Bella in rosa (1986)

Bella in rosaBrat Pack più o meno, John Hughes più o meno e sicuramente molto rosa. Con l’allievo Howard Deutch (marito di Lea Thompson, la mamma di Marty McFly per capirci) alla regia e il maestro Hughes alla sceneggiatura, ecco un altro classico degli anni ’80. Con Hughes torna per la terza volta la splendida Molly Ringwald alla quale si affiancano quel viso pulito di Andrew McCarthy (che poi pulito non fu assolutamente), la sorpresa Jon Cryer e il buon James Spader, nei ruoli più marginali ma sicuramente di spessore Annie Potts e il veterano Harry Dean Stanton. Il titolo del film è anche il singolo dei Psychedelic Furs che si può ascoltare nei titoli di testa. Il film ebbe i suoi natali a partire dall’inizio del 1985 e venne proiettato per la prima volta il 28 febbraio 1986. Con solo 9 milioni di dollari di budget, Bella in Rosa si intascò la bellezza di 87 milioni di dollari in tutto il mondo. Ancora oggi, alcuni show televisivi citano i personaggi di questo cult-movie. Deutch sarà di nuovo dietro la camera per dirigere un altro film scritto e prodotto da Hughes, Un meraviglioso batticuore, uscito nelle sale l’anno successivo.

Alla soglia dei suoi 18 anni, Andie Walsh è una studentessa che lavora part-time in un negozio di dischi, gira su una macchina rosa e vive con il padre disoccupato non ancora ripresosi dall’abbandono della moglie. Bella in rosa2Grazie a una borsa di studio, Andie ha l’occasione di frequentare una facoltosa scuola frequentata da ricchi e snob figli di papà. A causa del suo ceto sociale e del suo aspetto, viene presa in giro dai suoi compagni ed è costretta a cucirsi gli abiti per apparire sempre diversa. L’amico d’infanzia Duckie è da sempre innamorato di lei e la corteggia, ma Andie si innamora di Blane, ragazzo di buona famiglia che la ricambia, invitandola al ballo scolastico, tirandosi però indietro dopo le pressioni di amici e genitori, che per lui sognano un futuro promettente al fianco di una ragazza di ben altro ceto sociale. Nonostante il rifiuto di Blane, Andie non si scoraggia…

Nonostante Hughes sia in disparte con il suo allievo Deutch dietro la cinepresa, la mano del regista di Breakfast Club e Una pazza giornata di vacanza si vede eccome. La scioglievolezza di un linguaggio irriverente e giovanile si confonde con una cornice su un mondo che a noi italiani non ci è mai pervenuto, ma che conosciamo alla perfezione (gli armadietti della scuola, i poster delle band appese sulle pareti delle stanze, i colori e i look sgargianti, ecc…). Se Molly Ringwald è, come dal titolo davvero bella in rosa, a fare la differenza sono il bravissimo Jon Cryer, che tanto era piaciuto a Hughes dopo il suo esordio del 1984 in Una cotta importante, e la più consumata Annie Potts. Sicuramente ne esce malconcio il principe azzurro McCarthy il quale si rifarà con Weekend con il morto qualche anno dopo. Bella in rosa3La fotografia di Tak Fujimoto risulta sempre composta e mai eccessiva, vista anche la gamma di colori su cui doveva lavorare. Solitamente in questi teen-movies ci sono delle spettacolari colonne sonore, ma ad essere sinceri piace di più lo score leggero di Michael Gore che la compilation selezionata. Alcune curiosità: Jon Cryer, che è molto confondibile con Mattew Broderick, nella versione in italiano ha la stessa voce (Marco Guadagno), il che lo rende ancor più simile all’attore di War Games; Andrew McCarthy, una volta terminate le riprese, si rasò a zero per un’altra parte, ma quando venne richiamato dalla produzione per girare il finale alternativo, dovette indossare un parrucchino; il finale alternativo prevedeva che Andie si mettesse con il tenero Duckie, ma non venne apprezzata la scelta dal pubblico selezionato per vedere il film in anteprima. Classico film estivo. Per i fan della cultura pop anni ’80 è un must-see e qualsiasi intenzione su un possibile remake naufragherebbe: questi film sono irripetibili.

★★★✬☆

 

3 risposte a "Bella in rosa (1986)"

  1. L’edonismo e la divisione classista era la stessa che si viveva nei medesimi anni qui in Italia, la ricordo bene sia al liceo sia con i coetanei.
    Si ha nostalgia perché si era più giovani (e con tutti i capelli..!), per il resto tornerei indietro solo per alcune scelte rivelatesi deleterie col poco senno di poi. L’unica cosa decente che si è salvata di quegli anni di formazione rimane la musica (scuderia Cecchetto a parte..)

    Mi piace

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