Schegge di paura (1996)

Schegge di pauraDa un interessante romanzo di William Diehl, questa opera prima del maturo Gregory Hoblit nasconde un fascino non comune ai soliti legal thrller che tanto piacciono agli americani. Solo per gli appassionati di statistiche, questa pellicola è la prima delle tre collaborazioni di Richard Gere e di Laura Linney, i quali si ritroveranno gia quattro anni dopo a collaborare nell’ottimo The mothman prophecies (2001). Prodotto dalla Paramount Pictures e dalla Rysher Entertainment, Schegge di paura rispetta tutte le classiche caratteristiche del thriller anni ’90, con una fotografia intensa, un cast di livello tra cui ovviamente non passa inosservata la prima strepitosa recitazione di Edward Norton (vincitore del Golden Globe e candidato all’Oscar) nel ruolo del personaggio chiave del balbuziente Stampler. A fare da cornice artistica al mattatore Gere ci sono anche Andrè Braugher (che collaborerà ancora con Hoblit nel buon Frequency), Frances McDormand e la sempre brava Alfre Woodward. Il film uscito nelle sale americane il 3 aprile 1996, ottenne un incasso pari a 102 milioni di dollari contro il budget di 30, un gran successo insomma.

Il brillante avvocato penalista Martin Vail decide di difendere il diciannovenne chierichetto balbuziente Aaron Stampler, sul quale pende la tremenda accusa di avere ucciso con settantotto coltellate l’arcivescovo di Chicago Richard Rushman. Martin è l’unica persona a credere nell’innocenza del ragazzo, nonostante nella scena del crimine ogni prova raccolta mostri Aaron come unico indiziato e partecipe al delitto. Schegge di paura2Aaron soffre di brevi perdite di memoria dall’età di dodici anni e quindi non riesce a fornire al suo avvocato un riepilogo dell’accaduto, ma racconta solo di aver visto una “terza persona” prima dell’omicidio. Comincia il processo più atteso del momento e l’accusa di Aaron è capitanata da uno stretto amico dell’arcivescovo Rushman, il procuratore distrettuale John Shaughnessy; il pubblico ministero affidato al caso è una vecchia fiamma di Martin, Janet Venable. Durante il corso delle indagini emergono nuove sconcertanti prove che possono fornire il movente dell’omicidio: l’arcivescovo Rushman costringeva infatti Aaron a copulare con la sua ragazza, Linda Forbes, in compagnia di Alex, un loro amico. Durante un secondo interrogatorio, Aaron confessa che Rushman li obbligava a fare sesso con la scusa che ciò avrebbe purgato le loro anime. Se loro si rifiutavano, l’arcivescovo minacciava di mandarli a chiedere l’ elemosina per strada. Schegge di paura3Martin sottopone Aaron ad alcune sedute di analisi psichiatrica sotto la direzione della dottoressa Molly Arrington e dalle sedute si scopre che il ragazzo soffre di disfunzione di personalità multipla e che durante i momenti di amnesia si svela una identità aggressiva che si fa chiamare Roy. La dottoressa interroga il ragazzo durante uno dei momenti di vuoto e qui salta fuori la confessione dell’omicidio. Il movente sta nel fatto che la doppia personalità di Aaron non sopportava le “porcate” ordinate dall’arcivescovo… (fonte Wikipedia)

La capacità di Hoblit di rendere questo film godibile è dipesa da una serie di fattori e di scelte: certamente le interpretazioni di Gere e Norton servono e non poco a far digerire una trama che si presenta con la problematica di non raccontare nulla di così particolarmente nuovo (c’è da risolvere un caso di omicidio e da difendere il presunto colpevole), poi la splendida musica scelta da James Newton Howard con uno score davvero intenso e, per ultimo ma non ultimo le fredde atmosfere che solo la città di Chicago è in grado di offrire. Schegge di paura4Il personaggio di Martin Veil, è per assuro, il più complesso di tutti e, forse si rivela un mezzo problema: bisogna considerare la destrutturazione dello yuppie senza macchia e senza paura come scopo primario? Oppure va fatto uscire incolume come semplice testimone di una straordinaria messa in scena? In un modo o nell’altro, anche se protagonista della storia, Gere esce sconfitto dalla bravura del suo assistito. Per essere un thriller, è anche interessante notare come vi siano più scene girate di giorno che in notturna, cosa che potrebbe tranquillamente cozzare con il genere e che invece sorprende positivamente. Non siamo certamente di fronte al capolavoro, l’accostamento di colpi di scena finali con il grande I soliti sospetti ci fa intuire come ci siano alcuni riferimenti, ma certamente è una visione piacevole. Tipico film da vedere in pieno inverno con tazza di caffè (o thè) caldo.

★★★☆☆

 

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