Arlington road – L’inganno (1999)

Arlington RoadSi possono mescolare le carte quanto più si desidera, inserire in un contesto narrativo innumerevoli colpi di scena, ma alla fine ci alziamo dalle poltrone del nostro salotto o di una sala cinematografica solo dopo il finale. C’è un film che mi è rimasto davvero impresso nella mente per la scelta del finale, diverso da tutti gli altri, dove morale e convenzione svaniscono e si accende la voglia di porsi domande, composte tutte dall’avverbio “perchè”. Prendiamo un bel thriller d’azione del 1994, tale Blown Away – Follia esplosiva, dove il protagonista interpretato da un ottimo Jeff Bridges combatte un folle dinamitardo irlandese con il volto di Tommy Lee Jones con la Boston degli anni novanta sullo sfondo. Jimmy Dove, il personaggio di Jeff Bridges, ha molti punti in comune con Michael Faraday (nome curioso) che è l’eroe di questo thriller, diretto dal sottovalutato Mark Pellington. In certi momenti sembra quasi di assistere al proseguimento di Blown Away, invece siamo ad Arlington Road a Washington. Un film passato piuttosto in sordina sia negli USA che in Italia, mal tollerato anche dalla critica, ma che con il tempo e forse con l’opportunità di fare i conti con le tristi realtà attuali, si è riaccaparrato una buona fetta di pubblico ed oggi considerato una sottospecie di cult. Uscì nei cinema il 9 luglio 1999 e annoverava nel cast anche Tim Robbins, Joan Cusack, Hope Davis e Robert Gossett.

Michael Faraday (Jeff Bridges), docente di storia in un’università di Washington, abita con il figlioletto Grant di dieci anni nella periferia della città. Sua moglie, ex agente FBI, è stata uccisa in servizio per degli errori commessi da alcuni dirigenti della polizia di stato; l’uomo non si dà pace per quel che è successo e la sua vita da allora trascorre con un grave peso in fondo al cuore. Il docente, dopo aver salvato la vita a un ragazzo colpito alla mano sinistra da una esplosione, riesce a fare amicizia con i suoi genitori Oliver Lang (Tim Robbins) e Cheryl Lang (Joan Cusack), che sono anche suoi vicini di casa. I coniugi Lang però, nonostante la grande gentilezza e una generosità senza limiti, suscitano in Michael forti apprensioni perché sembrano nascondere della propria storia cose molto importanti. Arlington Road_2Michael, che studia ogni dettaglio quotidiano del comportamento dei vicini, appare incuriosito ma anche preoccupato dal loro strano modo di fare, fino al punto di decidere seriamente di indagare sul passato di Oliver che, dopo averlo sorpreso mentre era intento a cercare notizie su di lui al computer e in altri centri di ricerca, decide finalmente di dire alcune cose del suo passato. Michael, sempre più incuriosito, non smette di indagare su Oliver, e nel frattempo tiene anche un corso universitario sul terrorismo, che prevede la rivisitazione dei luoghi dove anni prima avvenne un grave episodio di violenza da parte del FBI nei confronti di una famiglia americana detentrice di armi regolarmente acquistate e denunciate, un fatto questo che richiama alla mente un altro grave episodio storico di violenza da parte del FBI, avvenuto realmente a Waco nel Texas il 28 febbraio del 1993, in cui persero la vita per un incendio appiccato dal FBI, 80 persone e 17 bambini al di sotto dei dieci anni, tutti appartenenti alla setta religiosa apocalittica di David Koresh. Intanto la fidanzata di Michael, Brooke, dopo aver scoperto qualcosa di importante riguardo a un progetto di Oliver che prevede di far saltare in aria la sede del FBI (cosa che ricorda il vero attentato avvenuto nella sede FBI di Oklahoma City il 19 aprile del 1995, un’esplosione che provocò la morte di 168 persone adulte e di oltre 20 bambini, progettato come Arlington Road_4ritorsione alla strage di Waco), viene uccisa in un falso incidente d’auto da Cheryl, che l’aveva sorpresa mentre dava informazioni importanti a Michael attraverso una cabina telefonica. Michael inizia quindi un lungo e spettacolare inseguimento con Oliver per le vie di Washington per fermare la mano assassina dei terroristi, che vogliono distruggere il palazzo del FBI…

Quando si riaccenderanno le luci o si spegnerà la tv, non si avrà l’idea di aver visto un film classico, ma un film nuovo, molto più reale di quanto possa sembrare. Pellington costruisce una storia, scritta da Ehren Kruger, che pone le sue basi su un classico hollywoodiano, svolgendo in modo quasi scolastico tutti i capitoli fino al sorprendente finale. Il risultato è che il colpo di frusta è talmente forte che ne risente l’intera visione e partono le riflessioni. Se così non fosse, staremmo a parlare di un visto e rivisto, di un altro buon thriller carico di tensione che si smorza quando gli intricatissimi nodi riescono ad essere sciolti. Grazie a questa storia, però, tutto viene messo in discussione. Sì, Arlington Road è un film che fa discutere: Arlington Road_3è il suo più grande pregio. Poderosa la colonna sonora di Badalamenti, in perfetta sintonia con una selvatica fotografia arrangiata da Bobby Bukowski e dal montaggio di Conrad Buff IV che funge da costrittore per lo spettatore. Jeff Bridges e Tim Robbins giocano al gatto e al topo come se si conoscessero da anni (sono stati entrambi soddisfattissimi del lavoro svolto) e collaborano alla crescita della tensione. Pellington, che dirigerà successivamente l’ottimo The mothman prophecies (2002), lascia un chiaro messaggio ribelle che ha avuto poca eco ma solo nei primi periodi in cui venne rilasciata la pellicola. Arlington Road è un film che va scoperto o riscoperto, che merita di far parte di una sparuta schiera di titoli, storie pseudo reali in cui le ombre sono imponenti e la luce soccombe.

★★★★☆

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