli di vita da Pin, un manichino utilizzato dal loro stesso padre nell’ambulatorio. Chi cè in fondo a quella scala_2Ursula comincia presto a capire che Pin è un semplice manichino ed è suo padre a dargli la voce, ma Leon è fermamente convinto che il pupazzo sia vivo e lo considera il suo unico vero amico. Una notte il padre dei due ragazzi sorprende Leon a conversare con Pin e decide così di sbarazzarsi del manichino, ma un tragico incidente d’auto porterà alla morte, quella stessa notte, i genitori di Leon e Ursula. Passano gli anni, Ursula cresce normalmente, ma Leon manifesta, sempre in modo più marcato, un attaccamento ossessivo a Pin, che ha conservato in soffitta e con cui dialoga abitualmente. Ma la situazione degenera nel momento in cui Ursula comincia ad uscire con un ragazzo, ritenuto da Leon e Pin, la possibile causa di disgregazione del loro piccolo e felice nucleo familiare (fonte Horror movie database).

Chi cè in fondo a quella scala_4Da un romanzo di Andrew Neiderman, una trasposizione cinematografica sulla scia di Psycho e simili, ma vissuto in un ambiente socialmente più alto ed isolato. Il più grande pregio di questo inquietante thriller psicologico è la capacità di impressionare lo spettatore senza il versamento di una goccia di sangue. La tensione si riversa sugli sguardi dei protagonisti (uno su tutti uno strepitoso Hewlett), tutti inevitabilmente colpevoli e in cui l’unico vero nemico (Leon) forse è l’unica vittima del sistema, un sistema borghesizzato e puro nella sua assurda natura snob. Chi c’è in fondo a quella scala…ha in sostanza due predecessori, due storie che raccontano la capacità di distorcere la mente fino a rendere l’uomo la creatura inanimata che in un primo Chi cè in fondo a quella scala_3momento domava: The dummy (1961) episodio di Ai confini della realtà, in cui un ventriloquo diventa in poco tempo il suo pupazzo e sicuramente Magic (1978) di Richard Attenbrough in cui il fallito ventriloquo Anthony Hopkins diventa succube del suo pupazzo assassino: come già detto sopra, emulazioni di Psycho. Non un prodotto originale quindi, quello di Sandor Stern, ma comunque un elogio ad uno dei titoli di questo sottogenere del thriller più inquietanti di tutti. Da vedere di notte e da soli.

★★★✬☆

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