Indiana Jones e l’ultima crociata (1989)

IndyDopo il mezzo passo falso fatto con Indiana Jones e il tempio maledetto (1984), Steven Spielberg e George Lucas si presero una pausa per lavorare ad impegni più personali: Spielberg si occupò di produrre Ritorno al Futuro (1985) e diresse i più adulti Il colore viola (1985) e L’impero del sole (1987) mentre Lucas scrisse e produsse il cult Willow (1988) e i mediocri film-tv riguardanti gli Ewoks (spin-off di Guerre Stellari). Nel 1987 i due si ritrovarono alla scrivania per ridare lustro e vigore al personaggio tanto amato da entrambi, decidendo di richiamare alcuni attori del primo grande film del 1981 e aggiungere una superstar, l’allora fresco Premio Oscar Sean Connery, il quale avrebbe dovuto interpretare il padre severo dell’archeologo Jones. Al cast si aggiunsero anche la bellissima Alison Doody, Julian Glover (che in precedenza aveva lavorato anche ne L’impero colpisce ancora in un piccolo ruolo) e River Phoenix, attore in grande crescita all’epoca, per il quale fu ritagliato il ruolo del giovane Indiana Jones nel lungo intro alla nuova avventura. Grazie alla fantasmagorica pubblicità, il film di Spielberg e Lucas incassò la bellezza di 475 milioni contro una spesa di “soli” 56.

Utah, 1912. Indiana Jones, giovane scout, cerca di impedire che la croce d’oro di Coronado cada in mano di alcuni trafficanti di reperti. La strappa dalle mani dei criminali con lo scopo di consegnarla alle autorità affinché possa stare in un museo, e dopo un duro inseguimento, giunge a casa. Il padre è però troppo preso dai suoi appunti per ascoltarlo, e il giovane è costretto a rendere la croce ai trafficanti poiché, come si viene a scoprire, lo sceriffo, sopraggiunto a casa sua, è dalla loro parte, e li riconoscerà quali “legittimi proprietari” del manufatto. Indy2Nel 1938, ventisei anni dopo, sulla costa portoghese un ormai adulto Indiana Jones lotta nuovamente per la croce, ma questa volta riesce a recuperarla, portarla al college dove insegna e mostrarla all’amico Marcus Brody. La chiesa di San Barnaba a Venezia, utilizzata come location per gli esterni della biblioteca lagunare. Jones viene contattato dal miliardario Walter Donovan affinché lo aiuti nella ricerca del Santo Graal, il calice usato da Gesù Cristo nell’Ultima Cena e nel quale fu raccolto il sangue del Redentore. Le ricerche del mitico reperto, giunte a buon punto in seguito alla scoperta di un’indicazione su di una tavola di pietra spezzata, erano state poi interrotte dalla misteriosa sparizione di uno degli archeologi impegnati: proprio Henry Jones Sr., padre di Indiana. Partito per Venezia, Indy fa la conoscenza dell’archeologa Elsa Schneider, con la quale raggiunge l’indicazione gemella di quella della tavola di pietra, scolpita su uno scudo di un sarcofago nelle catacombe di una chiesa sconsacrata e riconvertita in biblioteca. Indy4Il ritrovamento viene però ostacolato dalla “Fratellanza della Spada Cruciforme”, un gruppo segreto che protegge il Graal; da Kazim, il loro capo, Indy apprende che il padre è tenuto prigioniero dai nazisti nel castello di Brunwald, al confine tra Austria e Germania. Il tempio che custodisce il Graal ad Alessandretta, nella realtà El Khasneh di Petra, in Giordania. Dopo aver scoperto il doppiogioco di Elsa – in realtà in combutta coi nazisti – Indy libera l’anziano professore, scoprendo in seguito che è stato il Reich tedesco a mettere a capo Donovan della missione di recupero del Graal. Jones riesce a fuggire insieme al padre, non prima di aver recuperato a Berlino l’importante libretto di appunti del padre….

Rispetto al suo predecessore, Indiana Jones e l’ultima crociata è certamente più ritmato e, più volte, si permette di strizzare l’occhio al primo episodio della serie. I ritorni di John Rhys-Davies e Denholm Elliot (scomparso tre anni dopo) sono un toccasana per aggiungere più divertimento al tutto. L’avventura però non passa in secondo piano e Spielberg si rimbocca le maniche concedendo almeno cinque pezzi da antologia di vera azione: Indy3l’inseguimento sul treno all’inizio, l’inseguimento sulle barche a Venezia, la battaglia aerea, la corsa nel deserto con i cavalli e le tre sfide per arrivare al Graal sono a dir poco formidabili, talmente conosciute dal pubblico amante del genere che Seth MacFarlane fa fischiettare a Peter Griffin tutta la sequenza del treno. A proposito di musiche, in questo capitolo John Williams sfodera tutta la bravura, miscelando alcune tracce de “I predatori” con le nuove. Il montaggio Michael Kahn non ha un difetto uno. Sean Connery è perfettamente a suo agio e, il duetto con il suo figlio archeologo rimane uno dei più amati della storia del cinema avventuroso, nessun dubbio a riguardo. Ci sono chicche davvero notevoli in questo rollercoaster di quasi 2 ore e un quarto: quella di Hitler che firma gli appunti è ancora un cult. Per quanto mi riguarda, la saga di Indiana Jones doveva terminare con questo capitolo: il quarto episodio, da tanti atteso e cosi tanto maltrattato ha solo infangato una delle più grandi saghe del cinema d’avventura. Per i pochissimi che ancora non l’hanno visto, una cosa sola : “Beati voi”….

★★★★☆

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