Psycho II (1983)

Psycho IIDopo la bellezza di 22 anni, il personaggio di Norman Bates torna nelle sale cinematografiche per lasciare ancora il segno. Nel 1960, il pubblico era rimasto certamente terrorizzato dalla mente malata del proprietario del motel più famoso del cinema e, l’attore Anthony Perkins, che inizialmente aveva negato un suo coinvolgimento in un sequel che mai avrebbe riscosso il successo del leggendario capostipite, si ricredette dopo aver letto il copione scritto dal bravo Tom Holland (Ammazzavampiri, La bambola assassina) e con la regia affidata a Richard Franklin (Patrick, Link). Accanto a Perkins, scomparso prematuramente nel 1992, ritroviamo anche la sopravvissuta Vera Miles nel ruolo della Dott.ssa Lila Crane Loomis, lo psichiatra Robert Loggia, il caratterista Dennis Franz e la dolce Meg Tilly. Attenzione, se il film di Hitchcock era un adattamento quasi totale del libro di Robert Bloch, qui la narrativa del romanzo Psycho 2 (sempre di Bloch) non è stata assolutamente rispettata. Il film di Franklin uscì nelle sale il 3 giugno del 1983 ed ottenne un ottimo successo (35 milioni di dollari contro i 5 di spesa). Seguiranno il deludente Psycho III (1986) e il mediocre Psycho IV (1990).

Dopo ventidue anni passati in istituto psichiatrico, Norman Bates è giudicato sano di mente e quindi liberato. Lila Loomis, sorella di Marion Crane (che Norman ha ucciso sotto la doccia nel primo film) e vedova di Sam Loomis, organizza una petizione perché non convinta della sua guarigione. Bates è accompagnato a casa dallo psichiatra del manicomio, il dottor Bill Raymond. Al motel Norman fa anche la conoscenza del nuovo gestore, Warren Toomey. Il giorno dopo, Norman inizia a lavorare in una tavola calda. La sua collega Mary Samuels, appena lasciata dal ragazzo, gli chiede se può trovargli un posto dove passare la notte. Norman le procura una stanza d’albergo nel motel, ma, dopo aver scoperto che Toomey l’ha trasformato in una casa d’appuntamenti, decide di ospitarla a casa sua. Psycho II_3A un certo punto Norman inizia a sentire dei rumori strani in casa sua che sembrerebbero il segno del fatto che non sia completamente guarito. La presenza di sua madre c’è ancora nella casa. Qualcuno gli telefona dicendo di essere lei. Poco dopo una figura in vestito nero uccide Toomey mentre sta lasciando il motel. Sospettando di non essere ancora guarito del tutto, Norman sente delle voci che lo portano alla stanza della madre. È rimasta uguale a ventidue anni prima. Uno strano rumore lo conduce in solaio, dove qualcuno lo rinchiude. Mentre Bates cerca di uscire, avviene un altro omicidio: una figura ignota uccide il ragazzo che era venuto con la fidanzata per cercare un posto appartato nella cantina della casa, ma quest’ultima riesce a scappare e a chiamare lo sceriffo. Nel frattempo Mary trova Norman addormentato in soffitta, con la porta aperta. Lo sceriffo suona al campanello di casa Bates e interroga Norman e Mary a proposito dell’omicidio. Lo sceriffo allora va ad ispezionare la cantina, ma non vi trova il cadavere del ragazzo. Confuso, Norman non vuole affermare che c’è qualcosa o qualcuno di sospetto in casa sua, ma Mary interloquisce affermando di essere stata lei a pulire la cantina. Dopo che lo sceriffo se n’è andato, Norman, terrorizzato, chiede a Mary: “Perché avete mentito allo sceriffo?” e lei risponde “Ho dovuto dire qualcosa, stava per arrestarvi!”. Sembra che Norman sia tornato lo psicopatico di un tempo, ma Mary lo smentisce: “Non avreste potuto essere voi a uccidere quel ragazzo, non siete più quello di prima”. Più tardi Mary, mentre fa la doccia, s’accorge che qualcuno la osserva da un buco nel muro. Chiama allora Norman ma si rende conto che non può essere lui perché in quel momento era in cantina. Mary prende una pistola e inizia a controllare la casa, ma l’arma preoccupa Norman, che le dice: “Quella è a causa mia?”. I due rimangono disgustati quando trovano uno straccio insanguinato che qualcuno ha buttato nel gabinetto. Mary, dopo aver detto a Norman che sarebbe andata a controllare il motel, s’incontra con Lila Loomis, che in realtà è sua madre. Psycho II_2È stata Lila a chiamare Norman al telefono dicendo di essere sua madre, ed anche a travestirsi come lei per fargli credere che la madre fosse tornata, in modo che lui potesse ritornare allo stato precedente d’insanità mentale. Mary l’ha aiutata nel suo diabolico piano, riportando la stanza della madre di Bates com’era anni prima e chiudendo Norman nella cantina mentre si consumava l’omicidio del ragazzo. Lila spiega anche come Norman non avrebbe potuto mai uccidere quest’ultimo nel basamento della casa. Intanto il medico di Norman scopre l’identità di Mary e informa Bates del fatto. Ordina anche di far riesumare il corpo di Norma Bates in modo che Norman si convinca della morte di sua madre e non possa pensare che sia lei a perseguitarlo. Mary ammette a Norman di essere stata complice di Lila e che sua madre non la smetterà di angosciarlo. Allora il telefono squilla e Norman risponde adirato dicendo: “Salve, la signora Loomis?” per poi cambiare subito tono “Ah perdonami… madre”. Mary decide di parlare alla madre per poi scoprire che non c’è nessuno in linea con Norman…

Oltre il radicale cambiamento dal bianco e nero al colore, Psycho II è una buonissima prova del regista australiano, il quale tenendo presente che si sarebbe scontrato con una critica pronta a massacrarlo ha preso una decisione importante: il thriller diventa anche splatter, la violenza aumenta a dismisura. La scelta si è rivelata giusta. Sin dai titoli di testa, il film incute timore: si sta parlando in fin dei conti di un personaggio/icona del cinema, innocente e potenzialmente pericolosissimo allo stesso tempo, disturbato, feroce, e che non può controllare la sete di sangue. Psycho II_4C’è quella casa dietro il motel che merita rispetto, perchè non è solo una casa ma è la dimora dove nasce un’entità maligna che ha dato il via ai numerosi tentativi di emulazione, a film tributo e alle tante storie che devono qualcosa a quel genio che è stato Alfred Hitchcock. Le musiche non sono più quelle di Bernard Hermann ma di Jerry Goldsmith, il quale cambia le sonorità in qualcosa di più moderno e diverso (una forma di rispetto nei confronti di quelle sviolinate pazze) più in linea con gli stati mentali di Norman, che via via perdono la retta via prima di sprofondare nuovamente nella follia.
Resta il fatto che Psycho II non delude le aspettative: ruggisce forte e mostra il lato più violento di una realtà che, per ragioni del rating del 1960, aveva già sorpassato la soglia terrorizzando il pubblico con una storia oscura, fino ad allora mai raccontata. Crudo e spietato, ma anche comico in certi tratti, capace di stemperare una tensione molto alta. Non si può paragonare al capolavoro del Maestro, ma il lavoro di Franklin è di tutto rispetto e con un finale a sorpresa, violento anche quello.

★★★✬☆

Una risposta a "Psycho II (1983)"

  1. Pingback: Psyco (1960)

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